India e Cina stanno costruendo un vero e proprio riavvicinamento strategico? Le dichiarazioni solenni di Xi Jinping e Narendra Modi, pronunciate durante il loro recente incontro a Nuova Delhi, sembrano suggerire questo. Ma, leggendo attentamente i comunicati dei due governi, emerge una realtà molto più ambigua, per due paesi che confinano in una frontiera ancora segnata dalla diffidenza.
Pechino chiede all’India di considerare la Cina un partner e non un rivale, riducendo l’influenza americana sui rapporti bilaterali. Delhi, invece, ribadisce che la pace lungo il confine deve venire prima di qualsiasi pieno miglioramento delle relazioni. Pechino sembra aver accettato il ritmo dettato da Modi, e in cambio l’India sembra aver fatto concessioni alla Cina sulle questioni di Taiwan e del Tibet.
Il vero paradosso, però, è economico. L’India vuole diventare una grande potenza manifatturiera e ridurre la propria dipendenza dalla Cina, ma per riuscirci ha ancora bisogno proprio di ciò che importa dalla Cina: macchinari, componenti, semiconduttori, tecnici e principi attivi farmaceutici. Per competere con Pechino domani, Delhi oggi deve continuare ad appoggiarsi all’industria cinese.
Non una pace storica, dunque, ma una forma di “coesistenza competitiva”: una rivalità regolata, nella quale India e Cina cercano di impedire che ogni divergenza torni a trasformarsi in una crisi.
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Il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il primo ministro indiano Narendra Modi a Nuova Delhi nel pomeriggio del 12 settembre. I due leader hanno parlato di un “importante consenso sulla costruzione di una partnership tra Cina e India”, commentando la “ripartenza” e “l’ulteriore rafforzamento” delle relazioni avvenuto negli ultimi anni.
Ma, come esplicita la dichiarazione cinese [ https://substack.com/redirect/35d783c0-af22-4d56-be92-dce678bccb17?j=eyJ1IjoiNTlsZnV2In0.3wNpH4upFWdMdp8u3Pt4Nn-lUoYxo4CZDOIymD2Owhk ] “questa situazione non è stata raggiunta facilmente e va preservata”, in un contesto di turbolenze crescenti nello scenario internazionale. Xi Jinping ha indicato quattro punti per “promuovere lo sviluppo stabile e a lungo termine delle relazioni tra Cina e India”.
Dei quattro punti indicati da Xi per delineare il futuro delle relazioni bilaterali, il primo riguarda la “percezione strategica”: in sostanza, l’India dovrebbe rivedere il proprio modo di rapportarsi alla Cina. Xi chiede a Delhi di interpretare il rapporto tra i due Paesi in chiave cooperativa, e non competitiva, sostenendo che questa valutazione deriva “dal livello di sviluppo raggiunto dai due Paesi e dal contesto internazionale”.
Il terzo punto riguarda soprattutto l’influenza degli Stati Uniti sulle relazioni bilaterali. È un aspetto interessante, perché Xi parla della necessità di eliminare le interferenze esterne, ma allo stesso tempo insiste sul fatto che Cina e India debbano procedere di pari passo, “promuovendosi reciprocamente”, sia nel quadro generale dei rapporti bilaterali sia nella gestione della questione dei confini.
La posizione cinese sembra quindi suggerire che siano l’influenza americana, o più precisamente il rapporto tra India e Stati Uniti, a condizionare l’approccio di Delhi alle relazioni con Pechino e alle dispute di confine.
Per quanto riguarda i confini, il resoconto indiano precisa che “il Primo Ministro ha sottolineato che la pace e la tranquillità nelle zone di confine rimangono una base essenziale per il continuo sviluppo delle relazioni bilaterali. Ha ribadito la necessità che entrambe le parti rispettino gli accordi e le intese esistenti sulle questioni relative ai confini”.
Si tratta di una riaffermazione importante della posizione indiana sulla sequenza temporale da seguire nell’approccio a doppio binario alle relazioni con la Cina: prima è necessario garantire la pace lungo il confine, e solo successivamente sarà possibile procedere verso un pieno miglioramento dei rapporti bilaterali. Sotto questo profilo, emerge una chiara divergenza tra le formulazioni di Pechino e quelle di Delhi.
