di Enrico Semprini (da “La Bottega del Barbieri”)

Premessa dell’autore, Enrico Semprini: ci sono momenti della storia in cui la realtà entra prepotentemente nei ragionamenti che si stanno facendo, perché confermano le analisi che si portano avanti. Quindi questa non è l’interruzione della analisi delle radici storiche delle destre europee, ma la validazione della resistitibilità della loro ascesa.

A seguire due notizie sulle novità repressive da Radio Onda d’Urto inframmezzate da una frase pescata da un articolo di Danilo Tosarelli

Questo elaborato è il nono intervento di una serie che continuerà nelle prossime settimane. Finora si è trattato de:

  • La remigrazione

l’argomento successivo è stato:

  • la psicologia di massa del fascismo

adesso ci occupiamo de:

  • il ruolo dell’irrazionalità e delle religioni.

L’ASCESA DELLE DESTRE E’ RESISTIBILE

E LA VALSUSA LO DIMOSTRA

Una nuova generazione di persone disposte a lottare si sono ritrovate in Valle di Susa per certificare che esiste la volontà di costruire un mondo diverso, riprendendo in mano la bandiera di quel “mondo diverso possibile” che divenne lo slogan dei movimenti che contrastavano la globalizzazione intesa come un comitato di affari.

C’era una visione globale che parlava di “glocalizzazione”, facendo capire che la liberazione globale era possibile anche attraverso la convergenza di realtà che difendono localmente dei principi legittimi e che sanno guardare all’interesse generale.

La Val Susa è uno dei casi più emblematici, da questo punto di vista.

Fin dalle fasi nascenti del movimento di difesa della Valle di Susa dallo scempio ambientale aggiuntivo cui era destinata con la realizzazione del treno ad Alta Velocità, la domanda che si sono posti i Valsusini era se il sacrificio al quale si dovevano sottoporre quei luoghi avesse un senso. Le consultazioni avvenute con politecnico di Torino1 fecero capire che non esisteva un senso di carattere trasportistico a giustificazione dei sacrifici richiesti e la difesa dell’ambiente e della qualità di vita nella valle, divenne via via il senso comune degli abitanti della zona.

L’immagine soprastante con Pinocchio, che si trova sul quaderno di approfondimento di cui al collegamento in nota (1), ci fa capire in modo semplice che le previsioni di aumento del traffico merci previste da coloro che caldeggiavano la realizzazione del treno, segnate con i pallini rossi, erano delle menzogne.

Su quella tratta la ferrovia storica era perfettamente in grado di trasportare tutto il necessario ed era, fin dagli esordi del progetto, sottoutilizzata rispetto alle sue potenzialità.

Sono tantissime le certificazioni di inutilità dell’opera.

I progetti di alta velocità non hanno diminuito il trasporto su gomma. Il trasporto su gomma in Italia copre ancora oltre il 90% del totale.

E’ ancora di estremo interesse la vecchia inchiesta di Off The Report2 sulla impossibilità di investire in queste mega strutture da parte di paesi come la Slovenia, anche per le grandi preoccupazioni di carattere ambientale che le caratterizzano (vedere dal minuto 17), nonché il ritiro di Portogallo e Spagna dalla realizzazione della prosecuzione del tracciato chiamato “corridoio 5”3.

Il 5-8 Novembre 2015 si tiene la sessione conclusiva del Tribunale Permamente dei Popoli: la Val di Susa è l’osservato speciale ma in compagnia di altre realtà italiane ed europee: MOSE, MUOS, Notre Dame des Landes,…
La giuria è composta di giudici provenienti da Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Cile e Colombia.
Le conclusioni sono nette: una sentenza storica di condanna dell’intero SISTEMA DELLE GRANDI OPERE.
Una sentenza che accoglie l’impianto accusatorio e lo rafforza, che riconosce la violazioni di diritti fondamentali non soltanto in Val di Susa, che denuncia la violazione di convenzioni internazionali da parte degli stati che le hanno sottoscritte, che chiede per la Valsusa la sospensione dei lavori e la cessazione dell’occupazione militare.
Si tratta di un pronunciamento di  grande rilievo considerata l’autorevolezza di un organismo quale il Tribunale Permanente dei Popoli che gode di grande prestigio internazionale.

