di Enrico Semprini. (dal Blog “La Bottega del Barbieri”)

Questo elaborato è il terzo di una serie che continuerà nelle prossime settimane.

Gli argomenti che approfonditi sono i seguenti:

  1. La remigrazione – (il primo è stato pubblicato il sei giugno, mentre il secondo è del tredici giugno) e con questo si conclude quella che è diventata una trilogia sulla remigrazione;
  2. la psicologia di massa del fascismo;
  3. il ruolo dell’irrazionalità e delle religioni.

Il prossimo sabato cominceremo a trattare la psicologia di massa del fascismo, facendo riferimento al testo omonimo di Wilhelm Reich.

L’immagine che segue cambierà ed accompagnerà lo sviluppo del secondo argomento per tutte le volte in cui verrà trattato. L’intenzione è quella di facilitare la fruizione per temi.

NELL’INCUBO DEL TOTALITARISMO.

La volta scorsa avevo detto che questa settimana saremmo entrati nell’incubo, ovvero nella weltanschauung, nella visione del mondo dei remigrazionisti.

E allora cominciamo.

Secondo la Treccani:

<<un differenzialista è una persona che tiene conto delle differenze di identità tra le diverse culture e civiltà. Mentre il razzismo «classico», che si diffonde nel XIX secolo, nega l’umanità del gruppo rifiutato, attribuendogli un’altra «razza» è tuttavia un tipo di razzismo quasi completamente estinto. Lo ha sostituito, come ha notato André Taguieff, il «razzismo differenzialista», che afferma l’incompatibilità, l’incomunicabilità fra culture diverse. Si appella cioè alla minaccia che l’arrivo di nuove identità, quella musulmana ad esempio, comporta per le identità culturali, nazionali e religiose d’Europa.>>

Una linea di pensiero ritiene che gli stranieri debbano «rimanere tali», vivendo «tra loro» e mantenendo i propri riferimenti culturali e valoriali.

Invece la teoria remigrazionista ritiene possibile anche una assimilazione, concetto che rende scalabile la deportazione delle persone immigrate sulla base della loro “funzionalità” alla produzione nazionale ed europea.

E infatti Martin Sellner nel suo testo “Remigrazione” sostiene:

<<Una differenziazione tra gruppi etnici, basata sui dati forniti dall’Osservatorio dell’assimilazione e la conseguente assegnazione delle relative quote d’ingresso, dunque sono giustificate da motivazioni oggettive.>>

Dobbiamo riconoscere che Sellner è un teorico raffinato che rappresenta sempre le sue argomentazioni come dettate dal buon senso: parla continuamente della esclusione e della separazione sociale come un problema da risolvere, di rispetto delle diverse culture, ma propone fin dalle prime pagine ai suoi lettori una polpetta avvelenata: sostiene che ogni persona che si senta antirazzista sia, nei fatti, sostenitrice della “immigrazione di sostituzione” che sarebbe l’idea in base alla quale visto che si fanno pochi figli, gli antirazzisti vogliono sostituire le popolazioni residenti con immigrati.

In questo modo, con un solo colpo di spugna, si eliminano tutte le rivendicazioni sociali per il rilancio dello stato sociale, per la crescita dei salari, per le strutture di salvaguardia della salute.

Noi antirazzisti abbiamo la colpa di voler sostituire la popolazione residente con gli immigrati e da lì nascono tutti i problemi.

Naturalmente non c’è nulla di più lontano dal discorso antirazzista dal pensiero della sostituzione etnica. Facciamo un esempio di un risultato delle passate lotte antifasciste partendo dall’articolo 3 della costituzione italiana:

<<Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 237 c. 148 c. 151 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 819], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.>>

Prima di attaccare i principi di uguaglianza, l’autore argomenta a lungo per ben 75 pagine con considerazioni talvolta moderate ed anche una menzione di Gramsci nella parte iniziale. Ma poi a pagina 75 ci presenta l’economista Branko Milanovic che propone “permessi di lavoro e di soggiorno rigorosamente temporanei, uno <<status giuridico inferiore>> o <<tasse più alte>>. L’intento “nobile” sarebbe quello di “aumentare il grado di accettazione degli stranieri tra gli autoctoni”: come questo dovrebbe avvenire non è dato sapere perché, a occhio, se provo avversione per un immigrato non mi passa se so che “paga tasse più alte” per esempio. Tuttavia da qui andiamo a pag. 76 e citiamo alcune delle misure ipotizzate da Sellner:

