CON LA SPAGNA NEL CUORE: 14 aprile 1931-14 aprile 2026
95 anni, con la caduta della monarchia, iniziava in Spagna un processo rivoluzionario, culminato a Barcellona nelle giornate di luglio del 1936 e di fatto terminato, sempre a Barcellona, con i tragici “fatti di maggio” del 1937. Quest’anno cade anche il 90° anniversario dell’inizio della guerra civile, iniziata dai generali reazionari, appoggiati da Mussolini e Hitler, proprio per stroncare sul nascere le prospettive di una rivoluzione sociale.
Con questo breve articolo vogliamo ricordare i combattenti antifascisti bresciani che lottarono in quella guerra, prodromo della seconda guerra imperialista (1939-1945)
- Tra il 1936 e il 1939 circa cinque mila antifascisti italiani parteciparono come combattenti volontari nella guerra civile spagnola. La cifra non è molto precisa, per la difficoltà di avere materiale documentario, soprattutto per coloro che hanno combattuto al di fuori delle Brigate Internazionali.
- Più preciso (e purtroppo molto più alto) è il numero dei “volontari” fascisti (il Corpo Truppe Volontarie) che svolsero un ruolo importante nella vittoria dei franchisti, il 1° aprile 1939. Vittoria che fu il prodromo del disastroso incendio che, cinque mesi dopo, avvolse l’Europa ed il mondo: la Seconda Guerra Mondiale. Tra quei cinque mila, che lottarono contro il fascismo dilagante, impedendo che la parola “italiano” fosse sinonimo di “fascista”, una sessantina erano bresciani. La provincia di Brescia, al censimento del 1936, contava poco meno di 800 mila abitanti, pari all’1,7% dell’intera popolazione italiana. Il fatto che i combattenti antifranchisti bresciani rappresentassero solo meno dell’1,2% del contributo italiano alla lotta è un’ulteriore dimostrazione di quanto la nostra provincia “bianca” (che Nenni, nel 1946, chiamò, forse un po’ ingiustamente, Vandea d’Italia) facesse parte dell’Italia conservatrice e reazionaria (come quasi tutto il Nord-Est e il Sud del paese).
- Di questi cinque mila, poco più di quattro mila militarono nelle Brigate Internazionali (quasi tutti nel Battaglione, poi Brigata, Garibaldi), costituite nell’ottobre del 1936. Gli altri, soprattutto anarchici (ma non solo), parteciparono fin dall’agosto del ‘36 (alcuni persino già il 19-20 luglio) alle milizie auto-organizzate che, soprattutto in Catalogna e sul fronte d’Aragona, contribuirono prima alla sconfitta del golpe e poi all’offensiva, purtroppo fallita, verso Saragozza (estate 1936).
- Schematicamente, possiamo dire che le Brigate Internazionali (meglio armate e organizzate, anche grazie alle armi inviate dall’URSS e, in misura minore, dal Messico, a partire dall’autunno del ‘36) furono largamente composte da militanti del Partito Comunista d’Italia e del Partito Socialista nenniano (con un certo numero di repubblicani – tra i quali il comandante Randolfo Pacciardi – di membri di Giustizia e Libertà – dopo la rottura di Rosselli con gli anarchici nel dicembre del ‘36 – e di antifascisti generici). I miliziani non membri delle Brigate, in particolare la Colonna Italiana della “Francisco Ascaso”, erano in gran parte anarchici, comunisti antistalinisti (poumisti 1, trotskisti, bordighisti, ecc.), socialisti massimalisti, e qualche militante della sinistra repubblicana.
Questa divisione, non molto rigida (soprattutto nei primi mesi della guerra civile), tra i combattenti antifascisti, era legata non solo all’approccio alla questione squisitamente “militare” (le Brigate erano favorevoli ad una struttura di tipo militare “classica”, come diventerà poi l’Esercito Popolare repubblicano, mentre i miliziani erano per lo più favorevoli all’auto-organizzazione non gerarchica, dal basso) ma soprattutto alle prospettive politiche. Mentre per i miliziani anarchici, poumisti, trotskisti, socialisti massimalisti, ecc. si trattava di una guerra civile non solo contro il fascismo, ma contro il capitalismo, per creare una libera federazione socialista iberica (con molte differenze e sfumature), per le Brigate Internazionali la lotta era “in difesa della democrazia”, per la “legalità repubblicana” messa in discussione dal golpe dei “generali traditori” (Francisco Franco, Emilio Mola, Gonzalo Queipo de Llano, ecc.). Queste differenze di analisi porteranno, nel maggio del 1937, a Barcellona e in generale in tutta la Catalogna, ad una specie di “guerra civile” interna al campo antifascista, conclusasi con la vittoria delle forze moderate (PSUC stalinista, destra socialista, partiti repubblicani e catalanisti), la messa fuorilegge del POUM e l’emarginazione degli anarchici.
