Abbiamo appena appreso di un’ottima iniziativa dei compagni del PCL, che pubblicizziamo volentieri.

*Il Partito Comunista dei Lavoratori denuncia con un proprio esposto le responsabilità del governo nazionale, di quello lombardo e della Confindustria nello sviluppo esponenziale del contagio e delle morti nella regione Lombardia*
All’Ill.ma Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo
……………………………………………………………………………………………………di Brescia
……………………………………………………………………………………………………di Milano
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il sottoscritto Marco Ferrando res.te in via […], […], n. cf. […], in persona e n.q. di portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori,
gravemente allarmato per i fatti avvenuti recentemente nelle province di Bergamo e Brescia, segnatamente per la mancata chiusura e realizzazione della zona rossa per i comuni di Alzano Lombardo e Nembro, poiché dalle notizie riferite dalla stampa e dai telegiornali, emergono ictu oculi, gravi responsabilità politiche e penali a carico della Regione Lombardia, nonché del Governo della Repubblica, intende sottoporre al vaglio dell’Ill.ma S.V tali fatti al fine di rilevare condotte illecite e l’esistenza di reati.
In buona sostanza dall’inchiesta emersa dal Corriere della Sera (C.f.r. Corriere della Sera 6/4 u.s.), risulta che tra gli ultimi giorni di febbraio e i primi di marzo, fosse tutto pronto per erigere una “zona rossa” nei comuni di Alzano, Nembro ed altri, così come giustamente è stato fatto precedentemente per Codogno.
Riferisce il Corriere della Sera che camion della Polizia e dell’Esercito erano già pronti per intervenire, quando inspiegabilmente furono ritirati all’ultimo momento senza alcuna ragione.
Occorre rilevare che i primi due malati di Covid-19 vengono scoperti il 23 febbraio e che già alla fine di febbraio era chiaro, purtroppo, nel comune di Alzano e più in generale nella bergamasca fosse esploso un rilevante e violento focolaio di infezione.
Alla luce di codeste considerazioni, vorremmo sottolineare la gravità di questa notizia: chi ha bloccato e impedito il meccanismo di costruzione della zona rossa ad Alzano e Nembro, perché? Cui prodest?
Chi ha disatteso le indicazioni di costruzione delle zone rosse intorno ai focolai di infezione, richieste dall’Istituto superiore di Sanità, come risulta chiaramente da tale articolo?
Un ulteriore elemento di abnormità e grave imprudenza è determinato dalla riapertura dell’ospedale di Alzano, solo dopo poche ore dopo la chiusura, nel pomeriggio del 23 febbraio.
Mi sia solo consentito, sommessamente, rilevare che queste condotte non sembrano inspirate a criteri di prudenza, ragionevolezza e buon andamento della Pubblica Amministrazione.
Successivamente, come è noto, vi è stata una polemica non proprio edificante, circa le responsabilità, afferenti alla omessa realizzazione delle zone rosse nella bergamasca, tra il Governo centrale, vedi in proposito dichiarazioni del Presidente del Consiglio, nonché le risposte del Presidente della Regione Lombardia.
In buona sostanza Governo e Regione scaricandosi addosso la responsabilità politica per la colposa condotta omissiva, affermavano e convenivano sul fatto che poiché era stata dichiarata in data otto marzo la zona rossa in tutta la Lombardia e, in generale in tutta Italia, venivano meno le ragioni di esecuzione di un’aria sicurezza ad Alzano e Nembro. Tale giustificazione non ha, a mio giudizio, alcuna validità, perché quello che veniva decretato per tutta la Lombardia e tutta Italia, non era l’istituzione di una cosiddetta zona rossa, ma di quella che è stata a volte definita zona “arancione”. Se così non fosse non potrebbe intendersi perché alcune regioni (ad esempio Campania e Lazio) sottoposte alle stesse regole di quarantena del resto d’Italia hanno istituito, su decisione dei propri presidenti, “zone rosse” in alcuni comuni del proprio territorio, ciò perché, all’evidenza e come si è visto nel caso di Codogno, “zona rossa” implica una quarantena rafforzata rispetto a quella vigente nel resto del paese, incluso la Lombardia.
Ci sia consentito rilevare, che così come richiesto dall’Istituto Superiore di Sanità, considerata la virulenza e l’aggressività del contagio, sarebbe stato opportuno e prudente prendere opportune e specifiche misure di sicurezza in alcuni comuni della bergamasca e del bresciano, istituendo appunto in essi uno o più zona rosse.
Ma in ogni caso, nella denegata ipotesi che si volesse aderire alla semplicistica e tautologica tesi del Presidente del Consiglio, rimangono scoperti sette/otto giorni, tra la grave esplosione del contagio in quelle aree, e la proclamazione della zona rossa in Lombardia.
Settimana, in cui il contagio ha avuto modo di esplodere incontrollato. (dati Istat rilevano che nella bergamasca il contagio in tale settimana è cresciuto di oltre il 1000%).
Circa le ragioni di tale comportamento scellerato ed inopportuno, non si può non considerare le pressioni fatte da Confindustria Lombarda per non creare zone rosse nella bresciana e Bergamasca, vista l’alta concentrazione industriale, (C.f.r intervista sul sito T.P.I. al presidente Confindustria Lombarda in data 7 aprile u.s. in cui, tra l’altro si parla di un incontro svoltosi ai primi di marzo in regione Lombardia, evidentemente allo scopo di bloccare la istituzione della zona rossa nella bergamasca).
Ulteriore conferma a tale sospetto, si ha leggendo le dichiarazioni del Sindaco di Brescia Emilio Del Bono (intervista su Il Fatto Quotidiano del 17/03 u.s.) in cui si afferma “Il peso del mondo industriale sia a Roma che a Milano si è fatto sentire”, prosegue affermando che tale comportamento non ha permesso che il contagio con un comportamento più cauto sarebbe stato minore e più diluito nel tempo.
Tutto ciò premesso il sottoscritto Marco Ferrando chiede all’Ill.ma S.v, accertati i fatti della narrazione de. quo, ove ritenuto, di voler accertare, la penale rilevanza delle condotte innanzi evidenziate del Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, del ministro della salute pro tempore, del Presidente della regione Lombardia pro tempore, dell’assessore alla salute pro tempore, di persone aventi ruoli dirigenti in Confindustria Lombarda o nelle sue strutture e di ogni altro soggetto ritenuto responsabile, per i reati di contagio colposo, omissione e abuso in atti di ufficio, ed ogni reato che la Ill.ma S.v intenderà ravvisare.
Con ossequio ed osservanze,
f.to
(Marco Ferrando)
9 aprile ’20