  • introdurre sistemi di previdenza sociale separati per gli autoctoni e gli stranieri ridurrebbe gli incentivi a emigrare in Germania per sfruttare al nostra rete di assistenza. ,,,
  • Le prestazioni sociali agli stranieri devono essere erogate preferibilmente sotto forma di servizi in natura e non di sovvenzioni in denaro. Il loro ammontare va indicizzato …adeguato ai livelli delle prestazioni sociali generalmente riconosciute nei Paesi d’origine degli immigrati.
  • Gli stranieri in possesso di un visto di lavoro che però non forniscono un vantaggio economico al Paese, non dovrebbero ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno (è l’autore stesso che precisa in una nota a piè di pagina che questo cozza con la costituzione tedesca n.d.r.);
  • Sono inoltre ipotizzabili conti fiduciari per lavoratori stagionali e stranieri, simili a quelli esistenti in Israele e Arabia Saudita. Su questi conti viene versato l’intero salario del lavoratore, ad eccezione di una somma sufficiente a coprire le spese di sostentamento. La somma restante viene erogata solo dopo che il lavoratore ha lasciato il territorio tedesco ed è rientrato nel proprio Paese d’origine.
  • Le rimesse verso i Paesi d’origine degli stranieri devono essere soggette a tasse elevate. In questo modo si impedirebbe la fuga di capitali dal nostro territorio nazionale. …
  • L’attività politica degli stranieri contraria agli interessi del popolo tedesco deve essere vietata ai sensi dell’articolo 47 della legge di soggiorno. La libertà di manifestazione e la libertà di riunione si applicano solo ai cittadini.

Carta straccia della Costituzione, ma questo deve cominciare a farci capire che la divisione molto pubblicizzata tra Meloni, Marina Berlusconi, Tajani, Salvini e Vannacci è davvero solamente materiale di consumo per la società dello spettacolo. Chi di loro si dissocerebbe da questa ipotesi di fondo? Tornerò sul tema.

Non deve neppure sorprenderci il riferimento esplicito ad Israele ed Arabia Saudita. E’ il meccanismo la cosa importante e il primo dei due paesi, in particolare, è preso spesso come riferimento per l’idea di società che vogliono costruire i remigrazionisti.

Nel paragrafo dal titolo “Politica demografica e identitaria alternativa”, l’autore scrive testualmente:

<<Tale politica dell’identità positiva implica dunque l’adozione di misure politiche che mirano a preservare la base etnoculturale di questa identità. Paesi come Israele, Giappone e Ungheria del resto, dimostrano come un atteggiamento fondamentalmente positivo nei confronti del proprio popolo possa essere recepito e percepito sia nella Costituzione che nelle decisioni politiche.”

In altro contesto abbiamo visto che l’aumento delle spese militari è proposto come una calamità naturale, il cambiamento climatico come una invenzione narrativa, la polarizzazione della ricchezza in poche mani non è neppure menzionata, così come non lo sono la precarietà, il diritto alla salute, mentre la sicurezza sociale riguarda solamente l’aumento dei controlli di polizia, non certo i diritti sociali che vengono menzionati solo per dimostrare il danno che comporta la presenza degli immigrati.

Dunque il ragionamento prosegue solo ed esclusivamente su questo tema.

L’autore precisa moltissime volte che la remigrazione non è un atto che avviene in un solo momento ad una data precisa: le regole di discriminazione che abbiamo visto sopra, ci fanno capire che è un progetto progressivo, di lunga durata ma che deve avere la caratteristica di essere inarrestabile.

Nel corso della puntata precedente, mi sono soffermato sugli accordi internazionali e sul progetto complessivo che caratterizza il pensiero di Sellner, perché è sulla base di accordi internazionali che si capisce dove dovrebbero andare “volontariamente”, questo concetto è ribadito continuamente, gli immigrati presenti in Europa. Come abbiamo capito la “volontarietà” della remigrazione è la stessa di cui ci ha parlato Alessandra Filippi nel dossier sulla Palestina del 6 giugno:

<<Un cessate il fuoco durante il quale Israele espande il proprio controllo militare sulla Striscia, continua i bombardamenti e prepara apertamente l’annessione e la deportazione “volontaria” della popolazione palestinese sopravvissuta.>>

Il progetto dei remigratori ha le stesse caratteristiche: un cessare il fuoco mai!

Come dunque si scelgono le persone da remigrare?

<<Pag. 67: Quali gruppi etnici sono interessati dalla remigrazione e in che misura? Come accennato, a questa domanda si può rispondere in dettaglio solo dopo approfonditi studi demoscopici. Ma posso presentare qui uno schizzo approssimativo.