Queste vicende ebbero ovvi riflessi anche tra i 58 bresciani che lottarono contro i franchisti.
Ma vediamo un po’ più da vicino la composizione di questa “avanguardia” della minoritaria (ma non inesistente) Brescia rossa. Mi avvarrò soprattutto dell’ottimo lavoro del compianto compagno Roberto Cucchini (ex impiegato dell’OM, uno dei fondatori a Brescia, nel lontano 1969, del gruppo de Il Manifesto, uno dei dirigenti della sinistra sindacale bresciana della FLM e animatore del prezioso archivio della Camera del Lavoro di Brescia). Nel suo bellissimo volume “I soldati della buona ventura” 2, Cucchini analizza dettagliatamente il gruppo bresciano. Si tratta di un gruppo di uomini abbastanza giovani, ma non giovanissimi. L’età media è di circa 35 anni, che, per l’epoca, può essere considerata già un’età “matura”. Il 35% ha tra i 36 e i 51 anni, il 65% tra i 22 e i 35 anni. Tra questi uomini, nove sono della città capoluogo, cinque di Botticino Sera (che figura un po’ come la “capitale” dell’impegno internazionalista, viste le proporzioni demografiche), tre ciascuno di Pozzolengo e Pontevico, mentre un combattente ciascuno dai comuni di Alfianello, Angolo T., Bagolino, Berlingo, Borgo S. Giacomo, Borno, Calino, Capo di Ponte, Capriano del Colle, Castrezzato, Cigole, Chiari, Cividate Camuno, Collio, Cologne, Concesio, Cortine di Nave, Desenzano, Gardone Riviera, Gargnano, Gianico, Gussago, Iseo, Magno d’Inzino (Gardone VT), Malonno, Montichiari, Nuvolento, Orzinuovi, Pertica Bassa, Pezzaze, Pisogne, Puegnago, Rezzato, Roncadelle, Virle Treponti. I “bresciani d’adozione” provengono dal Cremonese, dal Comasco e dalla Germania, come Italo Nicoletto, figlio d’emigranti.
Dei 47 di cui si è riusciti a stabilire la professione, ben 30 sono operai, 7 contadini o braccianti, 4 altri proletari (camerieri, boscaioli, infermieri) e solo 6 piccolo-borghesi (commercianti, studenti, rappresentanti). Lampante quindi risulta la composizione ampiamente proletaria, tipica del radicamento sociale dei partiti operai (comunista, socialista, anarchico). Per quanto riguarda la formazione scolastica, i dati sono molto incompleti. Solo per 23 di loro si dispone di informazioni. E, come c’era da aspettarsi, la maggioranza (18) ha frequentato al massimo la scuola elementare. Solo 5 sono in possesso di un diploma. Maggior informazioni abbiamo sulla formazione militare. Ben 37 hanno svolto il servizio militare, 4 sono stati esonerati in quanto residenti all’estero, 3 sono stati disertori e 2 sono stati riformati. Vista la composizione largamente proletaria, non stupisce che quasi tutti abbiano svolto il servizio come soldati semplici; solo 4 hanno raggiunto il grado di sottufficiale (caporale o sergente) ed uno solo è stato ufficiale (tenente). Dodici hanno combattuto durante la Prima Guerra mondiale. Durante la guerra civile quelli inquadrati nell’esercito popolare hanno questa composizione “gerarchica”: 40 soldati, un caporale, due sergenti, due tenenti e un capitano.
Ben più interessante è l’affiliazione politica più o meno accertata: 25 militano nel Partito Comunista d’Italia, 10 sono socialisti, 8 anarchici, 6 sono “antifascisti” generici, uno è del PRI. Di altri 6 non si è riusciti ad avere informazioni. Tre di loro sono dei “sovversivi” storici, con ruoli dirigenti, e reduci dal confino di polizia: Mombelli (anarchico), Bianchi (socialista massimalista) e Nicoletto (comunista). Ben 37 comunque erano già schedati prima dell’espatrio: 15 comunisti, 10 socialisti, 5 anarchici, due “popolari”, un repubblicano e un “antifascista” generico. Bisogna comunque prendere con le pinze la questione dell’affiliazione “partitica”. Questo non solo per la scarsa attendibilità delle informative dell’OVRA e in genere delle fonti di polizia fasciste (spesso i funzionari fascisti avevano le idee confuse sui vari “partiti sovversivi”), ma anche per l’evoluzione politica di molti dei combattenti antifranchisti, sia prima che durante la guerra civile.