Sul piano commerciale ed economico, invece, sembra esistere almeno una convergenza di principio. Il comunicato del Ministero degli Affari Esteri indiano afferma che le due parti “hanno sottolineato la necessità di affrontare le reciproche preoccupazioni, tra cui lo squilibrio commerciale strutturale e i problemi della catena di approvvigionamento, nonché di agevolare un accesso al mercato significativo e prevedibile”.
Anche un punto indicato da Xi invita a “risolvere le reciproche preoccupazioni economiche e commerciali in modo equilibrato e a promuovere lo sviluppo sano e stabile delle relazioni economiche e commerciali tra i due Paesi”. Non sembra dunque essere stato raggiunto alcun risultato concreto, ma almeno è emerso un possibile terreno comune per il dialogo.
Infine, dal resoconto cinese risulta chiaramente che Pechino ha sollevato con la parte indiana le questioni riguardanti il Tibet e Taiwan, cercando apparentemente di ottenere una forma di garanzia politica. Nel resoconto indiano, tuttavia, questi temi non vengono menzionati.
Secondo la versione cinese, Modi avrebbe dichiarato: “La politica e la posizione della parte indiana su Taiwan e sulle questioni legate al Tibet non sono cambiate, e l’India non consente ad alcuna forza di impegnarsi in attività anti-cinesi sul proprio territorio”.
Se confermata, si tratterebbe di una dichiarazione senza precedenti, soprattutto perché sarebbe stata pronunciata direttamente dal Primo Ministro indiano. Nell’agosto 2025, per esempio, durante la visita del ministro degli Esteri cinese Wang Yi, il resoconto indiano riferì che la parte cinese aveva sollevato la questione di Taiwan [ https://substack.com/redirect/8c236cb2-a111-473b-80bc-8a0cbd51e4f2?j=eyJ1IjoiNTlsZnV2In0.3wNpH4upFWdMdp8u3Pt4Nn-lUoYxo4CZDOIymD2Owhk ]. L’India aveva allora precisato che la propria posizione non era cambiata e che, come molti altri Paesi, intratteneva con Taiwan rapporti incentrati sui legami economici, tecnologici e culturali, destinati a proseguire. Aveva inoltre osservato che anche la Cina cooperava con Taiwan negli stessi ambiti.
In ogni caso, è significativo che durante il vertice BRICS si siano verificate proteste a Delhi da parte di membri della comunità tibetana [ https://substack.com/redirect/7cbab61b-553e-44e7-a179-9a99e4167358?j=eyJ1IjoiNTlsZnV2In0.3wNpH4upFWdMdp8u3Pt4Nn-lUoYxo4CZDOIymD2Owhk], alcuni dei quali sono stati fermati dalla polizia dopo aver intonato slogan contro Xi.
Secondo quanto riportato dalla lettura cinese dell’incontro, Modi avrebbe affermato:
“Il Presidente Xi Jinping e io abbiamo avuto numerosi e proficui incontri, che hanno contribuito a sviluppare le relazioni tra India e Cina in una direzione positiva, in linea con gli interessi comuni degli oltre 2,8 miliardi di persone dei due Paesi. Le due grandi civiltà di India e Cina si sono impegnate per migliaia di anni in scambi e apprendimento reciproco, progredendo di pari passo.
La parte indiana ha sempre considerato le relazioni tra India e Cina da una prospettiva strategica e a lungo termine, è disposta a essere un partner e non un rivale della Cina e considera lo sviluppo reciproco un’opportunità e non una sfida.
La parte indiana aderisce a una politica estera indipendente e autonoma e lo sviluppo delle relazioni con la Cina non è soggetto all’influenza di terzi. La politica e la posizione della parte indiana su Taiwan e sulle questioni relative al Tibet non sono cambiate e non permette a nessuna forza di impegnarsi in attività anti-cinesi in India.
La parte indiana è disposta, sulla base del reciproco rispetto e della reciproca fiducia, a mantenere scambi ad alto livello con la parte cinese, a rafforzare la comunicazione strategica, a promuovere la cooperazione reciprocamente vantaggiosa, a intensificare gli scambi tra i popoli e a promuovere un maggiore sviluppo delle relazioni tra i due paesi.
Le due parti dovrebbero compiere sforzi congiunti per salvaguardare la pace e la tranquillità nelle zone di confine.
