Quando questo blog è nato, oltre 11 anni fa, è stato per iniziativa del circolo “Guido Puletti” di Sinistra Anticapitalista. Fin dall’inizio ha cercato di essere un blog aperto, non di partito. In particolare si è sempre cercato di aprirsi a tutte le correnti rivoluzionarie internazionaliste del marxismo e dell’anarchismo, riuscendoci solo molto parzialmente, purtroppo.
Poco a poco, però, intorno al blog si è creata una vera e propria piccola area politica, non più riconducibile alla sola Sinistra Anticapitalista (con le iniziali maiuscole, cioè la sezione italiana della Quarta Internazionale), anche se SA resta la “componente” maggioritaria di quest’area. Un certo numero di compagn*, quindi, si è di fatto costituito come area di dibattito e d’intervento politico negli ultimi due anni. E BSA in quanto tale ha organizzato alcune iniziative politiche, come per esempio la partecipata assemblea su “Dove va la Palestina?” dell’ottobre scorso all’Istituto “Mantegna”. In questa veste, inoltre, due compagni hanno partecipato, come delegati di BSA, alla recente Conferenza Internazionalista di Parigi (di cui abbiamo scritto poco più di due settimane fa).
Questa trasformazione ci costringe a chiarire quali sono gli elementi che distinguono BSA dal resto delle organizzazioni della sinistra “radicale” presenti nel Bresciano, in un certo senso a definire il “perimetro” dell’area a cui facciamo riferimento.
BSA vuol essere un’area contemporaneamente libertaria, aperta e unitaria, internazionalista, rivoluzionaria. Tutto qui, dirà qualcuno? Ad essere libertari non siete i soli. Così come ad essere unitari e aperti alle altre componenti della sinistra “radicale”. Lo stesso si può dire della dimensione rivoluzionaria ed internazionalista. Tutto vero. Il fatto è che a noi sembra che troppo spesso chi è libertario non sia allo stesso tempo unitario ed aperto; chi è (o cerca di essere) aperto ed “unitario” non sia troppo spesso né libertario, né internazionalista, né rivoluzionario; chi è coerentemente internazionalista non sia allo stesso tempo aperto ed unitario. E così via. Almeno secondo il nostro modesto parere (e quanto ci piacerebbe essere smentit*). Il grosso problema (non solo bresciano o italiano) è mettere insieme (o comunque tentarci) TUTTE queste caratteristiche al tempo stesso. Libertar* (cioè senza micro-apparati, né gerarchie, né centralismi più o meno democratici, e contro tutti gli Stati, anche se non tutti gli Stati sono uguali in termini di oppressione). Unitar* e apert* nel senso che, non ritenendo di aver la Verità in tasca e non volendo chiuderci nell’autoreferenzialità, ci battiamo non solo per l’unità degli sfruttati (questo lo dicono un po’ tutti i partiti, gruppi e gruppetti dell’estrema sinistra), ma anche, molto più concretamente e in termini “immediati”, per un fronte unico di tutte le organizzazioni politiche, sociali, sindacali che si richiamano al movimento dei lavoratori, col classico motto “marciare separati, colpire uniti”. Internazionalist* a 360 gradi, non a corrente alterna, e quindi contrari a TUTTE le guerre e a tutti gli eserciti! La bussola, per noi, non è la geopolitica. Non distinguiamo tra “poteri buoni” e “cattivi”. Ci fa schifo l’imperialismo USA, ma pure quello russo (e ovviamente quello di casa nostra, italiano ed europeo) e tutti gli altri. Ci fanno schifo TUTTE le ingiustizie, in qualunque parte del mondo accadano (come diceva il “Che” Guevara), e non chiudiamo un occhio (o tutti e due) solo perché chi impicca, massacra, uccide appartiene al “campo” opposto (forse!) a quello dell’imperialismo (per ora) dominante e più aggressivo, quello USA. Rivoluzionar* perché non crediamo che sia possibile superare l’attuale sistema capitalistico con strumenti come le schede elettorali, le “riforme”, le piccole (o grandi) conquiste strappate durante un secolo e mezzo di lotte proletarie (e spesso “popolari” in senso lato). Il che non vuol dire che non ci si debba battere per difendere ogni singola conquista, ogni spazio di libertà strappato (e che è sempre messo in discussione dal potere dell’avversario di classe). E non impedisce di dar vita, quando è possibile, anche a liste elettorali, non illudendosi certo che il cambiamento radicale passi da lì, ma semplicemente per usare come tribuna ANCHE questo spazio, almeno finché la lotta di classe (e le lotte, parzialmente non riducibili a quella “di classe” strictu sensu, contro il patriarcato, la distruzione del pianeta, la difesa delle “minoranze”, ecc.) non renderà inutile il ricorso a questo strumento. Siamo convint*, insomma, che l’imbarbarimento che sta sempre più attanagliando in pianeta può essere fermato solo da una rivoluzione sociale e politica. E l’epoca d’intensificazione delle guerre a cui assistiamo rende sempre più tragicamente vera la “profezia” di Rosa Luxemburg: O SOCIALISMO O BARBARIE!
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