di Vic Camarda

 

Un brutto risveglio. Un mese, non ancora 40 giorni, eppure… mi sembrano di più, tanti, sebbene non saprei quantificarli. Non so, ma a volte ho come la sensazione di non saper cogliere al momento giusto il senso delle cose – ammesso che ce l’abbiano -, registrarle, combinarle, modellarle, darne un valore – se ce l’hanno -, condividerne il fine, lottare per raggiungerlo. Come il risveglio odierno, che non mi lascia ricostruire il sogno notturno, le concatenazioni di vari eventi che hanno segnato la mente, occupato le pause, le aeree di sosta nella mia testa, dove il viaggiatore perenne ogni tanto, forse ogni notte di certo, prova a trovare riposo. Ma non riesco a ricordare e collegare gli eventi occorsi, come se tutto fosse accaduto in una valle profonda, in un pozzo largo ed ampio, in un tempo esteso, lunghissimo, un momento eterno, ecco, e che ancora, sveglio, mi tiene fermo, in scacco, come catturato, tenuto in ostaggio.
Questo momento mi sembra un non momento, un momento di turbamento, di solo sgomento, un tormento, è come se avvertissi un lungo flebile lamento lento dentro, ma senza averne certezza, boh, sarà perché sono ancora sonnolento. Ecco cos’è. Riprendo a connettermi con il reale, reale inviato di notte a cliccate a neuroni dormienti ma che ci hanno lavorato sopra a botta di flash e di screenshot. Ecco: ora incomincio ad avere chiare le visioni notturne e descriverle mi sembra come rivederle in tutta la loro intelleggibilità.
Tra le pieghe del sonno mi vedevo come intrappolato, con la testa cinta da sbarre: stamani mi ritrovo agli arresti domiciliari, sebbene privilegiato, coi viveri in cantina e la carta di credito in saccoccia. Cito a proposito il filologo e poeta Francesco Benozzo (candidato dal 2015 al Premio Nobel per la letteratura, direttore di tre riviste scientifiche internazionali, membro del Comitato scientifico di gruppi di ricerche internazionali, insegnante universitario a Bologna) “siamo tutti agli arresti domiciliari”, arresti decisi senza dibattito parlamentare, con democrazia sospesa o soppressa, “presidiati dalle forze dell’ordine e dai militari… Come vivo questo isolamento? Da privilegiato, avendo comunque… uno stipendio a fine mese, e vivendo… tra i boschi, [sui monti], facendo lezione da remoto”. E’ la situazione di molti, ma non di tutti.
Non avrei mai immaginato che avrebbero potuto tenerci reclusi in casa senza dover costruire gabbie apposite, altre prigioni, senza assumere nuovi carcerieri (ma quanti, poi? Sarebbe stato impossibile). Non avrei mai pensato che avrebbero potuto di tanto in tanto, come in un film di fantascienza, spostare la nostra attenzione, la nostra concentrazione, su un nuovo “nemico di classe”, invisibile, non individuabile, nascosto tra le fauci belle, ruvide, morbide, sottili, rosee, spente, accese, sinuose, viscide, blasfeme, gentili, le fauci di tuoi simili, buoni e cattivi, avidi e dolci, maschi e femmine, fauci stranamente e assurdamente atte a celare, ad ospitare inconsapevolmente un nemico sconosciuto, ma prepotente, pronto a scagliarsi come animale selvaggio sulla prima preda a tiro, senza emettere un urlo d’attacco, no, colpendo, senza alcun suono né urlo, non un’arma, nulla se non microgoccioline… nuclei di goccioline in libera inoffensiva uscita, dalla tua bocca, dalla sua, dalla mia, senza produrre un lamento, senza lasciare un segno, una piccola ferita, no, niente al momento; dopo, però, dolore, malore, affanno, sarebbero comparsi dopo, nel tempo, e, col tempo, alleato incolpevole ma inclemente, a portare respirazione difficile, insufficienza renale, fino a determinare fatalmente la morte.
E questo nemico, nemico di tutti, da tempi immemori ha avuto nomi diversi, da carestia a peste, da colera ad ebola, da sars all’odierna coronavirus.
E come sempre, oggi, improvvisamente, perdi di vista i tuoi riferimenti, i tuoi contatti, i tuoi appoggi, i tuoi aiuti o i tuoi persecutori.
Non hai più il tuo nemico che tiene alta la tua rabbia quotidiana, colui che ti nega un lavoro dignitoso, o semplicemente un lavoro, il nemico a cui imputare il tuo non riuscire arrivare alla fine del mese, o a fine giornata, non hai più il tuo nemico di sempre, un padrone, il tuo sfruttatore, chi ti nega una proroga d’affitto e ti lascia per strada, il nemico seduto in poltrona, intento a bere, ad inveire e a colpirti solo perché sei donna inerme e indifesa, il nemico dietro un vetro divisore che ti nega un prestito, un mutuo, finanche una somma ad usura, il nemico che ti nega qualsiasi ancora di sicurezza per i tuoi anni futuri, perché ha deciso che tu vivi solo oggi e che domani non conterai più niente, ché sarai vecchio e stanco, inopportuno e inservibile…
Non hai più il capitalista, l’imprenditore d’assalto che con delibere apposite ti priva della tua piccola bottega, del tuo laboratorio artigianale, del tuo orto, destinandone il suolo espropriato ad un’enorme area di produzione di gas tecnici o di smaltimento di rifiuti tossici.
