di Flavio Guidi
Continuazione dell’articolo del 13 luglio.
Bruno Zecchini (Il Biondo)
Venezia, 1903 – Parigi, 1967
Aderisce al PSI nel 1919. Operaio meccanico, nel 1921 partecipa alla fondazione del PCd’I a Livorno. Fa parte dei gruppi combattenti del partito. Arrestato nel 1927 e quindi è confinato a Lipari. Riesce a fuggire e, nel 1932, si stabilisce in Belgio, dove aderisce alla Frazione italiana. Espulso dal PCdI nel ’33, si sposta in Francia l’anno successivo. Cognato di Ottorino Perrone, entra in contrasto con lui sulla questione della guerra civile spagnola (nel 1936 lascerà la Frazione per aderire alla minoranza interventista). Partecipa alla guerra civile nelle file del POUM, sul fronte di Huesca, ma nell’aprile 1937, rifiutando la “militarizzazione” delle milizie, lascia la Spagna.
Dal 1937 al 1939 aderisce all’Unione Comunista, ma dopo la guerra si ricongiunge con la Frazione e partecipa alla formazione del Partito Comunista Internazionale in Francia. Nel 1952 segue la tendenza “bordighiana” (Programma comunista) rimanendovi fino alla morte prematura.
Renato Pace (Romolo), Roma, 1903 – (?)
Elettricista. Aderisce nel 1927 alla Frazione bordighista all’estero, che abbandona nel 1936 a causa degli eventi di Spagna seguendo la minoranza interventista. Infatti lo troviamo all’Hotel Falcòn, quartier generale del POUM. Si arruola nella Colonna Lenin del POUM e partecipa alla guerra civile sul fronte d’Aragona. Contrario alla militarizzazione delle milizie, abbandona la Spagna nell’aprile del ’37. Durante la seconda guerra mondiale aderisce all’Unione Comunista. Dopo il 1945 aderisce al Partito Comunista Internazionalista. Alla separazione del 1952 segue la linea di Battaglia Comunista. Non sono riuscito a trovare ulteriori notizie.
Enrico Russo (Candiani)
Napoli, 1895 – Napoli, 1973
Lavora come operaio metallurgico impegnandosi nell’attività sindacale. Divenuto segretario della Federazione Italiana Operai Metallurgici di Napoli, si distingue durante il Biennio Rosso. Iscritto al Partito Socialista Italiano, nel 1924 si separa con i cosiddetti terzini per aderire al Partito Comunista d’Italia. E’ l’ultimo segretario della Camera del Lavoro di Napoli, nonché della Federazione provinciale del PCd’I.
Nel dicembre 1926, in seguito alla condanna a tre anni e mezzo di confino, emigra clandestinamente a Marsiglia dove, passato al Partito Comunista Francese, con Nicola Di Bartolomeo e Mario La Rocca, è membro del Comitato regionale dei gruppi comunisti di lingua italiana. Espulso dalla Francia, trova rifugio in Belgio dove, escluso dal PCd’I, aderisce alla Frazione di sinistra del PCd’I, raggruppamento che si richiama alle posizioni di Amadeo Bordiga. A nome della Frazione, firma il 15 settembre 1930 il documento del Segretariato internazionale provvisorio dell’opposizione comunista Sulle prospettive e sui compiti della rivoluzione cinese. Nel 1931 pubblica l’articolo La questione sindacale e la mano d’opera straniera (Bollettino interno della Frazione di sinistra, n. 2, aprile 1931) e, nel 1935, al Congresso della Frazione, presenta con Virgilio Verdaro e Piero Corradi la risoluzione, sostanzialmente approvata, con la quale il gruppo cessa di essere la “frazione di un partito passato definitivamente nei ranghi del nemico”.
L’anno dopo, con Mario De Leone, appoggia la tendenza favorevole all’intervento nella guerra di Spagna. Sul fronte di Aragona, assume il comando della Columna Internacional Lenin del Partido Obrero de Unificación Marxista (POUM) e partecipa a significativi episodi bellici, insieme con Emilio Lionello, Giuseppe Morini e Gildo Belfiore. Contrario alla militarizzazione delle milizie volontarie (ossia alla loro subordinazione alle autorità governative), ritorna in Francia nel 1937 e aderisce all’Union Communiste.
Vive in grande miseria a Bruxelles dove, allo scoppio della guerra (settembre 1939), è arrestato e internato nel campo francese di Saint-Cyprien, sulla costa mediterranea, vicino al confine spagnolo. Il 14 luglio 1940, è consegnato ai fascisti italiani. Confinato alle Isole Tremiti, è rilasciato nel settembre 1943.Si reca a a Napoli, dove in ottobre è uno dei protagonisti della cosiddetta scissione di Montesanto, che per alcuni mesi divide il PCI. Svolge un importante ruolo nella rifondazione della Confederazione Generale del Lavoro (CGL rossa), di cui è segretario e direttore del suo giornale (Battaglie Sindacali), fino a quando, nel settembre 1944, il Partito Comunista Italiano, il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, la Democrazia Cristiana e gli Alleati impongono il nuovo sindacato, la Confederazione Generale Italiana del Lavoro, in nome del Patto di Roma (3 giugno 1944).
Disgustato, accentua i propri sentimenti anti-stalinisti, rifiuta le cariche pubbliche che gli vengono proposte (tra cui il Ministero del Lavoro), rompe i rapporti con il PCI e aderisce al PSIUP. Con la scissione di palazzo Barberini (XXV Congresso, 5-15 gennaio 1947), aderisce al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani di Giuseppe Saragat e fa parte della sua direzione nazionale. Dal 1953 al 1955 dirige la rivista Battaglia Socialista. Muore a Napoli nel 1973.

