di Giuseppe Raspanti (ex consigliere comunale di Monticelli Brusati)

52 anni fa, alle 10,12 del mattino, Brescia ha subito l’oltraggio di un attentato, nero che più nero non si può, che ha spezzato la vita di otto antifascisti, tra operai e insegnanti e provocato oltre cento feriti. Era una manifestazione sindacale, organizzata non per ragioni rivendicative sul lavoro o salariali, ma proprio per chiedere più attenzione verso pericoli che si stavano manifestando in città e che erano provenienti da ambienti di estrema destra.

Sono 52 anni che la bomba di Piazza della Loggia continua a esplodere e a spargere scoramento e inquietudine, a dilaniare il corpo della verità e a lacerare lo spirito della giustizia. Scoppia tutte le volte che emergono dal fango delle falsità, e dai detriti provocati dalle picconate dei depistaggi, elementi e figure che si fanno beffe di noi. Di noi che ci scopriamo ancora feriti, che siamo sempre feriti e che lo saremo chissà per quanto tempo ancora.

Lo saremo finché non verrà fatta luce piena non solo sui mandanti di quella strage, che già si sanno con certezza, non solo sugli esecutori materiali, intorno cui il cerchio della verità si sta finalmente restringendo in modo inesorabile, ma anche su quanti, e per conto di chi, ha protetto i veri responsabili in tutti questi anni.

Sono 52 anni che quell’ordigno assorda e atterrisce, che scoppia tutte le volte che la sorte, politica, sociale o militare arride a qualcuno di quelli che irridono quei morti e quei feriti. E lo fa in mille modi, denigrando valori, esaltando figure sconfitte dalla Storia, promuovendo complici e depistatori, addirittura intitolando sedi locali di Partito a personaggi collusi con i mandanti di quegli sbuffi di sangue innocente e pertanto mandanti diretti essi stessi.

Anche oggi, qui a Monticelli, rendiamo tributo di memoria e doveroso, commosso omaggio a quelle otto vittime e ai feriti e anche oggi, qui a Monticelli, siamo costretti a sperare che la bomba di Piazza della Loggia non esploda più, sapendo che il soave silenzio che ne seguirà lo apprezzeremo quando, appunto, emergerà dal fango solo verità.

Se questo episodio, come tanti altri della stessa matrice, finito nell’oblio della dimenticanza lo dobbiamo, oltre che alla nostra fermezza, alla pervicacia di certi magistrati che non hanno deposto le armi, i famosi plotoni di esecuzione, e a quelle persone, legali e studiosi, che hanno continuato a scavare, a cercare fino a trovare quelle tracce che oggi ci fanno sperare di essere vicini, finalmente, alla conclusione, alla verità.

È per questo motivo che intendiamo ospitare a breve, nella Sala Civica del nostro Comune, due figure che da anni studiano e operano perché questo finalmente avvenga. Pietro Garbarino, avvocato che già conosciamo, e Saverio Ferrari,

giornalista giudiziario milanese, hanno scritto questo libro, ‘Piazza della Loggia cinquant’anni dopo’, la cui lettura consiglio a tutti. E siccome i processi sono ancora in corso, di esso sono uscite già due dispense di aggiornamento. Pietro e Saverio, dei quali mi vanto di essere amico, sono appunto disposti a venire a illustrarci lo stato delle cose e a ipotizzare scenari futuri.

A farci pregustare, insomma, quel soave silenzio.


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