Non se ne dubitava: cavallo che vince non si cambia! La prima “sindaca” bresciana, che ha vinto al primo turno le amministrative di tre anni fa, si ricandida a guidare Brescia, “la sua città europea”. E, sulla carta, potrebbe essere appoggiata da un “campo larghissimo”, che va dalla destra moderata di “Azione” fino ai Cinque stelle (che tre anni fa si erano coalizzati con Rifondazione e il PCI, ottenendo il 2,5% tutti insieme) e a settori della sinistra “radicale”, come il consigliere comunale Francesco Catalano che, pur avendo fatto una “scelta personale” (come sottolineano i suoi compagni) è pur sempre parte dell’area del Mag47, a quanto ci risulta. Difficile fare previsioni con due anni d’anticipo, vista la velocità degli apparenti cambiamenti nella politica bresciana, italiana, europea e mondiale. Molto probabile che, alle attuali condizioni, la sindaca ex craxiana venga riconfermata, in linea con la stabilità dei governi locali di centro-sinistra, che da oltre trent’anni (con l’eccezione dei cinque anni della famigerata gestione “Paroli”) amministrano la Leonessa d’Italia. Una città storicamente moderata, cattolica, in cui la sinistra, moderata (PCI, PSI, PDS, DS e oggi PD) o “radicale” (Rifondazione Comunista ed esperienze successive) è sempre stata minoritaria (seppur non ininfluente). Temo che la mesta profezia del “moriremo democristiani” di quasi 40 anni fa sia destinata a realizzarsi, anche se molti diranno “meglio che morire fascisti!”. Però sarebbe utile, forse, che tutto ciò che si muove (o sembra muoversi) a sinistra dell’establishment locale, per una volta cercasse di dar vita almeno ad un barlume di alternativa, anche dal punto di vista elettorale. Non che io abbia fiducia nei cambiamenti portati dalle schede elettorali, tutt’altro. E’ nelle lotte, nelle piazze, nelle fabbriche, nelle scuole, nei diversi posti di lavoro…e nei bar (sì, pure nei bar) che si deve lavorare per cambiare le cose, per modificare la coscienza della gente. Però riuscire ad unire chi non è d’accordo con la gestione attuale del “sistema Brescia” (ovviamente non considero neppure i poveri di spirito che “non sono d’accordo”, criticando da destra la giunta Castelletti, che potrebbero solo peggiorare la situazione per la gente come me, cioè i lavoratori, i pensionati, le persone sensibili alla questione ambientale, ecc.) sarebbe un primo passo per ricostruire un po’ di fiducia nel fatto che un’altra Brescia è possibile”.

FG


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