Ti hanno prescritto, indicato un nuovo nemico, che si rinnova continuamente, ieri straniero, barbaro, ebreo, o streghe, untori e pagani, zingari e neri, omosessuali, poi comunisti o migranti, oggi, d’improvviso, quello a te più vicino, di fronte, di fianco, da tenere a dovuta distanza, ieri nemico col burga, oggi se privo di mascherina, nemico indistinto ma certamente letale, possibile nemico se in movimento, per strada, senza un motivo legiferato, se fa la spesa per un sol pezzo di pane o un ortaggio… i decreti sicurezza hanno sconfinato, sono andati oltre una legittima base di sicurezza, e i decreti corinavirus vanno ben oltre la sicurezza, una sorta di 41bis per ognuno: certo, è per il bene di tutti e di ciascuno. Mai c’era stata tanta solidarietà, peraltro internazionale. Solidarietà oppure inasprimento di divieti? Domani, dopodomani, ci si potrà riunire, manifestare, scioperare? La normalità, il ritorno alla normalità sarà automatica? Possibile?

All’inizio della quarantena e man mano che i morti aumentavano ho pensato che il coronavirus avesse abbattuto, se non tutti, molti confini, muri, odi, divisioni, avesse annullato differenze di ceto e di classe, colpendo a caso. Già, però, vivere il pericolo, il dilagare del morbo, non è uguale per tutti… Sì, certo, ovvio che non per tutti è uguale la convivenza col male, la facilità o meno di poter essere contagiati, ma non pensavo che per tanti la realtà fosse così alquanto diversa e deficitaria, oltre ogni minima considerazione umana, solo perché oltre le sbarre, dentro quattro pareti ristretti, ammucchiati come animali in gabbia.
E’ di stamani la notizia di carcerati ribellatisi e picchiati dalla polizia.
E’ catastrofico il quadro ripreso dalle tv e che Benozzo descrive dettagliatamente: “drammatiche immagini delle corsie sovraffollate, dalle infermiere e medici esausti quando non deceduti, delle bare senza fiori appoggiate fuori dagli ospedali, [poi] portate via con scene hollywoodiane dai mezzi militari. E i bollettini quotidiani di contagiati, ricoverati, guariti e morti. E tutto questo mentre la polizia gira per strada, mentre la protezione civile istiga coi megafoni a barricarsi nelle proprie abitazioni, mentre i balconi si riempiono di cittadini lobotomizzati che inneggiano alla patria, e mentre i santoni virologi – che si sono messi di recente a parlare anche di Dio in contrasto con sua santità il papa – ammoniscono, in nome della scienza, sui nuovi morti che dovremo contare se non facciamo come loro hanno deciso.
Sì, il virus miete certamente i suoi morti, come altre centinaia di virus con cui conviviamo e che a volte ci ammalano, e ormai la nazione conosce a memoria il numero di questi morti, poiché arrivano puntuali alle ore 18 con i dati ufficiali. Verrà poi certamente un momento in cui si proverà a capire anche come sono fatti questi conteggi. I morti diretti per coronavirus al 28 marzo – secondo i dati dell’Istituto Superiore della Sanità – sono in totale 7, e gli altri sventurati sono stati uccisi per il colpo di grazia che questo virus ha dato alle loro già precarie condizioni. Questo non sminuisce ai miei occhi l’effetto del virus, ma mi lascia dubbioso sulla narrazione imposta di una pandemia in atto… Non so, come scienziato, che valore “scientifico” abbia metterlo nel conteggio delle vittime dell’epidemia. Di questo bisognerà pur tener conto visto che i 60 milioni di cittadini gioiscono alle 18.05 se ci sono anche solo 30 morti in meno nei famigerati bollettini (inviando cuoricini e ringraziamenti sulla pagina Facebook del Dipartimento della Protezione Civile) o si rattristano (inviando faccine con la lacrimuccia) se ce ne sono 30 in più: gioiscono o si rattristano, beninteso, perché all’interno della strategia della paura di cui si trovano a essere marionette inconsapevoli, sono convinti che quei dati ci dicano se il virus sta accelerando o decelerando. Aggiungerei anche, ma qui si apre un discorso molto diverso, che – sempre secondo i dati ufficiali dell’Istituto Superiore della Sanità – ogni anno in Italia circa 20.000 persone si ammalano in ospedale di varie patologie (tra le quali la polmonite è la più frequente) e muoiono a causa di queste: a chi entra in ospedale per un’operazione al femore può cioè capitare di ammalarsi per polmonite, e se è anziano o con altre complicazioni di morire a causa di questa malattia contratta dentro all’ospedale. Questa alta percentuale di morti per patologie contratte in ospedale è spiegata dai medici con il sovraffollamento: e quella – cronica – del sovraffollamento è una situazione che di questi tempi è quintuplicata.