I tassi di immigrazione e remigrazione, come si è già detto, devono essere determinati da tra fattori:

  1. Onere economico
  2. Onere criminologico
  3. Onere culturale

Considerando questi tre fattori, è evidente che le società parallele non europee, afro-asiatiche e islamiche sono i principali gruppi da remigrare.>>

Poi ci sono una serie di distinguo, ma come si vede il punto 1 è quello che rassicura i padroni, gli industriali e i latifondisti: non vi togliamo manodopera, se serve. Lo faremo progressivamente, magari, ma senza shock per la produzione.

Tuttavia la domanda che segue è: ma dove devono andare diversi milioni di persone se calcoliamo l’intera Europa?

Fuori dal territorio europeo attraverso la costruzione di “città modello”. Basta dare un nome positivo e tutto sembra diventare lecito.

<<Paul Romer, un economista statunitense, ha immaginato addirittura la fondazione di città ex novo nei Paesi in via di sviluppo, amministrate da Stati occidentali ispirandosi al modello di Hong Kong. Altri esperti, invece, hanno visto nelle “città autonome a gestione privata” (freie Privastadte) un approccio efficace per promuovere la cooperazione e lo sviluppo.

Contrariamente a quello che dice la propaganda, molti dei Paesi coinvolti accetterebbero volentieri la costruzione di queste città modello1. Una misura importante di questa politica di remigrazione, infatti, sarebbe una sospensione mirata degli aiuti allo sviluppo. L’Unione europea invia ogni anno circa 25 miliardi di euro alla sola Africa. A questo denaro si aggiungono, come già accennato, anche le rimesse degli immigrati, che ammontano a circa 10 miliardi. Tutti questi aiuti verrebbero interrotti per le regioni interessate e riattivati solo Paese per Paese, in cambio di un impegno concreto a cooperare alla politica di remigrazione, in cui rientrerebbero anche le varie altre misure volontarie di cooperazione economica, culturale e commerciale, come le facilitazioni per importazioni. Hans Georg MaaBen propone che, nei confronti di “Stati che, contro i loro obblighi di diritto internazionale, si rifiutano di riprendere i propri cittadini o non collaborano alla loro rintegrazione”, vengano sospese “tutte le forme di aiuto e cooperazione allo sviluppo.” Tra le misure da lui citate, rientrano le garanzie Hermes per le esportazioni, i privilegi nel traffico aereo e marittimo, nonché le agevolazioni per determinate merci. Inoltre, “ai membri di quei governi dovrebbe essere negato l’ingresso in Germania e dei Paesi Schengen, e i loro beni in Germania congelati. Se nemmeno queste misure bastassero per ottenere la loro collaborazione, si potrebbe arrivare a interrompere del tutto i rapporti politici ed economici con queste nazioni, introducendo sanzioni sul commercio e investimenti in quei Paesi e sospendendo il riconoscimento dei loro passaporti per i viaggi internazionali>>.

Qui faccio solamente notare che tra gli aiuti allo sviluppo, si sono inseriti anche i 10 miliardi di rimesse degli immigrati. E’ già chiaro che si ipotizza un furto di stato, poiché le rimesse sono i soldi guadagnati con il lavoro che io destino a parenti rimasti nel paese da cui provengo: si dà per scontato che quei soldi siano “degli aiuti”, non un salario personale di cui, come lavoratore, io posso disporre a mia discrezione.

Eppure non è questa la caratteristica fondamentale: questi fondi verrebbero utilizzati con una logica gangsteristica o mafiosa,cioè basata sul ricatto. La rinuncia alla sovranità territoriale su vaste zone del proprio territorio da parte di Stati economicamente più deboli, che vengono considerati subalterni gerarchicamente, è il pizzo che occorre per restare a galla, è il contraccambio per la gestione degli esseri umani con i quali si contratta normalmente con i dittatori e le oligarchie locali.

L’obiettivo “Fame zero” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è roba da antirazzisti, bleah!

Vediamo comunque lo sviluppo di questi centri e città modello.

<<Agli Stati che collaborano con solerzia ai programmi di remigrazione, al contrario, verrebbero offerte compensazioni finanziarie molto vantaggiose. Con un bando a tempo limitato, si potrebbe permettere a chi per primo accetta di ospitare una città modello, per esempio, la cancellazione di una parte del proprio debito pubblico. L’Inghilterra e l’Italia dimostrano con i loro progetti – il cosiddetto Piano Ruanda e il Piano Albania – che sono possibili anche accordi bilaterali tra singoli Stati.

