di Gianni Sartori
A 50 anni dalla scomparsa (non è pietosa metafora dato che il corpo non è mai stato ritrovato, un autentico desaparecido) si torna a parlare di Eduardo Moreno Bergaretxe (Pertur). Rapito all’età di 25 anni il 23 luglio 1976 a Donibane Lohizune (Iparralde, Paese basco “francese”). Il sequestro venne rivendicato dalla Tripla A e dal Batallón Vasco Español (due gruppi paramilitari che agivano come squadroni della morte e da cui deriverà il più noto GAL).
Un caso che suscita ancora dubbi, contestazioni, ipotesi contrastanti e vere e proprie speculazioni, talora infondate.
Senza voler dire la parola definitiva, segnalo alcune costanti e incongruenze nella ricostruzione (difficoltosa, incerta, talvolta oscura…per forza di cose) di tale vicenda. Considerato l’ideologo della componente politico- militare di ETA, Pertur era l’autore di un documento passato alla storia come el informe Otsagabia. Dove proponeva di riorganizzare l’ETA, ma non di abbandonare la lotta armata. Ricordo che siamo nel 1976, un anno “vissuto pericolosamente” per il popolo basco (attacco fascista a Jurramendi, strage di Vitoria-Gasteiz, fallita evasione da Segovia…).
Franco è – se pur tardivamente – defunto, ma molte componenti e costanti del franchismo sono ancora vive e vegete per quanto sul punto di riciclarsi. Il progetto di Pertur era piuttosto quello di subordinare l’organizzazione armata a una strategia di più ampio respiro politico, di maggior partecipazione popolare.. Assegnandole un ruolo più tattico che strategico. Al fine di costruire un partito rivoluzionario della classe operaia basca. Anche se le analogie rischiano sempre di nascondere una forzatura, qualcosa di simile a quanto era avvenuto con l’IRA in Irlanda (la divisione tra officials e provisionals). In un documento del 2017 (Pertur: la desaparición de un revolucionario) realizzato dalla Cátedra de Derechos Humanos de la UPV/EHU si sosteneva che le indagini risultavano carenti fin dall’inizio, soprattutto nel voler individuare una presunta “limpieza interna” (sostanzialmente una regolamento dei conti in stile stalinista tra ETA-m e ETA- pm, o anche tra diverse correnti di ETA-pm). Ipotesi peraltro ampiamente diffusa dai media e ripresa alla grande anche nel 50° (non solo in Spagna). Viceversa, l’altra ipotesi – quella di un’azione di guerra sporca, per mano dei servizi e di mercenari fascisti italiani – veniva semplicemente accantonata definendola “priva di fondamento”. Nonostante i numerosi indizi in tal senso. Con un successivo documento pubblicato e diffuso da alcuni siti della sinistra rivoluzionaria (Otsagabia ponentsiya 50 anni: Pertur eta KASen interetor ) si era cercato di restituire a Pertur la sua identità politica, diversa da quella che gli è stata in seguito attribuita (con una versione talvolta quasi caricaturale) sia da gran parte dei media che da vari settori politici (non del tutto, diciamo, “disinteressati”).Con l’intento di “recuperare il suo autentico progetto politico”. Progetto che all’epoca (ricordo ancora: siamo negli anni settanta) non implicava l’abbandono della lotta armata e nemmeno una rapida integrazione nel sistema della democrazia rappresentativa e del capitalismo.
Piuttosto un “adattamento” alle nuove condizioni storico-politiche. Comunque una proposta molto più complessa e complessiva (oltre che radicale) di quanto sbrigativamente veniva sbandierato dai media. Come si è amaramente constatato “Pertur sufrió una doble desaparición: no solo física, sino también política”.Per cui “también pretenden borrar la memoria militante de Pertur” (v. Haizea eta Sustraiak). Ancora oggi per avallare la tesi di un regolamento di conti tutto interno (“ajuste interno”) all’organizzazione armata indipendentista in genere si fa riferimento alla testimonianza della compagna del giovane etarra, Lourdes Auzmendi. Nonostante le prove (definirle solo indizi sarebbe riduttivo) presentate in tal senso da studi recenti (v. Il lavoro dello storico Iñaki Egaña e la recente intervista a un ex militante, l’avvocato Martín Auzmendi, su Berria).Tra gli articoli più citati e commentati (anche da Concita de Gregorio su La Repubblica) in questi giorni spicca quello del 5 luglio di Pablo Ordaz su El País el reportaje: “50 años buscando a Pertur”.
