Esperienze e dibattiti sulla guerra civile spagnola
di Paul Michel
Esattamente 90 anni fa, il 21 luglio 1936, nasceva a Barcellona il Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste, una struttura, integrata da tutti i partiti e sindacati antifascisti (con la predominanza della CNT anarcosindacalista) che avrebbe dovuto sostituire il potere dello Stato (almeno in Catalogna e Aragona). In realtà quel dualismo di potere che aveva caratterizzato la rivoluzione russa tra marzo e novembre 1917 (da un lato i soviet, dall’altro il governo provvisorio) si esaurì in pochi mesi (“la breve estate dell’anarchia”), ma in senso opposto a ciò che accadde in Russia. Lo Stato (in Catalogna la “Generalitat”), lasciato sopravvivere dalle forze rivoluzionarie che avevano sconfitto il golpe il 19/20 luglio, riprese il sopravvento. Di seguito il resoconto dell’incontro tra i leader della CNT e LLuis Companys, presidente della Generalitat, da cui scaturirà il CCMA [FG]
“Ante todo, he de deciros que la C.N.T. y la F.A.I. no han sido nunca tratadas como se merecían por su verdadera importancia. Siempre habéis sido perseguidos duramente; y yo, con mucho dolor, pero forzado por las realidades políticas, que antes estuve con vosotros, después me he visto obligado a enfrentarme y perseguiros. Hoy sois los dueños de la ciudad y de Cataluña, porque sólo vosotros habéis vencido a los militares fascistas, y espero que no os sabrá mal que en este momento os recuerde que no os ha faltado la ayuda de los pocos o muchos hombres leales de mi partido y de los guardias y mozos…Pero la verdad es que, perseguidos duramente hasta anteayer, hoy habéis vencido a los militares y fascistas. No puedo pues, sabiendo cómo y quiénes sois, emplear lenguaje que no sea de gran sinceridad. Habéis vencido y todo esté en vuestro poder; si no me necesitáis o no me queráis como Presidente de Cataluña, decídmelo ahora, que yo pasaré a ser un soldado más en la lucha contra el fascismo. Si, por el contrario, creéis en este puesto que sólo muerto hubiese dejado ante el fascismo triunfante, puedo, con los hombres de mi partido, mi nombre y mi prestigio, ser útil en esta lucha, que si bien termina hoy y mi prestigio en la ciudad, no sabemos cuándo y cómo terminará en el resto de España, podéis contar conmigo y con mi lealtad de hombre y de político que está convencido de que hoy muere todo un pasado de bochorno, y que desea sinceramente que Cataluña marche a la cabeza de los países más adelantados en materia social.” (dalle memorie di J. Garcìa Oliver, leader anarchico)
Continuiamo a ricordare questo 90° anniversario con un altro articolo, preso dal blog “Refrattario e Controcorrente”.
Il 17 luglio 1936, in Spagna ebbe inizio un colpo di stato ordito da generali fascisti. Con l’appoggio della Chiesa e degli stati fascisti di Italia e Germania, tentarono di rovesciare il governo del Fronte Popolare. Volontari da tutto il mondo affluirono in Spagna per difendere la Repubblica in questo primo grande scontro internazionale con il fascismo, preludio alla Seconda Guerra Mondiale.
In definitiva, fu tutto inutile. Mentre l’Italia e la Germania inviavano armi e la Legione Condor della Luftwaffe bombardava a sostegno degli insorti, le democrazie occidentali di Francia e Inghilterra avevano imposto un embargo sulle armi. In un certo senso, non furono del tutto innocenti riguardo alla vittoria dei fascisti nel 1939, i quali, tra le altre cose, difendevano gli interessi minerari britannici contro i lavoratori.
In passato, un anniversario così significativo avrebbe spinto almeno alcuni media ad affrontare la Guerra Civile Spagnola, iniziata con il colpo di stato e protrattasi fino all’aprile del 1939. Quest’anno, tuttavia, non sembra essere così. Persino i canali culturali della televisione pubblica appaiono privi di nuovi documentari. Inoltre, vi sono forti indizi che dovremo cercare a lungo e duramente nelle sezioni dedicate all’arte e alla cultura dei principali quotidiani prima di trovare un articolo sulla Guerra Civile Spagnola.