Per quanto riguarda la durata dell’impegno combattente bisogna ricordare che i “fatti di maggio” del ‘37 costituiscono un’importante spartiacque. Per molti anarchici, giellisti, comunisti “dissidenti”, socialisti massimalisti, ma anche alcuni repubblicani, la repressione a Barcellona significa la fine delle speranze rivoluzionarie, per cui si abbandona la lotta (perlomeno in Spagna), mentre i militanti del Partito Comunista restano fino allo scioglimento delle Brigate Internazionali nell’ottobre del ‘38. Dei militanti di cui si è riusciti a stabilire la permanenza, emergono i 22 del PcdI (23,6 mesi), 4 anarchici (18,5 mesi), 8 socialisti (15,6 mesi).
Quasi la metà dei combattenti bresciani tornerà dalla lotta con ferite più o meno gravi (20) o non tornerà affatto (4 morti e due dispersi). Un buona parte dei combattenti sopravvissuti parteciperà anche alla Resistenza, in Francia, in Belgio e, naturalmente, in Italia, durante la seconda guerra mondiale. Un contributo molto apprezzato anche grazie all’esperienza militare accumulata durante la lotta contro i franchisti.
Ecco l’elenco dei combattenti antifranchisti bresciani
– 1) Alzini, Edoardo, Brescia, 1911, comunista (o socialista secondo altre fonti)
– 2) Ambrosi, Paolo Giovanni, Bagolino, 1915, Brigate Internazionali, caduto nel 1938 sul fronte dell’Ebro
– 3) Baldo, Giacomo, Puegnago, 1902, socialista, Brigate Internazionali, caduto nel 1938 sul fronte dell’Ebro
– 4) Bertoletti, Pietro Lorenzo, Pisogne, 1920
– 5) Bianchi, Zeffirino, Calino (Cazzago S. Martino), 1897, socialista massimalista, per breve tempo in Spagna, probabilmente in contatto con Rosselli, morto ad Argenteuil (Francia) nel 1959
– 6) Bodini, Libero, Sesto e Uniti (CR), poi San Zeno Naviglio, 1899, anarchico, poi comunista, in Spagna nel 1937, probabilmente nelle Brigate Internazionali, morto a Brescia nel 1961
– 7) Bonacina, Italo Baldassarre, Dolzago (CO), 1891, a Brescia dal 1924, prima repubblicano, poi vicino a GL, dopo i contatti col POUM, già ai primi d’agosto 1936 entra nella colonna italiana della “Francisco Ascaso” (CNT-FAI). Morto ad Argenteuil nel 1977
– 8) Bonafede, Eugenio, Brescia, 1908, socialista, poi anarchico, Brigate Internazionali.
– 9) Bonetti, Giuseppe, Brescia, 1897, comunista, Brigate Internazionali.
-10) Bonomini, Ernesto, Pozzolengo, 1903, anarchico, nel 1924 uccide il responsabile dei fascisti italiani a Parigi, Bonservizi. Uno dei primi antifascisti a giungere a Barcellona a fine luglio 1936. Dirige il controllo di frontiera che i miliziani anarchici hanno stabilito a Port Bou, nell’estate del ‘36. Aderisce, con Camillo Berneri ed altri, all’opposizione di sinistra interna al movimento anarchico, contraria alla collaborazione governativa con PSOE, PCE e repubblicani. Muore a Miami nel 1986
-11) Bonora, Enrico, Brescia, 1886, catturato dai fascisti del CTV in divisa da miliziano nell’agosto 1937 e portato in Italia, dove sarà condannato al confino. Poi nessuna ulteriore notizia.
-12) Bozzoni, Giovanni, Pontevico, 1914, comunista. In Spagna come operaio addetto agli automezzi repubblicani. Tornato in Italia nel 1940. Disperso in Russia nel 1943
-13) Bozzoni, Giuseppe Terzo, Pontevico, 1901, comunista.