Sostanzialmente una biografia di Lourdes Auzmendi con in aggiunta l’intervista alla sorella di Pertur, Inés Moreno Bergaretxe. Pur accennando vagamente all’ipotesi neofascista (v. Concutelli, Calore…) e anche a una possibile implicazione dello Stato, tale via investigativa non viene approfondita. Ma soprattutto Ordaz rilancia l’immagine di un Pertur “possibilista” che “tras la muerte de Franco, el joven líder abogó por que la organización terrorista ETA depusiera las armas y se convirtiera en partido político”.
Una semplificazione funzionale all’ipotesi che a eliminarlo siano stati i suoi stessi compagni. Nonostante quanto dichiarato dai familiari di Pertur in varie occasioni e non certo da ieri: “Confusión inicial, incertidumbre, ira, versiones contradictorias, pistas falsas, manipulación, homenajes e investigaciones fallidas; con cada paso, un rayo de esperanza y, de inmediato, una nueva desesperación”. Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda Iñaki Beobid su El Diario Vasco del 7 luglio. Insistendo in particolare sul fatto che due militanti di ETA, Francisco Mujika Garmendia (Pakito) e Miguel Ángel Apalategi (Apala) siano stati gli ultimi a vedere Pertur ancora in vita. Considerando tale circostanza (peraltro mai negata dagli interessati) come una prova a sostegno della “pulizia interna”. Se pur con qualche riserva, dieci giorni dopo El Diario Vasco pubblicava anche un documento dell’Observatorio Vasco de Derechos Humanos (GEBehatokia), in cui si sosteneva senza mezzi termini che “la desaparición de Pertur fue una operación de los servicios secretos del Estado español, y rechaza la autoría de las Fuerzas Especiales”. In quanto solo i servizi segreti avevano i mezzi e le competenze per allestire un tale operazione: “infiltración, organización de una trampa (trappola nda), secuestro y eliminación de pruebas”. Utilizzando come manovalanza i soliti neofascisti italiani (all’epoca rifugiati in massa in Spagna) e altri mercenari in grado di sequestrare il giovane militante abertzale. Prelevandolo in Iparralde e trasportandolo oltre confine (evidenti le analogie con il sequestro di Laza e Zabala nel 1983). Sottolineando come non abbia molto senso dire che l’operazione fosse condotta da Pakito e Apala, due esponenti di spicco dell’ETA. I quali invece avrebbero evitato di incontrare pubblicamente Pertur e di farsi vedere con lui se intendevano eliminarlo.
Inoltre – come già detto – un’operazione di tale portata richiedeva pianificazione, risorse e soprattutto coperture. Sempre sul documento di GEBehatokia si ricorda che anche un altro esponente dell’Ufficio Politico di ETA-pm, Sabin Atxalandabaso, aveva ricevuto lo stesso messaggio pervenuto a Pertur con cui si chiedeva da parte di un non meglio identificato “esponente dell’opposizione” di incontrarlo. Invito a cui Atxalandabaso non aveva dato seguito sospettando una trappola. Entrambi, Pertur e Atxalandabaso, poco tempo prima avevano trascorso un periodo in Algeria incontrando esponenti del FLN per concordare l’addestramento di decine di militanti baschi in caserme algerine (a Souma).
E forse- un’aggravante per il governo madrileno – incontrare esponenti del Polisario.
Di questi contatti sia l’ambasciata spagnola che i servizi segreti erano stati informati.
Nel documento poi si analizza un precedente, avvenuto in una riunione del 1976. Quando a conclusione della stessa Pertur era stato messo agli “arresti” da altri militanti. Un episodio che andrebbe interpretato come un tentativo per ridurne il prestigio e condizionare il dibattito interno. Non certo propedeutico all’eliminazione fisica. Così come le “cospirazioni” e le “manovre sporche” di cui Pertur scriveva in una lettera a Lourdes Auzmendi andrebbero considerate come una critica severa al clima interno dell’organizzazione, non come espressione di timore per la propria vita. Altri articoli riprendevano poi la vicenda di Dolores González Katarain (Yoyes), dirigente di ETA assassinata nel 1986. Sostenendo che “ETA elimina a sus disidentes”.