L’India apprezza il sostegno della Cina nell’organizzazione del Vertice dei leader BRICS e sosterrà pienamente la presidenza cinese del BRICS il prossimo anno. L’India è disposta a coordinarsi e cooperare strettamente con la Cina per promuovere congiuntamente il rafforzamento della cooperazione tra i paesi del Sud del Mondo, promuovere il multipolarismo e la crescita economica e agire come forza stabilizzatrice e progressista in un mondo turbolento”.
Il resoconto del Ministero degli Esteri indiano [ https://substack.com/redirect/ed1e4e6a-aca2-4d43-8789-2b1eaa9a1679?j=eyJ1IjoiNTlsZnV2In0.3wNpH4upFWdMdp8u3Pt4Nn-lUoYxo4CZDOIymD2Owhk] è decisamente più sintetico
“I due leader hanno accolto con favore i costanti progressi nelle relazioni bilaterali tra India e Cina dal loro ultimo incontro a Tianjin nell’agosto 2025. Hanno riaffermato che entrambi i paesi dovrebbero adottare una prospettiva strategica e a lungo termine nei loro rapporti. Le divergenze non dovrebbero trasformarsi in controversie. Il Primo Ministro ha sottolineato che entrambe le parti devono essere guidate da tre principi fondamentali: rispetto reciproco, sensibilità reciproca e interesse reciproco.
Il Primo Ministro ha sottolineato che la pace e la tranquillità nelle zone di confine rimangono una base essenziale per il continuo sviluppo delle relazioni bilaterali. Ha sottolineato la necessità che entrambe le parti rispettino gli accordi e le intese esistenti sulle questioni relative ai confini. I due leader hanno espresso l’impegno a una risoluzione equa, ragionevole e reciprocamente accettabile della questione dei confini, procedendo dalla prospettiva politica delle loro relazioni bilaterali complessive e degli interessi a lungo termine dei due popoli.
I due leader hanno preso atto dei progressi compiuti nei rapporti tra i popoli e hanno sottolineato la necessità di promuovere ulteriormente gli scambi culturali, i legami commerciali e una maggiore mobilità tra i due Paesi. In merito alle relazioni economiche e commerciali, hanno sottolineato la necessità di affrontare le reciproche preoccupazioni, tra cui gli squilibri commerciali strutturali e i problemi della catena di approvvigionamento, nonché di agevolare un accesso al mercato significativo e prevedibile.
I due leader hanno convenuto che entrambe le parti devono continuare ad ampliare il terreno comune sulle questioni regionali e globali e nell’affrontare le sfide.
Il Primo Ministro ha apprezzato il sostegno della Cina alla presidenza indiana dei BRICS e il suo contributo al successo del Vertice BRICS 2026”.
Alla luce di queste dichiarazioni, come si può interpretare la relazione tra India e Cina? Stiamo assistendo a un vero riavvicinamento strategico?
Probabilmente no. Come riporta l’analista indiano Manoj Kewalramani [ https://substack.com/redirect/12471185-a803-4bfd-9ac0-cdd9bdd04b80?j=eyJ1IjoiNTlsZnV2In0.3wNpH4upFWdMdp8u3Pt4Nn-lUoYxo4CZDOIymD2Owhk ], dalle dichiarazioni cinesi risulta evidente che Pechino continua a guardare con profonda diffidenza alla politica indiana. Secondo Kewalramani, più che un grande “reset”, Cina e India stanno cercando di mettere un pavimento sotto la relazione, impedendo che possa nuovamente precipitare ai livelli raggiunti dopo gli scontri di confine del 2020. Kewalramani osserva che dall’incontro tra Xi e Modi non è uscito nessun grande accordo: l’importanza del vertice sta soprattutto nella prosecuzione della normalizzazione.
Ed è interessante che una valutazione per certi versi simile emerga anche da parte cinese. Hu Shisheng [ https://substack.com/redirect/84441b67-2e40-4ad7-9a70-00d4097cd029?j=eyJ1IjoiNTlsZnV2In0.3wNpH4upFWdMdp8u3Pt4Nn-lUoYxo4CZDOIymD2Owhk ], ricercatore del China Institutes of Contemporary International Relations, sostiene che non si debba parlare di riconciliazione, ma di una nuova forma di “coesistenza armata” alla frontiera, competizione regolata e cooperazione selettiva. L’obiettivo immediato non sarebbe quindi eliminare le divergenze, ma impedire che ogni divergenza torni a trasformarsi in una crisi capace di travolgere l’intera relazione. Secondo Hu, sul confine si sarebbe passati gradualmente dalla gestione dell’emergenza a una gestione più istituzionalizzata e permanente della rivalità.