Si possono solo fare congetture sulle ragioni di questo sistematico disinteresse. Si tratta di pure considerazioni commerciali? I responsabili pensano forse che tutto ciò mini gli incassi pubblicitari? O gli opinion leader di questo Occidente, sempre è più dominato da nostalgici delle destre estreme del Novecento, ritengono che il tema della Guerra Civile Spagnola sia difficile da manipolare in modo da servire al loro obiettivo primario attuale: banalizzare le forze postfasciste per farle accettare ulteriormente dalla popolazione come opzioni politiche “normali”?
La guerra civile spagnola non si presta tanto a questo scopo. Chiunque la approfondisca si imbatte rapidamente in aspetti imbarazzanti, che è meglio lasciare nell’oblio. Quindi, mentre Gernika viene ridotta ad un icona pittorica, il fatto che circa 15.000 repubblicani spagnoli (i “rossi”) siano stati deportati nei campi di concentramento tedeschi a partire dal 1940 è raramente ricordato. Erano fuggiti in Francia dopo la fine della guerra civile, ma furono poi consegnati ai nazisti dal regime di Vichy. Nei campi di concentramento di Gusen e Mauthausen, costituirono uno dei gruppi di prigionieri più numerosi.
La guerra civile spagnola è inoltre tutt’altro che adatta a coltivare una delle immagini dell’ipocrisia “democratica” dell’Occidente. Il contrasto tra dittature autoritarie come terreno fertile per l’ingiustizia e democrazie occidentali come baluardi dello stato di diritto semplicemente non regge. Le democrazie borghesi di Francia e Inghilterra non erano certo i buoni all’epoca. La loro politica di “non intervento” contribuì in modo significativo al fatto che la Repubblica spagnola, impegnata nella lotta per la sopravvivenza, non ricevette armi, mentre i regimi fascisti di Italia e Germania supportarono massicciamente le truppe del “generalissimo” Franco con armi e uomini.
La Legione Condor tedesca assicurò che in ogni battaglia le truppe di Franco fossero di gran lunga superiori a quelle della Repubblica sia per numero che per qualità degli armamenti. Le democrazie occidentali di Francia e Inghilterra furono quindi almeno in parte responsabili della vittoria di Franco. Ci sono certamente argomenti su cui i magnati dei media di questa Europa preferirebbero concentrarsi oggigiorno piuttosto che sulla Guerra Civile Spagnola.
Per certi versi, va sottolineato anche il relativo disinteresse verso quella vicenda storica di ampi settori della sinistra, soprattutto per ciò che ha preceduto e cio che ha seguito il colpo di stato di Franco. I nuovi libri sull’argomento sono rari. Le conferenze accademiche sono incredibilmente rare rispetto a tante altre grandi occasioni di celebrazione. Forse ha a che fare con un ricambio generazionale. Coloro che in passato hanno dato contributi significativi all’argomento sono ormai anziani, o morti. E non c’è alcuna indicazione che l’industria cinematografica abbia prodotto un “erede” del magnifico film di Ken Loach come… Terra e libertà.
Per quanto riguarda la storiografia, dobbiamo ancora attendere la traduzione di importanti libri pubblicati in spagnolo o catalano. Non esiste – almeno a mia conoscenza – ancora una traduzione in italiano dei magnifici resoconti sulla collettivizzazione in Catalogna di Antoni Castells Duran (Les collectivitzacions a Barcelona 1936–1939) o di Víctor Alba (Los colectivizadores).
Al contrario, la sinistra italiana ed occidentale avrebbe tutte le ragioni per approfondire la Guerra Civile Spagnola. Fa parte della storia e dell’identità della sinistra, e non c’è motivo di rompere con questa preziosa tradizione. La solidarietà internazionale dimostrata dalla sinistra nei confronti della Spagna negli anni ’30 rimane senza precedenti nella storia. Anche se qualcosa come le Brigate Internazionali è difficile da immaginare oggi, la solidarietà internazionale praticata all’epoca può offrirci molti spunti di riflessione sui problemi che affrontiamo oggi.