Al momento, esistono ancora diversi ostacoli giuridici alla creazione di una città modello. La Cedu (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), con il sostegno dei tribunali nazionali, ha per esempio bloccato il Piano Ruanda britannico.>>

Qui faccio notare che gli accordi internazionali così come i tribunali nazionali, non sono un nemico occasionale, ma vengono considerati come ostacoli ai progetti dei remigrazionisti. Allora si capisce che l’attacco a cui stiamo assistendo in Italia, rientra all’interno di un piano internazionale di ridimensionamento delle istituzioni che garantiscono che “tutti siamo uguali di fronte alla legge”, dovrebbero esserlo anche le persone che vanno al governo, per costruire nuovamente una idea di “diritti relativi” in cui l’arbitrio di chi governa deve prevalere, costituendo una vera e propria casta di intoccabili ed una serie di gironi “a diritti decrescenti” di cui abbiamo accennato.

<<I centri di accoglienza extraterritoriali (Ankerzentren) sono soltanto il primo passo: bisogna passare il più rapidamente possibile alla costruzione di una “città modello” e di una zona economica speciale nel Nordafrica. In tal senso, occorre selezionare il Paese che offra le condizioni economiche e geopolitiche migliori e che si dimostri maggiormente disposto a collaborare alle politiche di remigrazione.

Su un territorio preso in affitto per almeno cento anni, si dovrebbe costruire un ampio complesso di edifici, con alloggi, scuole, ospedali, strutture sportive e ricreative, capace di offrire a lungo termine possibilità di vita e lavoro per due o tre milioni di persone (per fare un confronto, nell’area metropolitana del Cairo vivono oltre 9,4 milioni di abitanti). La gestione della città sarebbe affidata a Frontex o a una joint venture tra diversi Stati europei.

Chi commette reati gravi o si dimostra recidivo, inoltre, verrebbe trasferito in uno dei centri di accoglienza extraterritoriali meno attraenti (che comunque sarà sempre possibile abbandonare se si sceglie la via del rimpatrio).>>

Voi come immaginate potrebbero essere i “centri di accoglienza extraterritoriali meno attraenti”?

Qui a seguire c’è poi una descrizione molto istruttiva su come potrebbero essere reimpiegati antirazzisti ed Ong (ONG è un acronimo che designa le Organizzazioni Non Governative che si occupano di attività di solidarietà sociale). Vi ricordo che nella puntata numero uno di questa serie di analisi avevamo incontrato il principio per il quale

E’ chiaro, inoltre, che questa cultura guida riguarderà tutti i cittadini. E cioè anche i tedeschi che nutrono sentimenti antinazionali, i quali potrebbero percepirla come disturbante – allo stesso modo, del resto, in cui oggi i patrioti sono costretti a convivere con la <<politica della colpa2>> imposta come linea ideologica dominante.

Anche queste persone, se lo desiderano, potranno aderire a un programma di remigrazione e trasferirsi in uno dei Paesi partner individuati come destinazione per i gruppi di stranieri problematici.”

Ecco qui potrete trovare la spiegazione di cosa andrebbero a fare nei paesi partner le persone (i tedeschi) che nutrono sentimenti antinazionali:

<<Al contempo, le Ong immigrazioniste verrebbero ostacolate nelle loro attività di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nel Mediterraneo, ma i loro attivisti potrebbero invece operare come assistenti sociali volontari all’interno della città modello. In questo modo potrebbero dare libero sfogo al bisogno di “espiare” la loro presunta “colpa storica”, senza però danneggiare la propria società di appartenenza.>>

Come c’è stato modo di capire osservando le dinamiche relative ai gruppi da espellere dal paese, diventerà chiaro come questi “accenni alla deportazione degli oppositori politici” siano un tutto organico con il progetto che vogliono realizzare. L’idea è quella di una società militarizzata ed appiattita rispetto alle esigenze delle classi più abbienti in modo da garantire il massimo dello sfruttamento che si possa immaginare, cioè la totale subalternità alle esigenze della produzione controllata da ristrette oligarchie.

<<L’area sarebbe dunque organizzata come zona economica speciale. Per attrarre gli investitori e aziende straniere, possono essere previsti l’azzeramento delle tasse e altri incentivi finanziari. Se la capacità della città modello dovesse essere superata, il progetto andrà replicato in altri Paesi. Grazie a questo progetto l’Europa si garantirebbe un vero e proprio “asso nella manica” nel dibattito sull’asilo. Si tratta, infatti, di una soluzione a molti problemi della crisi migratoria che sarebbe al tempo stesso umanitaria, visionaria, extraterritoriale e sostenibile.>>

Ci sarebbero davvero molte altre cose interessanti che si possono trarre dal libretto sulla Remigrazione, perché è un sunto di molti spunti tratti dalla elaborazione delle destre internazionali.