Sorvolando però sul fatto che in quella circostanza l’ETA aveva rivendicato il proprio operato. Appare inoltre quantomeno una forzatura (perlomeno dal punto di vista storiografico) collegare automaticamente quella che viene definita “l’eredità politica di Pertur ” al successivo disarmo di ETA-pm e alla nascita nel 1977 di Euskadiko Ezkerra (Sinistra basca, negli anni novanta confluita nel PSOE). Per completezza va riportato che non sono soltanto i media mainstream a sottoscrivere l’ipotesi del regolamento di conti tra fazioni interne dell’ETA, ma anche un organismo come il Centro para la Memoria de las Víctimas del Terrorismo. In uno studio di Gaizka Fernández Soldevilla, si legge che “casi absoluta certeza”, Pertur (definito un “moderato”) venne assassinato da altri etarras come conseguenza di un “conflicto ideológico”. Escludendo nel contempo ogni implicazione istituzionale e definendo – sbrigativamente e senza portare elementi di prova -pura “invención” la questione della “guerra sucia”. Qualche legittima e solida obiezione alle versioni dominanti (“ufficiali”) viene dal lavoro dello storico Iñaki Egaña (v. Il libro Objetos perdidos del 2021) e dal medico forense Paco Etxeberria, membro dell’Asociación Científica Aranzadi con cui ha partecipato alle riesumazioni delle fosse comuni delle vittime del franchismo. Otre ad aver investigato su alcuni casi di desaparecidos baschi (v. In particolare il caso di Lasa e Zabala sequestrati e assassinati dal GAL nel 1983). In Objetos perdidos Egaña ha pubblicato nuove testimonianze che mancavano nel rapporto UPV/EHU del 2017. Arrivando alla conclusione che l’uccisione di Pertur non fu un “ni un crimen pasional ni un acto interno de pura venganza”. Ma piuttosto, con ogni probabilità, una “operación de inteligencia organizada por los servicios secretos españoles —y quizás también por los franceses— con motivaciones geopolíticas”. A sostegno di tale ipotesi riporta che l’appuntamento richiesto a Pertur (per una inesistente riunione) il 23 luglio era una “trampa” (trappola) preparata tramite la libreria Mugalde di Hendaya (punto di incontro abituale per i rifugiati baschi) e pervenuta da un militante fidato come Joseba Aulestia (Zotza) presumibilmente ingannato a sua volta. Come già detto anche un altro rifugiato in Iparralde, Sabin Atxalandabaso, aveva ricevuto il medesimo messaggio, ma non lo prese in considerazione ritenendolo “sospechoso”. Altra questione dibattuta. Per il tragitto percorso da Pertur da Saint-Jean-de-Luz alla frontiera di Behobia occorrono circa 20 minuti. Molto meno delle due ore dichiarate da Francisco Mujika Garmendia Pakito alla polizia francese. Ma ciò non implica necessariamente un rapporto con la scomparsa di Pertur. In quanto militanti etarras potevano avere anche altre ragioni per mentire alla polizia. Altro elemento rilevante, il viaggio di poche settimane prima in Algeria di Pertur avvenuto in coincidenza con uno dei momenti più incandescenti della crisi della ex colonia spagnola del Sahara Occidentale. Con l’eventualità, plausibile, di contatti tra ETA e Fronte Polisario (fondato tre anni prima mentre risaliva al febbraio del 1976 la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi) di cui erano a conoscenza sia i servizi segreti spagnoli che quelli francesi. Egaña riporta che un esponente dell’intelligence francese avrebbe (condizionale d’obbligo) chiesto a Atxalandabaso informazioni su Carlos Txakala (un venezuelano sostenitore della causa palestinese arrestato in Francia) in cambio di Pertur.
