di Enrico Semprini (da “La Bottega del Barbieri”)
Questo elaborato è il primo di una serie in cui verranno trattati tre temi, magari anche più volte, ma sempre con angolazioni differenti.
- La remigrazione;
- la psicologia di massa del fascismo;
- il ruolo dell’irrazionalità e delle religioni.
REMIGRAZIONE: I FASCISTI LA FANNO MEGLIO!
Chi di noi ha mai sentito lo slogan “abbiamo bisogno degli immigrati”?
Eppure si è sentito molte volte e la cosa interessante è che è considerato un discorso “di sinistra”.
Se analizziamo la frase possiamo individuare un tema opportunista legato alla possibile “sfruttabilità” di queste persone per un benessere che si vive qui, in Occidente.
Se lo analizziamo con attenzione, ci rendiamo conto che è un discorso tutto interno ad una logica imperialista: non ci si chiede quale siano i problemi che inducono le persone ad emigrare, non si fanno statistiche chiedendo a chi emigra quali siano le esigenze che cerca di soddisfare. Ci si accontenta di cercare di capire se la spesa sociale per queste persone è superiore o inferiore alle tasse che pagano, se abbiamo bisogno o no di badanti, di donne e uomini che facciano lavori umili e sottopagati.
“Ci servono” è un concetto di tipo utilitaristico che disconosce la soggettività di chi emigra.
Per l’autore di questo articolo questa affermazione NON è un discorso di sinistra: è un discorso di destra.
Se una persona non ha un genitore anziano, oppure lo ha ma non ha i soldi per pagare una badante, se non è padrona di una azienda in cui sfruttare la forza lavoro immigrata, gli immigrati non le servono, c’è poco da fare. Per una persona povera, l’immigrato è un’altra persona che cerca di arrivare alla fine del mese, che se non è organizzato in un sindacato tende ad accontentarsi, che fa la fila come lei al pronto soccorso o che si ritrova accanto in ospedale, che fa la spesa magari con un abbigliamento non abituale.
Per chi è sulla soglia della miseria, un’altra bocca da sfamare è un problema in più che si aggiunge. Non è una teoria, è la realtà concreta di esseri umani concreti che forse non sono né di sinistra né di destra.
Se una persona cerca di mandare figli all’asilo, troverà anche persone che vengono da altri paesi, che hanno figli e consulterà le liste dei richiedenti trovando nomi che non le sono abituali.
La sua dunque è una percezione astratta o una esperienza concreta?
Abbiamo un bel da dire: ma siamo tutte persone umane, tutte e tutti abbiamo diritto di esistere. Certo, sarà la risposta, ma io sono una madre con genitori che non possono tenermi i figli e se non riesco a portare il bambino all’asilo non riesco a trovare lavoro e se non ho lavoro non ho diritto a portare il bambino all’asilo perché…ho tempo per occuparmi di lui. Si il tempo ce l’ho, ma con quali soldi?
Suona male eh occuparsi dei problemi concreti! Eppure ci sono persone che “non hanno bisogno di immigrati”, facciamocene una ragione.
La distruzione dei servizi volti al benessere sociale, produce effetti concreti sull’esperienza di vita delle persone e produce cambiamenti di coscienza. Quando si sente dire: “Io non sono razzista, però…”
Ed è su quel però che la destra costruisce il suo successo.
In altri termini: il lavoro che sta facendo il governo in carica è metodico: la distruzione delle condizioni di esistenza attuale realizzata in modo strisciante e progressivo ed incolpando di ogni problema…gli stranieri.
La cosa non è nuova: il razzismo è una componente strutturale del fascismo, del capitalismo e dell’imperialismo.
Quando si parla del fatto che “degli stranieri ne abbiamo bisogno” si smette di rendersi conto che si sta facendo un discorso di classe: ci sono classi sociali che hanno bisogno degli immigrati perché si avvantaggiano della loro presenza.
I cosiddetti “rossobruni”(1) fanno riferimento proprio a questo quando si presentano nelle file della sinistra.
Ed immediatamente viene citato Marx ed il riferimento “all’esercito industriale di riserva”; lo si ritrova, per esempio, nella prefazione di Francesco Borgonovo al libro “Remigrazione” di Martin Sellner, del quale parleremo via via nel corso di questo ed altri elaborati futuri.
Ciò che si vuole dimostrare in questo lavoro è che la teoria sulla remigrazione non è altro che l’applicazione del concetto “abbiamo bisogno degli stranieri” applicata fino alle più estreme conseguenze. Perchè nell’idea di “avere bisogno” si disconosce la soggettività di chi emigra, che è una persona e che, come ognun di noi, ha diritto di aspirare ad una vita degna di essere vissuta.