-14) Braga, Faustino, Virle Treponti (Rezzato), 1903, socialista, poi anarchico, fin dal settembre 1936 nelle milizie libertarie (Ascaso e Batallòn de la Muerte), più tardi nelle Brigate Internazionali (definito come “comunista dissidente” dallo spionaggio fascista). Scomparso nel 1941 nei campi d’internamento francesi.
-15) Bregoli, Pietro (Rino), Pezzaze, 1904, comunista (secondo altre fonti, anarchico), a Barcellona fin dal 1935, entra nella milizia del PSUC. Più tardi probabilmente nelle Brigate Internazionali.
-16) Bresciani, Battista, Alfianello, 1901, definito genericamente “antifascista”, ferito nell’agosto 1937, forse sul fronte d’Aragona.
-17) Bruna, Ernesto, Brescia, 1904, anarchico, a Barcellona già nell’agosto del ‘36, nella Colonna italiana della “Ascaso”. Abbandona la Spagna dopo i “fatti di maggio”. Confinato a Ventotene fino all’agosto 1943.
-18) Busi, Benvenuto, Botticino Sera, 1898, socialista, gravemente ferito durante la battaglia di Guadalajara (marzo 1937). Brigate Internazionali. Muore in Francia nel 1978.
-19) Busi, Guglielmo, Roncadelle, 1907, socialista, Brigate Internazionali, ferito gravemente nell’aprile 1938. Muore a Marsiglia nel 1961
-20) Capra, Angelo, Brescia, 1899, socialista massimalista, colonna italiana della “Ascaso”. Passerà poi a GL. Muore ad Argenteuil nel 1957
-21) Ceresa, Lodovico, Gardone Riviera, 1901, Brigate Internazionali, ferito nell’agosto del ‘37 sul fronte d’Aragona. Morto a Gardone Riviera nel 1974
-22) Cotti, Giovanni, Orzinuovi, 1897, comunista, Brigate Internazionali, poi nella resistenza in Francia. Morto ad Aix-les-Bains nel 1966
-23) Damonti, Angelo, Brescia, 1886, anarchico, in Spagna nei primi mesi del ‘37 con incarichi politici e non militari, poi nella resistenza francese. Rientra in Italia nel 1948, diventando vicepresidente dell’ANPPIA (Associazione perseguitati politici italiani antifascisti). Muore a Milano nel 1966.
-24) Favetta, Marco, Malonno, 1902, anarchico.
-25) Filippini, Angelo, Botticino Sera, 1899, socialista, poi comunista, Brigate Internazionali. Morto a Brescia nel 1948.
-26) Gabana, Giovanni, Nuvolento, 1897, comunista. Brigate Internazionali. Morto a Milano nel 1953
-27) Garatti, Pietro, Angolo Terme, 1902, comunista (con simpatie bordighiste), arruolato nell’ottobre 1936 in una formazione antifranchista non meglio precisata. Ferito gravemente sul fronte di Madrid nel novembre del ‘36, secondo il consolato italiano di Liegi sarebbe morto in seguito alle ferite.
-28) Gennari, Giuseppe, Chiari, 1903, comunista, Brigate Internazionali. Muore in Francia nel 1970.
-29) Ghitti, Vittorio, Borno, 1904, comunista, Brigate Internazionali, confinato a Ventotene nel marzo del ‘43. Muore a Darfo nel 1969.
-30) Gramatica, Stefano, Gargnano, 1901, antifascista “generico”, Brigate Internazionali.
-31) Guerini, Pietro Mosè, Magno d’Inzino (Gardone VT), 1900, socialista massimalista, poi comunista, va in Spagna già nell’agosto del ‘36, contro il parere del PcdI, militando nella centuria Gastone Sozzi. Più tardi entra nelle Brigate Internazionali, diventando capitano. Partecipa alla resistenza francese. Muore a Parigi nel 1982.
-32) Lonati, Benedetto, Botticino Sera, 1899, socialista, poi comunista. Brigate Internazionali. Partecipa alla resistenza francese. Muore a Donville nel 1964.
-33) Lonati, Fausto, fratello di Benedetto, Botticino Sera, data non accertata, comunista, Brigate Internazionali, ferito a Irùn a fine ‘36, e poi una seconda volta nel luglio 1938.
-34) Lonati, Silvio, Botticino Sera, 1899. Ferito in combattimento in Spagna, non si sa in quale formazione. Muore a Brescia nel 1965.
-35) Mantovani, Eugenio, Brescia, 1905, comunista, poi anarchico. Milizie libertarie dal settembre del ‘36. Abbandona la Spagna dopo i “fatti di maggio” del ‘37 a Barcellona.