Individuando uno scenario più complesso di quello assai semplificato proposto dai media, Egaña analizza anche il metodo particolare utilizzato per contattare Pertur richiamandosi al rapporto dell’Observatorio Vasco de Derechos Humanos (GEBehatokia):“La única reunión confirmada para el 23 de julio de 1976 fue la prevista para las 11:30 de la mañana en Pausu (en la frontera con Behobia). También hemos podido confirmar que Joseba Aulestia Zotza entregó una nota a Pertur esa misma mañana, a primera hora, en su domicilio. Por lo tanto, ambas comunicaciones llegaron a Pertur a través de un canal de total confianza…”.E vien da chiedersi chi e perché avrebbe dovuto far ricorso a un militante di assoluta fiducia, insospettabile, come Josefa Aulestia che oltretutto condivideva in pieno al linea politica di Pertur? A cui si aggiunge quanto già detto sul messaggio analogo ricevuto da Sabin Atxalandabaso (come Pertur esponente dell’ Ufficio politico e della sezione internazionale di ETApm). Un invito falso inviato contemporaneamente a due esponenti di ETA pm lascia intendere che qualcuno volesse disgregare la dirigenza dell’organizzazione. A tal proposito il giudizio dell’Observatorio Vasco de Derechos Humanos (GEBehatokia) è perentorio:“la razón por la que las circunstancias de la muerte de Pertur no se han esclarecido incluso después de 50 años es el deseo de proteger el anonimato de la persona que proporcionó a la policía la información para su detención”.
Nel suo libro Egaña riconsidera il percorso tra Saint-Jean-de-Luz e Behobia (dodici chilometri, circa 20 minuti) e il tempo impiegato dalla Renault 5. Alla polizia francese Pakito aveva dichiarato che viaggiarono dalle 9,40 alle 11,30 e questa dichiarazione è stata utilizzata per anni come una prova per dimostrare che “qualcosa di strano doveva essere accaduto”. Da ulteriori testimonianze raccolte Egaña conferma che effettivamente Pakito e Apala alle 11,50 si trovavano nel bar La Poste di Hendaya con altri militanti. Compatibilmente con i circa quaranta minuti (andata e ritorno) richiesti dal percorso (una conferma che alle 11,30 erano ripartiti da Behobia per rientrare a Hendaya). Ma allora perché Pakito avrebbe mentito sui tempi del viaggio con Pertur ? Forse – è l’opinione di Egaña – per coprire qualche attività clandestina o per nascondere alla polizia altre questioni, affari personali…E comunque se i due militanti, Pakito e Apala, avessero avuto l’intenzione di sequestrare Pertur, perché mai si sarebbero fatti vedere passeggiare tranquillamente con lui per le strade di Saint-Jean-de-Luz (come confermato da molti altri rifugiati e cittadini)? Tantomeno avrebbero ammesso di averlo accompagnato a Behobia. Ma l’elemento più significativo del lavoro investigativo di Egaña sembra essere la “conexión entre Pertur y Argelia” in un momento di acuta crisi della questione Sahrawi. In un momento in cui Madrid di fatto amministrava ancora l’ex colonia.
Contatti che con ogni probabilità venivano monitorati dalla polizia e dall’ambasciata spagnola. Nel timore che l’ indipendentismo basco ottenesse ulteriore sostegno da governi o movimenti di liberazione stranieri.
Già l’anno prima numerosi militanti di ETApm erano stati addestrati nello Yemen (dove avrebbero conosciuto quel venezuelano, Carlos Txakala, a cui si interessavano i servizi segreti francesi). Appare poi evidente che se Pertur fosse stato effettivamente quel “posibilista y reformista” (di cui parlano i media mainstream) che intendeva abbandonare in maniera assoluta la lotta armata in nome della democrazia borghese e del capitalismo, perché mai si sarebbe recato in Algeria a trattare per l’addestramento militare dei militanti baschi?