In questi giorni di emergenza, mentre il primo ministro si presenta sui canali ufficiali preoccupato e impallidito, chiedendo a tutti di “stingersi a coorte”, il governo italiano spende 70 milioni di euro in spese militari (due miliardi al mese), e che con le spese militari di un solo giorno, cioè con i 70 milioni che vengono spesi ogni ventiquattro ore, si potrebbero costruire e attrezzare sei nuovi ospedali o comprare 25.000 respiratori. Se ci atteniamo questi dati, possiamo parlare dell’emergenza in corso, senza troppi giri di parole, come di una strage di stato”.
Benozzo ha parlato addirittura di “finta pandemia”, dichiarando di averlo fatto “in alcune interviste all’estero. Qui chi non la pensa come i medici ufficiali viene denunciato (se è un medico viene invece radiato). È infatti palesemente in atto anche una soppressione della libertà di parola. Non mi interessano tesi cosiddette complottiste. Io ho parlato di finta epidemia perché gli effetti di questo virus sono stati da subito incanalati nel terrore dell’epidemia, e dunque percepiti, temuti, enfatizzati e pompati dentro un contesto di paura indotta e controllata militarmente. Questa epidemia è finta perché nasconde il vero problema e si alimenta del terrore creato intorno ad essa.
È inoltre finta perché tra i cosiddetti poteri forti non ci sono voci fuori dal coro e tutte le componenti appaiono allineate nel sostenere un’unica narrazione, secondo tutte le strategie di manipolazione elencate ad esempio da Noam Chomsky per ottenere la manipolazione delle masse:
1. strategia della distrazione;
2. creare problemi e poi offrire le soluzioni (sono già tutti – non io – in fremente attesa del fantomatico vaccino);
3. strategia delle limitazioni graduali e poi sempre più stringenti;
4. strategia della soluzione come “dolorosa e inevitabile”);
5. usare l’aspetto emotivo più che l’argomentazione (immagini apocalittiche, bollettini di guerra);
6. mantenere gli interlocutori nell’ignoranza e nella mediocrità (il virologo non si può mettere in discussione, noi non siamo in grado);
7. stimolare i cittadini ad essere compiacenti con la mediocrità (flash mob e altre manifestazioni di massa);
8. rivolgersi ai cittadini come a dei bambini (le parole del Governatore della Lombardia: “Se non lo capite con le buone domani ve lo faremo capire con le cattive”);
9. insinuare il senso di colpa (siamo tutti potenziali contaminatori e untori, siamo tutti colpevoli, siamo messi gli uni contro gli altri per via di questa vergognosa colpevolizzazione);
10. conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano.
Quella del Coronavirus è una grande truffa. Si tratta di un’epidemia dichiarata che non miete – come le vere epidemie – masse indistinte di persone, ma che invece uccide in massa i diritti di libertà e la dignità di tutti, imponendo un punto di vista univoco che vieta agli individui di autodeterminarsi e abituando la popolazione ad accettare come normalità la sospensione dei propri diritti inalienabili. Le persone che sono purtroppo decedute per questa combinazione di spazzatura metabolica e a causa di questa strage di stato vengono inoltre usate in maniera strumentale dal governo e dagli organi di propaganda tutti allineati, spaventati e agli ordini di questo terrorismo sanitario”.
Va bene, ok, come non detto. Per ora è emergenza, e bisogna essere uniti, omologamente uniti. Si lotta anche così. Però, quando tutto o quasi forse sarà finito, non venite a dirmi che c’è un conto lungo km da pagare e che esenti saranno in tanti, dalle grandi aziende che nel frattempo p.es. si sono trasferite in Olanda (per loro non c’era alcun divieto di movimento) alle multinazionali con sede altrove, dai grossi speculatori odierni agli evasori di sempre. E no, continuare come prima e più di prima non dovrebbe più essere possibile. Quando cesserà la fase 3, 5, 8, l’ultima fase, la povertà sarà aumentata, il salario diminuito o a tanti sparito, i prezzi saranno volati alle stelle, non sarà una crisi, ma un’ecatombe: il nemico avrà lo stesso nome di prima, “padrone”, la lotta più dura; vedo nella ribellione l’unica via d’uscita, poichè non si potrà continuare a morire per sopravvivere, sperando che sopravvivere sia meglio di morire.
Vic

Fonti:
https://librieparole.it/zibaldone/1569/francesco-benozzo-intervista-pandemia-covid-19/
https://comedonchisciotte.org/quella-del-coronavirus-e-una-grande-truffa/
https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/08/news/paura_per_il_coronavirus_e_protesta_nelle_carceri-250675140/