Etrusco Benci, detto Saliera (Grosseto, 1905 – Bruxelles, 1943)

Biografia
Militante repubblicano, nel 1935 Benci espatriò clandestinamente in Francia. A Nizza, dove aveva trovato lavoro, aderì al Partito comunista e, allo scoppio della guerra di Spagna, fu tra i primi ad accorrere nella vicina Repubblica, dove si arruolò nella Colonna Lenin del POUM per combattere i franchisti. Ferito a Saragozza, e decorato per il suo valore, Benci tornò in Francia dopo la vittoria di Franco. Le autorità francesi lo internarono a Gurs, ma l’antifascista italiano, all’inizio della seconda guerra mondiale, riuscì ad evadere dal campo. Con l’occupazione tedesca, Benci partecipò alla lotta partigiana con i resistenti francesi. Passò poi in Belgio, per continuarvi la guerriglia contro i tedeschi. Catturato dai nazisti con altri duecento partigiani belgi, Benci venne fucilato il 12 giugno 1943.
Commemorazioni
Etrusco Benci è sepolto all’enclos des fusillés, cimitero di Bruxelles per i caduti della Resistenza sito nel comune di Schaerbeek. Nel novembre 2018 è stata inoltre posizionata in sua memoria una pietra d’inciampo presso la sua residenza in rue de la Perle 10 a Molenbeek.
A Grosseto gli è stata dedicata una piazza all’interno della “Cittadella dello studente”,[1] ed è inoltre ricordato insieme ad Albo Bellucci e Giuseppe Scopetani con una bassorilievo in gesso, realizzato da Tolomeo Faccendi, sito nell’atrio del Palazzo Comunale.

Giuseppe Bogoni (Zimella, 1907 – Roma, 1982)
Biografia
Nato a Zimella, scelse la fede valdese dopo il matrimonio. Fu segretario della Gioventù del Partito Socialista Italiano (massimalista) e, subito dopo la laurea in lettere, fu costretto ad emigrare. Bogoni combatté nella milizia del POUM durante la guerra di Spagna nella colonna internazionale Lenin sul fronte di Huesca.
Antifascista, fu esule in Francia dal giugno del 1937 e, dopo i moti di Barcellona, qui siglò i suoi articoli con il nome di battaglia Martini. Dopo la resa della Francia nel giugno del 1940, è passato nella clandestinità, a Lione, insieme a Duilio Balduini e Rosa Winkler. Fu arrestato in un raid a Parigi all’inizio del 1944 mentre trasportava dei documenti riservati. Alla fine della guerra poté ritornare in Italia: si trasferì a Taranto per fare propaganda repubblicana e impedire un pronunciamento dei reparti della Marina a favore della monarchia. Deputato socialista di Lecce dal 1948 al 1963, morì il 5 gennaio 1982.
Fu il primo protestante ad entrare nel Parlamento repubblicano a metà del 1952, dove sedette sino al 1963. Si batté per l’affermazione della libertà religiosa sollecitando le forze politiche e i governi all’attuazione dell’articolo 8 della Costituzione, in modo particolare per i culti acattolici.