Inoltre, ci sono anche molti ambiti in cui potremmo trarre diretto beneficio dalle esperienze maturate durante la Guerra Civile Spagnola. Le collettivizzazioni nell’industria catalana, guidate principalmente dagli anarchici, offrono spunti preziosi per l’attuale dibattito sulla socializzazione. Il film documentario Economia Col•lectiva (testo in catalano con didascalie in inglese) dimostra in modo vivido, attraverso esempi concreti, che l’autogestione dei lavoratori non è un miracolo. Sarebbe inoltre certamente utile leggere un altro libro, questo sì reperibile in italiano, pubblicato da Feltrinelli, La breve estate dell’anarchia di Hans Magnus Enzensberger.
Studiare la Guerra Civile Spagnola offre ai giovani, in particolare, una ricchezza di spunti illuminanti e spesso sorprendenti. Ma affrontare l’argomento non è certo solo puro piacere. Ci mette anche di fronte a molti aspetti scioccanti e orribili. I tre anni tra il 1936 e il 1939 furono una terribile carneficina. Le stime suggeriscono che la Guerra Civile Spagnola abbia causato un totale di circa 500.000 vittime (in un paese con una popolazione di poco meno di 25 milioni di abitanti all’epoca): circa 285.000 soldati persero la vita (175.000 nella zona nazionalista di Franco e 110.000 sul fronte repubblicano). Tra 150.000 e 180.000 civili morirono a causa dei combattimenti diretti, dei bombardamenti aerei, delle esecuzioni e del terrore perpetrato da entrambe le parti.
Non c’era un semplice bene contro il male, non c’era bianco o nero. C’è stato certamente e soprattutto un terrore brutale e sistematico perpetrato dai nazionalisti. Ma c’erano anche i “Paseos” sul fronte repubblicano, la pratica di caricare gli oppositori politici in un’auto, portarli alla periferia della città e giustiziarli lì.
Quanto alle varie correnti politiche di sinistra, nonostante la loro forza, c’erano anche delle ombre. Gli stalinisti ottennero spesso straordinari successi militari nella lotta contro i nazionalisti. Ma scatenarono anche un terrore sfrenato quando furono in grado di farlo, soprattutto contro i presunti trotskisti e anarchici.
I democratici borghesi lavorarono fianco a fianco con gli stalinisti nella creazione di strutture autoritarie. Di fronte a problemi reali, gli anarchici presto “tradirono” molti dei loro ideali originali, sigillando così la propria fine politica. E persino il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista), ingiustamente etichettato come “trotskista” fece molte cose che contrastavano con i suoi veri obiettivi e ideali.
Ai contemporanei, inclini a una visione schematica e semplicistica del mondo e ai comportamenti che ne conseguono, gran parte di ciò che accadde appare strano e sconcertante. Ma per coloro che sono curiosi e disposti ad andare a fondo delle cose, esaminare ciò che accadde nella zona repubblicana tra il 1936 e il 1939 è un’impresa valida, fruttuosa e persino entusiasmante.
Come Adolf Hitler, Benito Mussolini, il dittatore fascista d’Italia dal 1922, inizialmente ipotizzò un livello di escalation relativamente basso. Tuttavia, l’Italia fornì anche dodici aerei da trasporto, dodici aerei da ricognizione, dieci cacciabombardieri e 3.000 bombardieri a partire dalla fine di luglio.
Dopo il fallito tentativo di Franco di conquistare Madrid nel novembre 1936, Mussolini decise di stabilire una presenza con un grande contingente di truppe regolari. Nel dicembre 1936, arrivò il primo corpo di spedizione italiano sotto il comando del generale Mario Roatta. I “volontari” italiani raggiunsero il numero di 80.000 nell’aprile del 1937. Gli italiani inviarono quindi in Spagna un numero di personale e materiali di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altra potenza.
Per un utile approfondimento, consigliamo di leggere nella nostra sezione storica le seguenti pagine:
- La Rivoluzione spagnola, una ricostruzione del contesto, i fatti e la valutazione di quel triennio (1936-39) da un punto di vista marxista e rivoluzionario
- Il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista)
- Andreu Nin (1882-1937), il principale dirigente del Partito operaio di unificazione marxista (POUM)
- Joaquín Maurin (1896-1973), cofondatore del POUM
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