Voglio soffermarmi solamente su di una questione: finalmente abbiamo capito da dove viene l’idea del governo attuale sull’accordo per il centro per migranti in Albania. E’ una prima sperimentazione di questa “soluzione visionaria” che tanto visionaria però cercano di non farla restare.

E questo ci fa tornare al concetto di “falsa frammentazione della destra”: le inchieste sulle stragi degli anni ‘70 ci hanno fatto capire che tra il livello istituzionale di destra e le sue ali estreme, c’è sempre stata una collaborazione fatta anche di coperture e depistaggi.

Faccio notare che la strategia della tensione sociale si costruisce anche utilizzando le reti Mediaset per anni con servizi che continuamente stigmatizzano la presenza degli immigrati: non si tratta di costruire notizie necessariamente false, si tratta di fare diventare notizia, per scelta, ogni problema che in qualche modo coinvolge persone immigrate. Si costruisce una visuale e si frattura la struttura sociale: è una scelta consapevole.

Faccio notare che la strategia della destra che governa e dell’outsider che fa la politica da estremista è lo schema che ha garantito il successo della Meloni.

Ora è la volta di Vannacci: basta che dica una assurdità che tutto l’arco parlamentare si indigna e diventa tema di discussione, specie per la sinistra che viene trattata come una cassa di risonanza dalle destre ormai da decenni. L’intero arco informativo è pieno dei temi proposti dalla destra che raccolgono con gusto le argute critiche della sinistra. La funzione minima di Vannacci non è necessariamente quella di vincere la prossime elezioni, ma quella di farci pensare che Fratelli d’Italia e la Meloni sono, in fondo, brave persone moderate. In realtà sono sempre fascisti che più fascisti non si può, ma la scenografia è funzionale al loro sdoganamento definitivo.

Devo ammettere che una volta mi è capitato di sentire il giornalista Borgonovo, che ha scritto la prefazione al libro di cui abbiamo parlato finora e viene continuamente invitato nei salotti buoni della sinistra televisiva, che ha detto una cosa sulla quale non si può che convenire:

<<Se la sinistra non riesce a fare notizia e siete costretti continuamente a fare i critici degli argomenti che proponiamo noi, fatevene una ragione: non è colpa nostra!>>

Ci sono altri elementi rilevanti rispetto alla politica italiana che riprenderò in futuro, ma adesso è il momento di affrontare la seconda questione e cominciare a porci la domanda: quali necessità irrazionali vengono soddisfatte dalle ideologie razziste?

1 Per approfondire il tema, rifletteremo più avanti sulla questione del Piano Mattei del governo italiano per l’Africa.

2 In Germania, la riflessione sulle responsabilità storiche è una politica istituzionale e costitutiva dello Stato. Conosciuta come Erinnerungskultur (cultura del ricordo), è profondamente radicata nel sistema educativo, nelle leggi e nella memoria collettiva, sebbene vi siano dibattiti accesi e strumentalizzazioni politiche. Per questo i remigrazionisti la ribattezzano “politica della colpa”, con una connotazione chiaramente negativa.

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Più libri più liberi (Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria) a Roma è una manifestazione che è stata al centro del dibattito nazionale quando l’Associazione Italiana Editori (AIE) ha richiesto agli editori espositori di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai valori dell’antifascismo sanciti dalla Costituzione.

Per farsi un quadro di approfondimento, ma anche per capire lo scarso coraggio di tanti intellettuali, invito i lettori a cliccare su questo inquadramento della polemica che si ritrova sul sito ilLibraio.it in cui vedrà come la premier Meloni e lo stesso Vannacci si sono stracciati le vesti in nome della libertà di pensiero, criticando la richiesta di “dichiarazione di antifascismo” richiesto alle case editrici interessate ad esporre da chi sta organizzando il prossimo evento.

Ricordiamo semplicemente che esiste un limite costituzionale che impedisce la propaganda fascista in questo paese.

Ma più ancora prendiamo a riferimento la riflessione dell’epistemologo Karl Popper nella elaborazione del cosiddetto “paradosso della tolleranza”:

<<Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti; se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi. […] Noi dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti.>>

Io aggiungo: per il principio di reciprocità.


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