Il Movimento 5 Stelle, che ottenne il 32,2 per cento delle preferenze dei votanti italiani alle elezioni del 2018, era stato eletto anche per la netta presa di posizione contro il treno ad Alta Velocità in Val di Susa; una volta al governo cercò di smarcarsi dal suo programma per via della coalizione con la Lega di Salvini, derubricandolo da questione programmatica e riducendolo a questione economica attraverso la famosa “analisi costi e benefici” che riguardava la totalità delle opere pubbliche.

Tuttavia anche in quel caso i NoTav ottennero una vittoria, perché il risultato dello Studio Ponti determinò un saldo negativo (Valore Attuale Netto) stimato tra i 7 e gli 8 miliardi di euro.

  • Costi stimati: Circa 12,4 miliardi di euro di valore attuale dei costi per la collettività.
  • Benefici stimati: Circa 5,4 miliardi di euro di benefici attesi legati a tempo e gestione.

Questo risultato venne ottenuto nonostante l‘analisi avesse incluso nel calcolo dei costi per lo Stato anche la perdita dei proventi delle accise sui carburanti nel caso in cui dai camion le merci passassero alla ferrovia, ricevendo forti critiche da parte di vari accademici ed esperti.

Da ogni punto di vista la si guardi, la TAV Torino-Lione è un non senso.

Questo fa capire che i governi difendono interessi di parte, cioè di quei soggetti economici che sono in grado di fare profitti su queste infrastrutture.

Nonostante la propaganda ufficiale, migliaia di giovani e meno giovani europei queste cose le hanno studiate e comprese e l’idea che esista un luogo in cui si possa dire no alla speculazione finanziaria e confrontarsi per costruire un progetto sociale antagonista a quello offerto dal grande capitale che sta distruggendo l’ambiente e la possibilità di sopravvivere su questo pianeta, è dimostrato proprio da quanto accaduto in questi giorni in Val di Susa.

E’ un progetto di speranza e di vita, contro un progetto di militarizzazione, di morte e di guerra.

E’ infatti disgustoso sentire rappresentanti del governo, così come delle opposizioni, parlare di contrasto alla “violenza”: non solo perché un governo che collabora con il genocidio in corso in Palestina non ha nessuna caratura morale da esibire, né può trincerarsi dietri concetti quali la legalità che sta collaborando ad affossare a livello internazionale4, ma anche perché storicamente il diritto alla ribellione di fronte alla oppressione, anche quando esercitata in nome di uno stato, è addirittura stato sancito in diverse costituzioni nel mondo.

Facciamo un breve excursus per averne una idea:

Germania: L’articolo 20, comma 4, della Legge fondamentale (1949) stabilisce che tutti i tedeschi hanno il diritto di resistere a chiunque tenti di sovvertire l’ordine costituzionale, qualora non vi sia alcun altro rimedio disponibile.

Francia: Il Preambolo della Costituzione del 1946 (richiamato dall’attuale Costituzione della Quinta Repubblica del 1958) riafferma solennemente i diritti dell’uomo e il principio della resistenza all’oppressione come un diritto naturale e sacro.

Portogallo: L’articolo 21 della Costituzione portoghese (1976) riconosce a tutti il diritto di resistere contro qualsiasi ordine che violi i loro diritti, libertà e garanzie e di respingere con la forza qualsiasi illusione di dominio o oppressione.

Italia: Durante i lavori dell’Assemblea Costituente (1946-1947), il riconoscimento esplicito del diritto di resistenza fu discusso ma alla fine escluso dal testo definitivo.

Completiamo il quadro chiedendoci perché negli Stati Uniti vi sia la molto discussa legittimità della popolazione a detenere armi:

Il diritto di detenere armi negli Stati Uniti, radicato nel II emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America del 1791, nasce storicamente dal timore di un potere centrale tirannico e si fonda su tre pilastri: la sfiducia verso l’esercito permanente, l’idea della milizia civica come difesa della libertà e il principio di resistenza a un eventuale abuso di potere statale.