C’è poi il fattore economico. Per Hu Shisheng, una delle ragioni della svolta indiana è molto concreta:
L’India vuole diventare una grande potenza manifatturiera e, nello stesso tempo, ridurre la propria dipendenza dalla Cina; ma per costruire quell’industria ha ancora bisogno di macchinari, componenti, beni intermedi e catene di fornitura cinesi. È una specie di paradosso: per competere domani con l’industria cinese, l’India deve in parte appoggiarsi all’industria cinese oggi.
Nel 2025-26 l’India ha importato dalla Cina merci per circa 132 miliardi di dollari, accumulando un deficit bilaterale di 112 miliardi. Ma circa 82,6 miliardi di quelle importazioni erano concentrati soltanto in elettronica, macchinari, computer e prodotti chimici organici. La Cina fornisce circa il 43% delle importazioni indiane di elettronica, il 40% di quelle di macchinari e computer e il 44% dei prodotti chimici organici, grandi quantità di beni intermedi che entrano direttamente nell’ecosistema manifatturiero indiano.
Il caso più evidente è quello dell’elettronica. L’India è diventata rapidamente uno dei grandi centri mondiali di assemblaggio degli smartphone. Apple, per esempio, nel 2025 ha assemblato nel Paese circa 55 milioni di iPhone, un quarto della propria produzione mondiale. Ma produrre un telefono in India non significa ancora che la sua catena del valore sia indiana. Uno studio pubblicato nel settembre 2026 da Koan Advisory Group [ https://substack.com/redirect/3df452ab-c0ea-4510-b9ca-db17ece00684?j=eyJ1IjoiNTlsZnV2In0.3wNpH4upFWdMdp8u3Pt4Nn-lUoYxo4CZDOIymD2Owhk ] ha individuato 71 categorie di prodotti elettronici nelle quali almeno l’80% delle importazioni indiane proviene dalla Cina; nel 2018-19 erano soltanto 44. Tra queste ci sono motori elettrici, cavi, apparecchiature di commutazione e altri componenti utilizzati non soltanto negli smartphone, ma anche nelle telecomunicazioni e nei macchinari industriali.
È quindi possibile spostare in India l’assemblaggio di un iPhone senza aver ancora spostato in India l’intero ecosistema che permette di costruirlo. Secondo NITI Aayog [ https://substack.com/redirect/c264b85c-1c5a-4303-9ba2-49e42ea27f91?j=eyJ1IjoiNTlsZnV2In0.3wNpH4upFWdMdp8u3Pt4Nn-lUoYxo4CZDOIymD2Owhk ], l’India continua a importare circa il 90-95% dei propri fabbisogni di semiconduttori e componentistica elettronica dall’estero, soprattutto dagli ecosistemi industriali dell’Asia orientale. Nel 2025-26 la Cina da sola ha fornito il 48,9% delle importazioni indiane di semiconduttori.
E la dipendenza non riguarda soltanto i pezzi. Riguarda anche i macchinari e il know-how necessario per far funzionare le fabbriche. Dopo gli scontri di Galwan del 2020, l’India ha fortemente limitato l’ingresso di tecnici e investimenti cinesi. Il risultato è stato piuttosto istruttivo: aziende indiane avevano comprato e installato macchinari cinesi, ma in alcuni casi non riuscivano a metterli pienamente in funzione perché i tecnici cinesi necessari all’installazione, alla calibrazione o alla formazione del personale non ottenevano il visto. Nel 2024 i ministeri indiani del Commercio e dell’Elettronica arrivarono a chiedere esplicitamente un allentamento delle procedure. Secondo un’inchiesta Reuters [ https://substack.com/redirect/7a7f76c0-8681-4743-8960-664f06daa380?j=eyJ1IjoiNTlsZnV2In0.3wNpH4upFWdMdp8u3Pt4Nn-lUoYxo4CZDOIymD2Owhk ], l’industria elettronica stimava addirittura in 15 miliardi di dollari le perdite di produzione accumulate in quattro anni per le difficoltà nell’arrivo dei tecnici cinesi; tra novembre 2023 e aprile 2024 erano state presentate circa 1.600 domande di visto per specialisti provenienti dalla Cina. I tecnici servivano a fabbriche che producevano elettronica, apparecchiature per telecomunicazioni, acciaio e pannelli solari.