IL DECLINO DELL’IMPERO OCCIDENTALE. (2)
Stiamo assistendo ad un declino dell’impero occidentale ed il discorso della destra, nei fatti, ne prende atto e lavora per amplificare questo declino e renderlo irreversibile.
E’ un discorso che accompagna una certa parte della borghesia europea che vede nel rilancio del militarismo l’unica strada per continuare a svolgere una politica di dominazione: l’Occidente dello sviluppo possibile, della globalizzazione dei mercati sta facendo retromarcia perché, per la prima volta nella storia recente, nei mercati non riesce più ad imporre unilateralmente le proprie merci, ma tende ad essere invaso da merci provenienti da altre zone del mondo. Lo certifica il freno tirato rispetto allo sviluppo della macchina elettrica: le automobili cinesi sono più avanzate di quelle occidentali e, di conseguenza, la fine del motore a combustione smette di essere un obiettivo.
Come gestire dunque una transizione verso una economia che sta tirando il freno a mano, che necessita di distruggere tutte le forme di redistribuzione della ricchezza che si attuano attraverso il diritto alla salute, alla istruzione, al dissenso. E su quest’ultimo concetto vedremo cose sorprendenti nella disamina del testo.
NUOVI E VECCHI SINCRETISMI.
Direi che dovremmo andare oltre il problema di quanto siano nazisti e fascisti i propugnatori delle teorie della destra moderna. Procedendo nella disamina, ci renderemo conto che queste teorie mescolano in maniera inestricabile concetti di buon senso, addirittura concetti presi dalla sinistra storica, con concetti disumanizzanti, costruiti per dare senso alla subalternità, alla gerarchia, alla repressione. Il problema è di rendere le persone funzionali al sistema, come fossero ingranaggi.
Lo schema della destra politica è sempre lo stesso: mentre sei stritolato da un sistema di sfruttamento sempre più aggressivo e rapace, non individuare nell’accumulo di ricchezza di capitalisti sempre più rapaci l’origine del male, trova di fianco a te l’elemento debole sul quale scaricare la tua rabbia. La tua collega immigrata o il tuo collega immigrato possono essere compagni di lotta e puoi provare sorellanza specialmente in un discorso rivendicativo, perché in quel contesto si chiarisce chi è il nemico. Ma se non ti poni in questa ottica, se resti nell’ottica individualista che ti è offerta da questa società che ti propina il dogma del “tutti contro tutti”, allora chi è immigrato è un perfetto modello di soggetto contro il quale ci si sente legittimati a provare avversione.
Nelle prossime puntate cercheremo di capire perché a livello sociale questa cosa funzioni così bene; per ora cerchiamo di capire le peculiarità e le differenze tra il vecchio ed il nuovo razzismo.
Il vecchio razzismo biologico si era sviluppato all’interno di un contesto sostanzialmente positivista, nel quale la scienza faceva passi avanti e si era nella necessità di trovare un formato di discorso che utilizzasse il guscio della scienza, senza il suo fondamento naturalmente, per far apparire razionale il discorso razzista all’interno della Germania. Perchè il discorso di Sellner sulla remigrazione è un discorso situato che parla ai tedeschi, prima che a tutti gli altri.
Mentre però il vecchio discorso aveva bisogno di basarsi su di un pregiudizio di origine cristiana radicato nei secoli e di darne una nuova veste laica, parlo del pregiudizio contro l’ebraismo, il nuovo discorso si fonda su di una realtà che pesca sempre dalla tradizione cristiana, parlo del pregiudizio anti-islamico, e pur recuperando la questione del “corpo estraneo che avvelena la Germania” (3), si fonda sul moderno fenomeno della immigrazione.
Cerchiamo dunque di capire come si possa definire un “vero tedesco” se non si utilizzano più le antiquate caratteristiche di “arianità”, essere alti biondi e con gli occhi azzurri. Il nuovo arrampicamento sugli specchi di questo discorso lo si capisce attraverso il modello che riprende il testo intitolato “Remigrazione” (e stampato da “La Verità” e “Panorama” e distribuito in tutte le edicole qualche settimana fa); il modello è tratto dal preambolo della Costituzione Ungherese del 2011.
Questa l’introduzione che si trova nel libro:
“A puro titolo di esempio, si cita un passaggio dalla <<Costituzione di Pasqua>> approvata in Ungheria nel 2011. Un preambolo simile nella Costituzione tedesca rappresenterebbe l’obiettivo ultimo di una politica dell’identità alternativa.”
