di Flavio Guidi
Una conferenza si è tenuta ad Accra (Ghana) la settimana scorsa, tra i paesi africani e quelli dei Caraibi. Al termine l’Unione Africana e la Comunità dei Caraibi hanno approvato giustamente un piano in 19 punti che chiede scuse formali ai paesi che hanno tratto beneficio dalla tratta degli schiavi e una serie di richieste economiche di “risarcimento” per la barbarie schiavista. Il piano però non menziona quali paesi debbano presentare scuse e rendere disponibili i risarcimenti. Mi permetto di suggerire ai politici convenuti ad Accra un rapido elenco degli stati eredi di quelli che hanno deportato milioni di africani tra il VII e il XX secolo (tratta arabo-islamica) e tra il XVI e il XIX secolo (tratta transatlantica).
- Tutti i paesi dell’Europa Occidentale, ma in particolare Portogallo, Spagna, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio e Danimarca.
- Tutti i paesi arabi, ma in particolare Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Sudan, Arabia Saudita, Oman, Yemen, Iraq e Siria.
- La Turchia, in quanto erede dell’Impero Ottomano, principale approfittatore della tratta arabo-islamica tra il XV e il XIX secolo.
A voler estendere il concetto, alla prossima conferenza bisognerebbe invitare anche i paesi dell’Europa orientale (in particolare Ucraina e Russia) e del Caucaso (in particolare la Georgia), vittime della tratta degli schiavi (la parola deriva da “slavo”) bianchi durante il Basso Medioevo da parte soprattutto della Repubblica di Venezia, e tra il XV e il XIX secolo da parte dell’Impero Ottomano (in particolare la schiavitù femminile). Se poi si decidesse di organizzare una conferenza mondiale per, finalmente, stigmatizzare una volta per tutte l’obbrobrioso fenomeno della schiavitù negli ultimi secoli, sarebbe necessario coinvolgere anche i paesi asiatici, a partire dalla Cina (che dovrebbe stare sia tra i risarciti – il traffico dei coolies nel XIX secolo- che tra i “risarcitori”).
A proposito di ciò, mi permetto di riproporre un mio articolo di sei anni fa, uscito su questo blog. E, per chiudere, Né dio, né stato, né servi, né padroni!
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