Forse non era esattamente quello il suo obiettivo. Forse intendeva piuttosto trasformare l’ETA in uno strumento subordinato alla direzione politica, non eliminarla di punto in bianco. Potremmo definirlo un “marxista rivoluzionario e antimperialista” che cercava di adattare la strategia al nuovo contesto del post-franchismo (relativamente post va detto). Infatti nel documento conosciuto come el informe Otsagabia non si parla di deporre le armi, ma piuttosto di costruire un partito rivoluzionario per la classe operaia basca (a costo di ripetermi, siamo sempre negli anni settanta: un’altra epoca, un altro contesto sociale …). Come ha spiegato recentemente Martin Auzmendi, militante con Pertur e avvocato della famiglia: “Él no cuestionaba la lucha armada; nosotros tampoco, y yo también estaba allí. Sosteníamos que era necesario adaptarse y que la lucha armada debía proteger los logros de los movimientos populares, bajo dirección política. A partir de esto, algunos han dicho, por decirlo suavemente, que Pertur Berezie fue eliminado porque quería acabar con la lucha armada. Y eso no es cierto; las discrepancias eran otras”.All’oscura vicenda di Pertur si collega una similare, quella di Bernardo Bidaola (Txirrita). Il giovane faceva parte di un piccolo gruppo legato a ETApm che il 25 aprile 1976 tentava di “cruzar la frontera” (con l’aiuto di una guardia forestale) tra Sara e Etxalar. Preparando il terreno per un’evasione dal carcere di Martutene (a soli venti giorni da quella, poi fallita,di Segovia organizzata da ETAm e da ETApm e in cui perse la vita il libertario catalano Oriol Solé del MIL). Il piccolo gruppo di polimili venne intercettato dalla Guardia Civil. Rimasto indietro a causa di una ferita, Txirrita scomparve per oltre un mese. Venne ritrovato cadavere nei boschi il 28 maggio, dopo 33 giorni. Stando alla versione ufficiale si sarebbe suicidato. Ma nel 2018 il medico forense Paco Etxeberria (che aveva partecipato alle ricerche di Pertur) dopo una nuova autopsia aveva categoricamente smentito l’ipotesi del suicidio arrivando a chiedersi: “¿dónde estuvo Txirrita todo este tiempo y quién lo mató?”.Un inciso: ovviamente anche qualche lettore avrà pensato alla misteriosa morte di Anuk (Xabier Kalparsoro) nel settembre 1993…C’è un particolare che collega il caso di Pertur con quello di Txirrita. Anche Txirrita era appena rientrato dall’Algeria dove aveva preso parte all’addestramento organizzato da Pertur e Atxalandabas. Ed era a conoscenza sia del nome dei partecipanti, sia degli accordi con il FLN algerino, sia delle questioni logistiche.
Citando ancora, stavolta per esteso, l’ottimo Egaña:“Los servicios de inteligencia españoles obtenían información sobre el entrenamiento de la milicia mediante arrestos y torturas. Los detalles y nombres de quienes viajaban a Argelia se publicaban meses después en un informe exhaustivo firmado por Alberto Semprún. Sin embargo, al parecer, la policía disponía de muy poca información sobre ETA (PM). La única excepción era la información obtenida a través de Bernardo Bidaola Txirrita ; este militante de ETA (PM) fue arrestado el 25 de abril de 1976 en la frontera de Etxalar. Apareció muerto 42 días después, cerca del lugar de su detención. Según la dirección de ETA (PM), fue trasladado al cuartel de la Guardia Civil en Pamplona, donde murió durante una sesión de tortura. Antes de su arresto, Bidaola acababa de regresar de un entrenamiento en Argelia.Al parecer, gracias a la información obtenida bajo tortura de Txirritari, los servicios de inteligencia lograron identificar a Pertur y Atxalandabaso como los responsables de las negociaciones con Argelia y comenzaron a preparar una operación para eliminarlos. Unos meses después, un artículo publicado por Alberto Semprun reveló los nombres de los militantes que habían viajado a Argelia, pero no se trataba de periodismo de investigación, sino de una filtración destinada a legitimar la persecución contra Pertur y convertirlo en objetivo. Una vez más, la prensa actuó como portavoz de la policía y los servicios de inteligencia, y le asignó otro objetivo a Pertur.Además, los casos de Txirrita y Pertur revelan que las autoridades y los principales medios de comunicación han utilizado el mismo modelo para abordar las desapariciones. En el caso de Txirrita, el Ministerio del Interior supuso que se había suicidado; sin embargo, el trabajo forense de Paco Etxeberria refutó esta versión. En el caso de Pertur, la policía primero difundió el rumor del intercambio, y luego la prensa estableció la hipótesis de una purga interna”.E conclude: “¿Por qué deberíamos creerles sobre la desaparición de Pertur? ¿Por qué deberíamos dar crédito a quienes han repetido la misma versión una y otra vez durante medio siglo?”. Nel corso delle sue indagini Egaña nel 2016 aveva raccolto, grazie alla collaborazione di Gorka Endaza, le testimonianze alcuni ex contrabbandieri. Costoro avrebbero ammesso (senza però spiegare da chi provenisse tale consegna) di aver tentato di occultare il cadavere di Txirrita in una grotta vicino a Etxalar. Ma per un incidente il corpo era rimasto deposto tra gli alberi dove venne casualmente rinvenuto. Il mese successivo gli stessi contrabbandieri ricevevano il compito di occultare un altro cadavere riuscendo a occultarlo nella cavità già individuata per Txirrita. Inevitabile chiedersi: si trattava del corpo di Pertur? Una eventualità da non scartare a priori.