Renzo Picedi, Arcola, 1914 – fronte di Huesca, 1936

Picedi Renzo Balilla di Amilcare, nato il 5 maggio 1914 ad Arcola (La Spezia). Barbiere, socialista massimalista. Antifascista sin da giovanissimo, abbandona la scuola per non dover indossare la camicia nera. Aderente al Partito Socialista Massimalista, nel 1932 emigra in Francia con la famiglia ed entra in contatto con Giustizia e Libertà e si trova già in Spagna allo scoppio della guerra civile. Picedi partecipa alla battaglia nelle strade di Barcellona nel luglio 1936, ed il 26 luglio 1936 si arruola nella colonna “Lenin” del POUM, (Partido Obrero de Unificacion Marxista), un partito comunista antistalinista, comandata dall’italiano Enrico Russo. Ferito il 19 settembre 1936 sul fronte di Huesca per lo scoppio di una granata in località Casetas de Quicena, mentre si trova in infermeria. Un proiettile da 105 mm gli seziona la gamba sopra il ginocchio; viene portato in un cascinale e curato dai contadini del paese di Novales, ma morirà alcuni giorni dopo di cancrena non potendo ricevere cura adeguate. Verrà tumulato nel cimitero di Novales ed una foto mostra Rosa Winkler, Giuseppe Bogoni e Giuseppe Fusero intorno alla tomba di Picedi a Novales (Aragona). A Barcellona verrà organizzata una commemorazione ufficiale alla presenza del padre, Amilcare, venuto in Catalogna dalla Francia, dove era in esilio, alla presenza di molti poumisti e massimalisti. Il 2 ottobre 1936 il periodico “Giustizia e Libertà” di Parigi pubblica il suo necrologio storpiando il suo nome in Piccedi: “Giovanissimo. Di Arcola. Abitava a Nizza dove faceva il barbiere. Era membro del partito massimalista e più di una volta sul terreno dell’azione collaborò con “Giustizia e Libertà”. Un suo zio, Balduini, partito con i primi per il fronte, si trova ora a Barcellona nella milizia del “Poum”. Un altro suo zio, Biso Onorato, si trova assieme con il figlio nella colonna italiana. Renzo Piccedi è stato ucciso da una cannonata in una casa nella quale era stato portato febbricitante e leggermente ferito da uno scoppio precedente.” Il 9 ottobre 1936 un nuovo articolo a lui dedicato compare su Giustizia e Libertà: “Monaco 6 ottobre. Sabato sera abbiamo assistito alla commemorazione di Renzo Picedi di Arcola, moto a 22 anni sul fronte aragonese nella colonna del P.O.U.M. Faggi e Braman rievocarono il caduto nel “Relais Fleuri” di Nizza. Benchè ammalato di angina e pregato di stare a letto dal compagno Braman, Picedi non appena seppe dell’attacco nemico, si alzò in fretta, febbricitante, per raggiungere al linea di fuoco che si trovava alla distanza di 500 metri. Fu colpito da una cannonata che gli spezzò la gamba. Morì dissanguato. Lo ricordiamo ancora sempre gaio e gentile e sorridente. Dava sempre tutto e niente chiedeva: altruista ne vero senso della parola. Entrò in Francia nel ’32 animato da una grande volontà di lotta per la liberazione dell’Italia. Aveva abbandonato la scuola per non indossare la camicia nera. Agli zii ripeteva: “In Italia mi sentivo un vile e non volevo che si pensasse che nella nostra famiglia ve ne fosse uno che non fosse avversario del fascismo. Se sapeste quanti passerebbero all’opposizione se potessero fare come me: mettere i piedi in terra di Francia!” Era serissimo: di una serietà da uomo maturo. Aveva partecipato a tutte le forme di lotta contro il regime mussoliniano. E spesso aveva dato la su spontanea preziosa collaborazione a iniziative di G. L. Parenti e compagni s’ispireranno al suo ricordo come esempio.” Il 2 giugno 1985 un gruppo do 39 arcolani rendono omaggio alla tomba di Novales. Nel 2014 il comune di Arcola inserisce il nome di Renzo Picedi in una targa commemorativa dedicata ai volontari antifascisti combattenti per la libertà della Spagna repubblicana e gli dedica una via cittadina.
Cristofano Salvini (Tosca) – 1895 – 1953. Non sono riuscito a trovare altre informazioni su di lui, così come delle altre decine di militanti italiani trotskisti, bordighisti, socialisti massimalisti, anarchici, persino “comunisti ufficiali” (tra i quali ci sarebbe potuto anche essere Guido Picelli, l’eroe delle barricate di Parma, che, tramite Julian Gorkin a Parigi, a Barcellona prese contatti con il POUM, che gli offrì di guidare una colonna del partito. Pochi giorni dopo però Picelli scelse di raggiungere le più efficienti e meglio armate Brigate Internazionali) come Placido Magreviti, Duilio Balduini, Piero Milano, Mario Bramati, ecc. ecc.
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