Circa un migliaio di manifestanti hanno partecipato alla manifestazione di oggi pomeriggio, organizzata dal Coordinamento bresciano per la Palestina con l’adesione di quasi tutte le organizzazioni dell’estrema sinistra (e anche di qualcuno che risulta sempre più difficile definire tale) locale. Partito dalla fermata della metropolitana di San Faustino il corteo, combattivo e colorato, si è snodato per le vie del centro storico, fino a terminare in Piazza Duomo, dove si sono susseguiti vari interventi. Nutrito anche lo spezzone del Presidio permanente, dietro i cui striscioni c’era anche lo spezzone di Brescia Anticapitalista con lo striscione “Per una Palestina laica e socialista”. Meno nutrito di quelli di un anno fa (e con meno giovani e immigrati, purtroppo) ma pur sempre un corteo significativo, con una presenza numerosa delle/dei compagn* dell’area del Mag 47, ma anche di Rifondazione Comunista e di Potere al Popolo, oltre ovviamente alle centinaia di persone che potremmo definire, con un termine vecchio di oltre mezzo secolo, “cani sciolti” o, per essere più “moderni”, del “popolo della sinistra”. Gli slogan sono stati quelli che siamo abituati ad ascoltare da tre anni a questa parte sulla Palestina “libera dal fiume al mare” , contro il genocidio dei bambini e contro Netanyahu. Ma anche gli slogan più tipicamente internazionalisti, sintetizzati nello striscione di BSA, hanno avuto un discreto seguito, da quello per la liberazione di Marwan Barghouti all’ormai classico “Qui da noi nessuno è straniero, nostra patria è il mondo intero”. Purtroppo, verso la metà del corteo è avvenuto un fatto grave, che ricordava alcuni degli episodi più squallidi degli anni Settanta. Questi i fatti: Lamberto Lombardi, il segretario regionale del PCI, l’ex repubblicano, ex PCI, ex PDS, ex Rifondazione Comunista, ex consigliere comunale del PRC, ex PdCI ed ora, appunto, nel nuovo PCI (imitazione in sedicesimo, con i soli difetti e senza i pregi) dello storico PCI di Togliatti, Longo e Berlinguer, inalberava la bandiera del regime degli ayatollah, noti impiccatori di comunisti, di curdi, di donne e di omosessuali. Questa bandiera, vista da molti come una provocazione anticomunista, era già stata oggetto di contestazioni (da parte di alcuni militanti del collettivo Assenze Ingiustificate, ma non solo) la scorsa manifestazione antisionista, con qualche tensione, per fortuna senza incidenti. Un compagno di Sinistra Anticapitalista, infastidito dall’ostinazione degna di miglior causa, si rivolgeva all’ineffabile Lombardi invitandolo a togliere quella bandiera o ad allontanarsi dal corteo. Inaspettatamente il Lombardi, visibilmente alterato e fuori di sé, colpiva con un violento schiaffo il compagno, che si era comunque limitato all’invito verbale. Per impedire che la cosa degenerasse in una squallida rissa, un buon numero di compagni dello spezzone internazionalista (coadiuvati da altri presenti lì vicino) intervenivano, invitando il Lombardi a smettere di comportarsi in questo modo (e pigliandosi dei “bastardi” dallo stesso personaggio) e trattenendo il compagno di SA, chiaramente indignato per l’aggressione. La cosa è rientrata, quindi, dal punto di vista dello scontro fisico, anche se c’è stato un piccolo, ridicolo seguito farsesco, con alcuni dei “nazional-comunisti” ad urlare, chiaramente rivolti al gruppo internazionalista, “via, via, i servi della CIA”. Diceva il vecchio Marx che la Storia a volte si ripete, prima in forma di tragedia, poi in forma di farsa. Per fortuna i nostri farseschi estimatori degli ayatollah non hanno né gli strumenti dei loro amici ayatollah (le forche) né quelli (i sotterranei della Lubianka) di uno dei loro ispiratori, il mancato prete georgiano Stalin. Dal livore che esprimevano con i loro penosi slogan anticomunisti ci si sarebbe potuti aspettare una riedizione, in piccolo, dei famigerati “processi di Mosca”, che sterminarono un’intera generazione di bolscevichi con le “purghe” degli anni Trenta. Per cui hanno dovuto accontentarsi della figuraccia che hanno rimediato non tanto ai nostri occhi (che conosciamo bene i nostri polli, anche se non pensavamo si potesse scendere così in basso) quanto agli occhi delle decine di persone, estranee sia allo spezzone internazionalista sia a quello nazional-comunista, che hanno assistito alla penosa vicenda.
Per fortuna il grosso del corteo, lungo centinaia di metri, non si è neppure accorto dell’increscioso episodio, che quindi è stato circoscritto, anche grazie al sangue freddo e alla saggezza di decine di compagn*, alle poche decine di metri dov’erano concentrati i protagonisti del diverbio. Ad essere sinceri, ci aspetteremmo una condanna, o almeno una presa di distanza dall’atteggiamento violento del signor Lombardi da parte non solo di tutte le organizzazioni politiche e sociali che hanno dato vita al corteo, ma anche da coloro che, pur condividendo più o meno la stessa visione del mondo, non arrivano a giustificare un’aggressione fisica ad altri manifestanti (per quanto “trotskisti”, “estremisti”, “anarchici” o quant’altro possano essere definiti).
Flavio Guidi
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