Xi torna a Pyongyang, ma Kim tratta da una posizione di forza. Nuove regole per gli investimenti cinesi all’estero. Il biotech cinese è il nuovo campo di battaglia geopolitico.

da Dazibao

Come riporta Xinhua, dopo quasi sette anni di assenza, Xi Jinping tornerà in Corea del Nord. Il leader cinese effettuerà una visita di Stato a Pyongyang l’8 e il 9 giugno su invito di Kim Jong Un, in quella che sarà la sua prima missione all’estero del 2026.

La Corea del Nord occupa una posizione unica nella geografia diplomatica cinese: è l’unico paese con cui la Cina ha un trattato di mutua difesa in vigore. Il Trattato di Amicizia, Cooperazione e Mutua Assistenza sino-nordcoreano, firmato l’11 luglio 1961, impegna entrambe le parti a fornire supporto militare all’altra in caso di attacco, ed è l’unico trattato di questo tipo che la Cina abbia stipulato con qualsiasi paese. Quest’anno ne ricorre il 65° anniversario.

Il trattato nacque nel contesto della Guerra di Corea (1950-1953), in cui la Cina intervenne militarmente a fianco di Pyongyang contro le forze delle Nazioni Unite guidate dagli Stati Uniti, subendo centinaia di migliaia di perdite. Quell’intervento rese la Corea del Nord uno stato cuscinetto essenziale: una zona tampone tra il territorio cinese e la presenza militare americana in Corea del Sud. Quella logica geopolitica non è mai venuta meno.

Per decenni, Pechino ha gestito questo rapporto con una combinazione di sostegno economico e pressione diplomatica — mantenendo Pyongyang a galla senza permetterle di sfuggire al controllo. Ma negli ultimi anni quella geometria si è complicata.

Quando Xi visitò Pyongyang nel 2019, Kim Jong Un era in una posizione di debolezza. I negoziati nucleari con Trump erano appena naufragati, le sanzioni internazionali mordevano, la Corea del Nord dipendeva quasi interamente dalla Cina per commercio e sostentamento.

Oggi la situazione è diversa. Come riporta il New York Times, “il destino di Kim non è cambiato solo con la fine della pandemia, ma perché ha sfruttato le difficoltà della Russia nella guerra in Ucraina”. Pyongyang ha inviato truppe e munizioni a Mosca; in cambio ha ricevuto petrolio, cibo, tecnologia militare e miliardi di dollari in aiuti. La Russia ha ridotto strutturalmente la dipendenza nordcoreana da Pechino.

Secondo Jung H. Pak, su Foreign Affairs, la Corea del Nord ha vissuto una sorprendente trasformazione negli ultimi cinque anni, passando da uno dei momenti più difficili della sua storia a una posizione di forza senza precedenti. Nel 2020 Kim Jong Un appariva isolato, con un’economia in crisi, i negoziati con gli Stati Uniti falliti, la pandemia che aveva paralizzato il commercio con la Cina e un paese colpito da carestie e disastri naturali. Nel 2025, invece, Kim si è ritrovato a sfilare a Pechino accanto a Xi Jinping e Vladimir Putin, con soldati nordcoreani impegnati in Ucraina al fianco della Russia e relazioni economiche ristabilite sia con Mosca sia con Pechino.

Secondo Foreign Affairs, il principale artefice di questa rinascita è stato lo stesso Kim Jong Un. Dopo aver consolidato il proprio potere attraverso epurazioni interne, ha accelerato drasticamente il programma nucleare e missilistico, conducendo più test dei suoi predecessori messi insieme e raggiungendo la capacità di colpire il territorio statunitense con missili balistici intercontinentali. Quando la pandemia ha colpito il paese, Kim ha sfruttato la situazione per rafforzare ulteriormente il controllo interno, ridurre la presenza straniera e aumentare l’uso delle operazioni informatiche come fonte di finanziamento del governo e del programma militare.

Una parte importante dell’analisi riguarda il cambiamento del rapporto con la Cina. Negli anni della competizione strategica tra Washington e Pechino, Pyongyang ha progressivamente assunto posizioni sempre più vicine a quelle cinesi su Taiwan, AUKUS e NATO, cercando di ottenere un allentamento dell’applicazione delle sanzioni ONU.

Pechino ha effettivamente garantito a Kim una serie di valvole di sfogo economiche, tollerando traffici commerciali e aggiramenti delle sanzioni che hanno contribuito alla sopravvivenza della Corea del Nord durante gli anni più difficili.

La svolta decisiva sarebbe però arrivata con la guerra in Ucraina. La necessità russa di munizioni e personale ha trasformato la Corea del Nord da problema internazionale a partner strategico. Tra il 2023 e il 2025 Pyongyang avrebbe fornito milioni di proiettili d’artiglieria, missili, equipaggiamenti militari e migliaia di soldati alla Russia. In cambio avrebbe ricevuto denaro, energia, derrate alimentari, accesso finanziario e soprattutto assistenza tecnologica militare. L’accordo di partenariato strategico firmato da Putin e Kim nel 2024 ha ulteriormente rafforzato questo asse.

Il risultato di questi sviluppi è una Corea del Nord più forte militarmente, economicamente meno isolata e diplomaticamente più autonoma.


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