Lunedì due ministri (quello della Difesa, Marcelo Salinas, e quella dell’Educazione, Beatriz García) si sono dimessi dal governo reazionario di Rodrigo Paz. Evidentemente la dura lotta condotta dai proletari e dai contadini boliviani da oltre un mese, con centinaia di blocchi stradali, manifestazioni e scontri con polizia ed esercito, sta creando molti problemi all’esecutivo eletto poco più di sei mesi fa. I giornali padronali boliviani continuano a chiedere la mano dura contro le mobilitazioni popolari (la copertina di El Mundo, pubblicata sotto, recita “Gli imprenditori esigono decisioni immediate di fronte ai blocchi stradali”). Le prime pagine sono spesso dedicate alla morte (difficilmente verificabile, stante la notoria affidabilità dei “giornalisti”) di persone bloccate nei loro spostamenti dai “cattivi” contadini, mentre si sottolinea la “preoccupazione” dei “vicini” (in primis l’Argentina del criminale Milei) di fronte all’instabilità del regime boliviano. Preoccupazione che si esprime anche negli aiuti militari e polizieschi inviati pochi giorni fa dal pagliaccio argentino al governo “amico” di La Paz.

La durezza dello scontro sociale (con almeno una decina di morti nell’ultimo mese) che vede i proletari ed i contadini contrapporsi al governo di Rodrigo Paz (mai cognome fu meno adatto!) crea una situazione potenzialmente rivoluzionaria nel paese andino. Ciò nonostante la solidarietà internazionale sembra quasi completamente assente, almeno qui in Italia e in Europa, al di là di qualche articolo uscito sui canali di alcune organizzazioni (Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Comunista Rivoluzionario, Mag47-Radio Onda d’Urto, ecc.). Un quadro desolante, che ci interroga sullo stato disastroso della coscienza di classe e internazionalista non solo delle grandi masse lavoratrici (su questo nessuno si fa illusioni) ma persino sulla minoranza attiva che ha saputo mettere in piazza decine di migliaia di persone sulla “questione palestinese”.

Flavio Guidi


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