L’esperienza storica dei movimenti di liberazione ha portato a queste traduzioni anche giuridiche del diritto dei popoli alla ribellione; non è che la legittimità della ribellione debba cercare giustificazioni, semplicemente si vuole rappresentare anche questo aspetto dell’esperienza storica che ha trovato anche delle codifiche.

Nel documento della settimana scorsa, ribadivo che dal punto di vista dello Stato liberale il “servitore dello Stato” è inteso come “servitore della collettività e delle istituzioni” e ribadivo come l’evoluzione legislativa imposta da questo governo tenda coscientemente a far perdere ai poliziotti la prima attribuzione, cioè vogliono cessare di far si che siano anche “servitori della collettività” per rimanere unicamente “servitori delle istituzioni”, cioè servi dell’apparato che comanda in quella fase.

L’“odio per la polizia” che avrebbe caratterizzato la ribellione, è falso e fuorviante. In Val di Susa si odia lo scempio ambientale e sociale che viene attuato attraverso lo sviluppo dei cantieri di cui le diverse polizie sono solamente uno dei tanti strumenti a disposizione dei diversi speculatori interessati all’opera.

Lo ricorda la preoccupazione che veniva registrata tanti anni fa da parte del Corriere della sera, quando scrivevano del fatto che dei manifestanti No Tav offrissero tè e bevande calde alle forze dell’ordine in diverse occasioni durante i presidi pacifici in Val di Susa, in particolare nei primi anni del movimento e durante le fredde giornate invernali di mobilitazione, come gesto di vicinanza e resistenza civile. Era tale la preoccupazione che avvenisse quanto accaduto nelle trincee durante la prima guerra mondiale, cioè la solidarietà nata tra i soldati nelle trincee, che i governi hanno lavorato per separare sempre più i reparti dalla popolazione. E’ celebre l’incontro di alcuni reparti dei “Cacciatori di Sardegna” sulle colline valsusine con militanti NoTav, che fece capire come fosse necessario, dal punto di vista dei governi che si sono avvicendati, cercare di creare uno steccato di estraneità assoluta tra i militari inviati in loco e la popolazione locale.

In sintesi: se le forze politiche parlamentari hanno pensato bene di condannare in modo unanime la ribellione della Valle di Susa anche in questa circostanza, la nostra condanna nei confronti delle compagini parlamentari deve essere altrettanto unanime.

1 https://tavsalute.polito.it/Articoli/Controsservatorio%20Valsusa%20-%20Quaderno%203.pdf

Si legge, tra l’altro: <<V’è, in questo sistema – lo stesso emerso per l’Expo o per il Mose o per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Aquila o per il G8 della Maddalena –, una corruzione evidente, quantificata da autorevoli studiosi nel 20 o addirittura nel 30 per cento del costo totale delle opere.
Ed è una corruzione non episodica ma strutturale, insita nel sistema e nell’architettura normativa che presiede a tali opere o eventi. Con la conseguenza non solo di arricchimenti privati abnormi ma anche di un continuo aumento dei costi (lievitati talora fino a 7-8 volte quelli indicati a preventivo) e di uno spreco di miliardi grave quanto le ruberie.
Tutto ciò è ben noto al Movimento No TAV, da anni impegnato a denunciare che la questione non è – come molti dicono – di poche “mele marce”, ma di un modello congegnato per drenare enormi quantità di soldi pubblici da gestire all’interno di un sistema le cui pedine sono intercambiabili e a segnalare che «se non si rimetteranno in discussione questi progetti faraonici, ciclicamente riemergeranno scandali, malaffare e tangenti e si continuerà a non avere soldi per quelle che sono le vere esigenze perché, è ormai lampante, ogni euro speso per il TAV è un euro sottratto a qualcosa di utile per tutti i cittadini».

2 https://www.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-9c10df89-0579-40cf-b9aa-47f0a9294a6e.html

https://www.logisticamente.it/articoli/7327/Il_Corridoio_5_non_ce_piu/

4 https://lavialibera.it/it-schede-2440-gaza_denuncia_governo_italiano_meloni_genocidio_blocco_sumud_flotilla


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