Poi c’è un settore nel quale il paradosso è ancora più evidente: la farmaceutica. L’India è una delle maggiori produttrici ed esportatrici mondiali di farmaci generici, ma per fabbricarli continua a importare dalla Cina una parte enorme dei principi attivi e degli intermedi chimici. Nel 2024-25 l’India ha importato circa 4,35 miliardi di dollari di bulk drugs, cioè principi attivi farmaceutici prodotti su larga scala, e di intermedi farmaceutici: 3,2 miliardi, il 73,7%, provenivano dalla Cina.
La dipendenza riguarda antibiotici, antifungini, farmaci cardiovascolari, oncologici, antidiabetici e diversi altri gruppi terapeutici. Secondo NITI Aayog [ https://substack.com/redirect/e04446cb-44d6-4032-8408-c48127a9d4ab?j=eyJ1IjoiNTlsZnV2In0.3wNpH4upFWdMdp8u3Pt4Nn-lUoYxo4CZDOIymD2Owhk ], molti principi attivi farmaceutici cinesi arrivano sul mercato indiano a prezzi stimati del 35-40% inferiori rispetto agli equivalenti prodotti internamente, grazie alle economie di scala, alle infrastrutture industriali e ai costi produttivi cinesi.
Tutto questo aiuta a capire perché, all’interno della stessa India, sia cresciuto il dibattito sull’opportunità di consentire nuovamente maggiori investimenti cinesi. Il punto non è semplicemente “importare più prodotti dalla Cina”. È quasi l’opposto: portare in India pezzi dell’ecosistema produttivo cinese.
Insomma, come lo definisce Liu Zongyi [ https://substack.com/redirect/b486d5fe-be9a-4add-8b26-79929c2c075c?j=eyJ1IjoiNTlsZnV2In0.3wNpH4upFWdMdp8u3Pt4Nn-lUoYxo4CZDOIymD2Owhk ] dello Shanghai Institutes for International Studies, il rapporto tra India e Cina è una forma di “coesistenza competitiva”. L’India vuole migliorare i rapporti con Pechino e utilizzare i BRICS, ma contemporaneamente continua a cooperare con gli Stati Uniti, con il Quad e con altri partner occidentali. Sta cercando di aumentare contemporaneamente il proprio spazio di manovra nei confronti di tutti.
È infatti una delle caratteristiche fondamentali della politica estera indiana. Una copertura strategica che permette a Delhi di mantenere rapporti con Washington, Mosca e Pechino senza vincolarsi completamente a nessuno dei tre. Anche durante la presidenza indiana dei BRICS, Delhi ha cercato di attenuare gli elementi più apertamente anti-occidentali del gruppo, prendendo per esempio le distanze dall’idea di costruire una valuta BRICS alternativa al dollaro.
Le tensioni recenti tra India e Stati Uniti hanno certamente reso più conveniente per Delhi ridurre contemporaneamente quelle con Pechino. Il Wall Street Journal [ https://substack.com/redirect/f0197631-0942-4b4f-90c3-5346fb56e43c?j=eyJ1IjoiNTlsZnV2In0.3wNpH4upFWdMdp8u3Pt4Nn-lUoYxo4CZDOIymD2Owhk ] interpreta proprio in questo modo una parte del disgelo: sia India sia Cina avrebbero interesse a diminuire la propria vulnerabilità rispetto alle oscillazioni della politica americana. Ma lo stesso giornale sottolinea che rimangono intatti quasi tutti i grandi motivi di rivalità: la disputa territoriale, il rapporto strettissimo tra Cina e Pakistan, la competizione industriale e la crescente presenza cinese nell’Oceano Indiano.
In questo senso il vero cambiamento della relazione tra India e Cina non consiste nella scomparsa delle divergenze. Consiste nella decisione, almeno per ora, di non lasciare che ogni divergenza contamini automaticamente tutti gli altri aspetti della relazione.
Da: https://dazibao.substack.com/p/il-paradosso-indiano-competere-con
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