-36) Marchina, Angelo, Gussago, 1891, socialista, poi comunista. Nel settembre del ‘36 nella Centuria “Sozzi”, poi nelle Brigate Internazionali. Ferito varie volte. Confinato a Pisticci nel marzo del ‘43. Partecipa alla resistenza in Val Trompia (122a Brigata Garibaldi). Muore a Brescia nel 1969.
-37) Mombelli, Luigi Domenico, Rezzato, 1902, anarchico. Confinato a Lipari nel 1927, poi alle Tremiti. All’inizio del ‘36 espatria in Francia. Contatti con i socialisti massimalisti e col PcdI. Segnalato come combattente nelle milizie antifranchiste già nell’estate del ‘36 (probabilmente anarchiche). Tornato in Francia verso la fine del ‘37, partecipa alla resistenza francese. Muore a Parigi dopo la fine della guerra, in data non accertata.
-38) Motta, Adamastore, Montichiari, 1900, comunista. Nell’agosto del ‘36 combatte nella centuria “Sozzi” e poi nelle Brigate Internazionali. Ferito nella battaglia dell’Ebro. Tornato in Francia, si aggrega al gruppo “Libertà o Morte” di tendenza libertaria.
-39) Murachelli, Giuseppe, Capo di Ponte, 1903, comunista più o meno “dissidente”. Nell’agosto del ‘36 è in Spagna, con la colonna italiana della “Ascaso”. Gravemente ferito sul fronte di Huesca, dopo le cure tornerà a combattere, per essere nuovamente ferito a Teruel nel febbraio del 1938. Catturato dai franchisti, riesce ad evadere e a fuggire in Francia, dove parteciperà alla resistenza. Nel dicembre 1944 rientra in Italia e partecipa alla resistenza nella XLII Brigata Garibaldi. Muore a Capo di Ponte nel 1968.
-40) Nicoletto, Italo, Oberhausen, 1909, dal 1911 a Quinzano d’Oglio, comunista. Confinato a Lipari nel 1930, e poi a Ponza nel 1932, poi alle Tremiti nel ‘34 e a Ventotene nel ‘35. Liberato nel luglio del ‘36, vuole andare in Spagna, ma i rigienti del PcdI non sono d’accordo. Solo nel marzo del 1938 riesce finalmente a raggiungere Quintanar de la Républica, dove entra nelle Brigate Internazionali. Ferito nel luglio del ‘38, rientra in Francia alla fine dell’anno. Partecipa alla resistenza francese a Marsiglia. Arrestato e torturato dai fascisti, condannato a morte, riesce ad evadere dal carcere di Torino alla fine del ‘43, entrando nelle Brigate Garibaldi in Piemonte. Dirigente di spicco del PCI piemontese e poi bresciano, deputato dal 1948 al 1968, muore a Brescia nel 1992.
-41) Pederzoli, Geremia, Gianico, 1909, “antifascista” generico, Brigate Internazionali, internato nei campi di concentramento in Francia tra il 1939 e il 1940. Nel 1942 risulta in un campo di lavoro in Germania. Poi nessuna notizia.
-42) Pedrali, Giovanni, Berlingo, 1899, comunista. “Milizie rosse” non meglio specificate dal marzo 1937 all’ottobre 1938 (probabilmente Brigate Internazionali). Arrestato dai fascisti nell’aprile 1941, liberato nell’agosto 1943. Poi nessuna notizia.
-43) Pialorsi, Giacomo, Pertica Bassa, 1899. Antifascista “generico”. Brigate Internazionali. Muore a Pollone (Biella) nel 1960.
-44) Piccardi, Pietro, Concesio, 1899, socialista. Brigate Internazionali.
-45) Platto, Giacomo, Castrezzato, 1903, probabilmente comunista. Brigate Internazionali. Disperso (quasi sicuramente morto) durante la battaglia di Jarama nel febbraio 1937.
-46) Polotti, Giulio Antonio, Iseo, 1913, comunista, Brigate Internazionali. Partecipa alla resistenza francese, cade nel 1944, ucciso dai nazisti.
-47) Premoli, Giovanni, Pontevico, 1893, socialista, poi comunista. Con la centuria “sozzi” dal settembre 1936, in ottobre entra nel Battaglione Garibaldi. Muore nella difesa di Madrid il 21 novembre del ‘36.