Ed ecco il preambolo:
- NOI, MEMBRI DELLA NAZIONE UNGHERESE, all’inizio del nuovo millennio, con senso di responsabilità per tutti gli Ungheresi, enunciamo quanto segue:
- Siamo orgogliosi che il nostro re Santo Stefano mille anni fa abbia dotato lo Stato ungherese di stabili fondamenta e abbia inserito la nostra Patria nell’Europa cristiana.
- Siamo orgogliosi dei nostri antenati che combatterono per la conservazione, per la libertà e per l’indipenza del nostro Paese.
- Siamo orgogliosi che, nel corso dei secoli, il nostro popola abbia difeso l’Europa combattendo e, con il talento e la sua diligenza, abbia contribuito alla crescita del suo patrimonio comune.
- Riconosciamo il ruolo del cristianesimo nella preservazione della nazione. Rispettiamo le diverse tradizioni religiose del nostro Paese.
- Promettiamo di mantenere l’unità intellettuale e spirituale della nostra nazione lacerata dalle tempeste del secolo scorso.
E a seguire il commento dell’autore del testo:
“In quanto nazione europea e cristiana, anche noi chiediamo ad ogni immigrato – con o senza cittadinanza – di adeguarsi alla nostra cultura.”
Tutta la struttura fondamentale del ragionamento si basa su questa concezione: la preservazione dell’Europa cristiana.
Basta questo come riferimento. Non significa niente di preciso, ma è questa la paradossale forza del concetto.
L’accusa alla destra di non curarsi dei problemi della salute pubblica, dei problemi ambientali, della relazione tra paesi europei e resto del mondo, sulle motivazioni che costringevano gli europei anche tedeschi ad emigrare e che costringono oggi intere popolazioni a farlo, sono tutte armi spuntate: questo è l’unico argomento che hanno a disposizione e su questo ruotano tutti i ragionamenti.
Come si vede il nucleo essenziale del ragionamento è sempre lo stesso: prendere un concetto astratto come l’Europa cristiana e sfidare tutti gli altri a subordinarsi a questa fedeltà. Sembra ripreso dalla concezione di Isabella di Castiglia che metteva ebrei e musulmani di fronte a questa opzione: o vi convertite o sarete espulsi. Ma come vedremo la cosa è stata raffinata e modernizzata, tanto che la questione si può espandere anche agli oppositori di questa “nuova” forma di totalitarismo, se qualcuno la trova tale. Perchè ad un certo punto Sellner dice testualmente:
“E’ chiaro, inoltre, che questa cultura guida riguarderà tutti i cittadini. E cioè anche i tedeschi che nutrono sentimenti antinazionali, i quali potrebbero percepirla come disturbante – allo stesso modo, del resto, in cui oggi i patrioti sono costretti a convivere con la <<politica della colpa>> imposta come linea ideologica dominante.
Anche queste persone, se lo desiderano, potranno aderire a un programma di remigrazione e trasferirsi in uno dei Paesi partner individuati come destinazione per i gruppi di stranieri problematici.” (pag. 89)
Come vedremo nelle prossime puntate di approfondimento sul tema dunque, la questione non si basa su di un diritto di sangue: anche se hai sangue tedesco, ammesso che questa frase voglia dire qualcosa, puoi essere remigrato.
Tutto il ragionamento si fonda sulla utilità meccanica dei viventi al sistema di produzione capitalista, cioè, come si diceva all’inizio, alla utilità degli immigrati ma anche dei non immigrati, come abbiamo visto.
Concludo questa prima parte citando Che Guevara, una figura che la destra a volte cerca di strumentalizzare:
“Siate sempre capaci di sentire nel più profondeo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario.”
E’ un concetto un poco indigesto per la destra di cui stiamo parlando.
[CONTINUA]
(2) Il “declino dell’Occidente” è un tema complesso e dibattuto, non inteso come scomparsa ma come perdita di egemonia assoluta a favore di nuovi attori globali. Oggi la supremazia occidentale è messa in discussione da trasformazioni geopolitiche, economiche e culturali.
(3) L’ideologia nazista concepiva la Germania come un organismo biologico minacciato da un “corpo estraneo” (rappresentato principalmente da ebrei, oppositori politici, disabili e minoranze). Attraverso la metafora medica e l’eugenetica, il regime giustificò la segregazione, le sterilizzazioni forzate e, infine, il genocidio.
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