Per cui, recatosi a Etxalar con il medico forense Paco Etxeberria (muniti di metal detector e con alcuni speleologi), Egaña insieme a Gorka Endaza, aveva lungamente esplorato la zona. Esaminando varie cavità, ma invano: alcune risultarono troppo anguste o nel frattempo si erano allagate. Ma soprattutto un’altra risultava completamente bloccata da numerosi pali di cemento.
Un mistero inquietante. Sempre stando alle ricostruzioni di Egaña, il duplice mistero sulla scomparsa provvisoria di Txirrita e su quella definitiva di Pertur si colloca a pieno titolo in quella che è passata alla storia come Operación Pancorbo. Avviata nel 1975 dal generale José Antonio Sáenz de Santa María (stando alla sua biografia, su precisa richiesta del ministro Manuel Fraga Iribarne), prende il nome dalla località di Pancorbo (nei pressi di Burgos). Destinata a diventare un centro per la detenzione, gli interrogatori ed eventualmente l’eliminazione dei militanti abertzale. In puro stile argentino.
Si ritiene infatti che per l’occasione alcuni esponenti della giunta argentina siano appositamente venuti a Madrid per fornire assistenza e collaborazione. Coincidenza, dal giugno 1975 si registrarono almeno 35 attacchi contro rifugiati baschi in Iparralde. A cui aggiungere sia i casi di Pertur e di Txirrita, sia diversi episodi di “suicidio” o “incidente” che in realtà potrebbero essere esecuzioni extra-giudiziarie mascherate. Nel 2019 Egaña con Etxeberria riesumarono dal cimitero di Ameyugo (Burgos) il corpo di un giovane dall’apparente età di 25.Con le mani legate, due colpi di arma da fuoco alla testa e segni di tortura (dita del piede amputate). Nella convinzione di aver finalmente trovato Pertur, venne sottoposto alle analisi con il DNA. Ma invano e il cadavere, forse di una vittima della Guerra civile, era destinato a rimanere anonimo. Comunque un segno di continuità dato che qui (a pochi chilometri da Pancorbo) per decenni durante la dittatura franchista vennero giustiziati prigionieri repubblicani e dissidenti. Un continuo sovrapporsi di pratiche repressive fino alla guerra sporca contro l’indipendentismo basco.Concludo tornando all’annosa questione della presenza (cospicua) di neofascisti italiani rifugiati in Spagna (Concutelli, Calore, Delle Chiaie, Pozzan, Cauchi, Cicuttini, Vinciguerra…) e della partecipazione di alcuni di loro (come quelli fotografati a Jurramendi sempre nel 1976) nella repressione dei dissidenti. Non solo baschi, naturalmente. Vedi i cinque giuslavoristi assassinati a Madrid nel gennaio 1977 (Matanza de Atocha) dove il “palo” sarebbe stato un italiano.
Ripescando da precedenti articoli scritti in “epoca non sospetta”, segnalo:
Su Pertur e i fascisti italici:https://rivistaetnie.com/concutelli-e-pertur-136298/
Per una visione d’insieme del 1976 in Euskal Herria:https://centrostudidialogo.com/2021/09/02/euskalherria-prigionieripolitici-qualche-considerazione-sui-paesi-baschi-e-la-recente-liberazione-di-un-prigioniero-di-gianni-sartori/
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