-48) Ragni, Cesare, Brescia, 1891, anarchico. Dopo molti anni di confino riesce ad espatriare e entra in Spagna nel novembre del ‘37. Brigate Internazionali. Internato in Francia nel ‘39, nel maggio del ‘40 viene arrestato e condannato a 5 anni di confino alle Tremiti e poi a Ventotene, dove aderisce al PcdI. Liberato nell’agosto del ‘43, partecipa alla resistenza nella 47a Brigata Garibaldi (Cuneo). Muore a Brescia nel 1949
-49) Ramazzini, Pietro, Collio, 1894, comunista. Già in Spagna nell’agosto del ‘36, nella centuria “Sozzi” e più tardi nelle Brigate Internazionali. Muore ad Argenteuil nel 1943
-50) Ricchelli, Vittorio, Pozzolengo, 1901, comunista. Brigate Internazionali. Muore a Parigi nel 1959.
-51) Romele, Umberto, Pisogne, 1903. Tra i primi in Spagna (Irùn), il 12 agosto del ‘36 è in una milizia popolare e viene ferito gravemente. Dopo la guarigione, nell’aprile del ‘37 torna al fronte, nelle Brigate Internazionali. Partecipa alla resistenza francese. Muore a Saint Germain en Loire nel 1987.
-52) Spinelli, Lorenzo, Borgo S. Giacomo, 1905, comunista. Dal novembre del ‘36 in Spagna, Brigate Internazionali. Ferito varie volte al fronte, rientra in Belgio. Partecipa alla resistenza belga. Muore a Marcinelle (Belgio) nel 1963.
-53) Timelli, Paolo, Cigole, 1900, prima della sinistra del PPI, poi comunista. Dal novembre del ‘36 nelle Brigate Internazionali. Ferito varie volte. Internato nei campi francesi dopo il ‘39, consegnato ai fascisti, nel 1942 confinato a Ventotene, liberato nell’agosto 1943, diventando funzionario del PCI bresciano dopo il 1945. Muore a Brescia nel 1989.
-54) Troletti, Pietro, Cividate Camuno, 1900, comunista. Brigate Internazionali. Muore a Cividate Camuno nel 1969.
-55) Viola, Battista Angelo (Pinù), Cologne, 1904, comunista. Dal 3 novembre del ‘36 è in Spagna, nel Battaglione Garibaldi, e poi nella XII Brigata Internazionale. Ferito a Huesca nel giugno del ‘37, rientra in Francia nel settembre del ‘38. Deportato in Germania, riesce a sopravvivere. Muore a Cologne nel 1978.
-56) Vischioni, Felice, Desenzano del Garda, 1898, socialista massimalista. A fine luglio 1936 è già in Spagna, nella sezione italiana della colonna “Ascaso”. Rientrato in Francia nel ‘37, aderisce al PSI “nenniano”. Eletto deputato all’Assemblea Costituente per il PSIUP, co-segretario della Camera del Lavoro di Brescia, consigliere in Comune e Provincia per il PSI, aderirà al nuovo PSIUP nel 1964. Muore a Desenzano nel 1992.
-57) Vitale, Andrea, Capriano del Colle, 1906, antifascista “generico” (forse anarchico), è a Barcellona prima della guerra civile. Già in luglio-agosto entra nelle milizie popolari, ma non si sa in quale. Ferito nel luglio del ‘37, rientra in Francia, dove però viene arrestato. Poi nessuna notizia.
-58) Zani, Mario Alessandro, Cortine di Nave, 1905, anarchico, ma con contatti con GL, la sinistra repubblicana e i socialisti. Organizza da Tolosa e Parigi l’invio clandestino di armi e volontari agli antifranchisti, recandosi spesso in Spagna. Arrestato, viene espulso dalla Francia e si reca in Belgio. Poi nessuna notizia.
1 Il POUM era il Partito Operaio d’Unificazione Marxista, che riuniva un po’ tutte le componenti del comunismo di sinistra, antistalinista. Era il principale partito marxista (ben più del PCE ufficiale e del PSOE) in Catalogna, la regione più industrializzata e sindacalizzata della Spagna, prima del luglio 1936 e della successiva formazione del PSUC, il partito catalano che unì, il 23 luglio 1936, la maggioranza dei socialisti catalani col piccolo, ma influente, partito comunista (stalinista) catalano.
2 R. Cucchini, I soldati della buona ventura, GAM, Rudiano (BS), 2009
Scopri di più da Brescia Anticapitalista
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.