dal blog Refrattario e Controcorrente.
Ricorre oggi 29 maggio l’anniversario dell’omicidio dell’esule argentino, giornalista, scrittore e militante marxista rivoluzionario trucidato in Bosnia durante una spedizione umanitaria.
“La storia sembra essere impazzita e pare divorare tutto.
Io sono convinto, però, che non sia impossibile
decifrare la realtà, interpretare le cause profonde
e le forze principali che hanno messo in moto
il corso delle cose.
Non è certo un compito semplice
e spesso esige enormi sacrifici”.
Guido Puletti, un anno prima della morte
Guido Puletti nasce il 29 giugno del 1953 a Buenos Aires in Argentina. Nasce dunque quando la vita politica argentina è dominata dal governo civile di Juan Domingo Perón rieletto presidente nel 1951. Studia alle elementari in una scuola inglese e poi in una scuola italiana, poi frequenta le medie e il liceo in un’altra scuola inglese. Durante il corso degli studi, si rivela un ottimo studente e i suoi interessi si concentrano sulla storia, la filosofia e la letteratura. Si dedica allo sport, una passione che sarà una costante per tutta la sua vita, pratica l’atletica anche a livello agonistico ottenendo buoni risultati.
Alla fine degli anni sessanta, alle scuole superiori, si avvicina ai gruppi della sinistra peronista, partecipando alla loro “pratica sociale”, in particolare con i braccianti agricoli. Nel 1973 Puletti si sposa (avrà due figli) e inizia a lavorare come impiegato statale, dove si attiva sindacalmente in uno dei sindacati minori di lavoratori statali, in contrapposizione al sindacato ufficiale.
Precisa meglio le sue posizioni politiche aderendo nel 1973 all’organizzazione trotskista Politica Obrera (PO) e, con questa organizzazione, partecipando alle grandi manifestazioni di massa che caratterizzano la vita poltica argentina in quell’epoca.
Poi, con il golpe militare del 24 marzo 1976, la vita politica del paese cambia bruscamente e radicalmente. Puletti ricorda così in un suo scritto quella giornata: “Un mattino argentato del 1976, appena sfiorato dai primi freddi australi, la Plaza de Mayo, antistante la Casa Rosada (sede del governo argentino ndr) si affollava di stivali e baionette e scoccava una delle ore più amare di questo lungo e vasto pese inchiodato nel cono sud”.
Guido, che continua clandestinamente la sua attività sindacale, corre rischi sempre maggiori, e, infatti, il 20 settembre 1977 viene sequestrato da un gruppo paramilitare, chiuso in un campo di concentramento e torturato. Grazie all’intervento dell’ambasciata italiana viene liberato e alla fine di ottobre del 1977 lascia il pese con la moglie e i due figli.
Arriva in Italia, a Brescia, dove poi lo raggiungono i genitori, le tre sorelle e il fratello. Nel maggio di quello stesso anno parte per Parigi a collaborare con un centro di ricerche internazionali rientra a Brescia nel giugno del 1979. Nel maggio 1980, la moglie torna in Argentina con i due figli Javier e Damian, dove Guido li raggiunge clandestinamente qualche mese dopo. Ma là la vita è per lui impossibile. Si separa dalla moglie e torna definitivamente a Brescia.

Qui ha una nuova compagna, Cinzia Garolla, e inizia a collaborare con il quotidiano “Brescia Oggi”, soprattutto con articoli sulla letteratura europea e latinoamericana. Poi inzia a scrivere sulla politica e sull’economia internazionali, ovviamente soprattutto sull’America Latina, sui rapporti nord-sud, sull’indebitamento dei pesi sottosviluppati.
Avvierà poi una collaborazione più ampia, con alcune agenzie di stampa, con riviste economiche e con periodici a diffusione di massa, sempre concentrato sulla questioni internazionali.
Poi alla fine degli anno 80, con la crisi e poi il crollo dei paesi del “socialismo reale”, Puletti concentra la sua attenzione su quei profondi sconvolgimenti politici e sociali. Sarà presente a Berlino durante il crollo del muro, e poi a Praga, al momento della “rivoluzione di velluto”.
Ma a Brescia partecipa attivamente al movimento contro la Guerra del Golfo, nel 1991, con una presenza assidua nelle radio locali, nelle iniziative e nei dibattiti pubblici, nelle assemblee nelle scuole. Entra in Democrazia proletaria nel 1990 e dopo il suo scioglimento si iscrive al Partito della rifondazione comunista e si candida nelle sue liste alle elezioni comunali del novembre 1991, proprio nell’anno in cui scoppia anche il conflitto nell’ex Jugoslavia. Guido, con “Beati i costruttori di pace” partecipa alla marcia di Sarajevo.
Guido sa, per quella che è stata la sua formazione politica, che il personale politico ex “comunista” di quelle regioni, privato del potere e dei miti che lo hanno aliementato, sta diventando una scheggia impazzita e sta producendo violenze fino a poco prima impensabili.
I suoi viaggi in Bosnia si moltiplicano e si intensificano, durante i quali riesce perfino ad intervistare .
Guido è tra i pochi giornalisti a intervistare in quel periodo il leader serbo bosniaco Radovan Karadzic.
Il 27 maggio 1993 parte con altre quattro persone per seguire un progetto di solidarietà e di invio di aiuti umanitari diretti alla città di Zavidovici in Bosnia centrale. Il 29 maggio il suo convoglio viene fermato e derubato da un reparto dell’Esercito bosniaco. Guido Puletti, Sergio Lana e Fabio Moreni vengono uccisi mentre gli altri due componenti del gruppo, Agostino Zanotti e Cristian Penocchio riescono a fuggire e a salvarsi”.
Nel 1996 la casa editrice “Datanews”, allora molto legata a Rifondazione comunista, pubblica il libro Il mondo che non c’è, un’antologia di scritti di Guido Puletti curata da Cinzia Garolla e Francesco Germinario. Nel 2003, viene pubblicato Il tempo cattivo della storia, a cura di Cinzia Garolla.
La sua compagna Cinzia, nel messaggio inviato in occasione del convegno “Guerra, pace e informazione” che si è svolto nel giugno 2022 a Roma, nell’Auditorium della Casa del Jazz (si era nelle prime settimane dell’aggressione su larga scala della Russia all’Ucraina), tra l’altro scrisse:
Le notizie e le immagini che giungono da oltre 3 mesi dall’Ucraina rievocano i molti conflitti degli ultimi decenni e tra questi, la guerra in ex Jugoslavia ( la prima in Europa dal 1945). Le distruzioni, gli eccidi, le violenze e gli abusi sono simili e se ne siamo venuti a conoscenza è soprattutto grazie al lavoro imprescindibile svolto da chi fa informazione. Persone che spesso hanno pagato e continuano a pagare un prezzo altissimo.
Ma per non essere sopraffatti dall’orrore, dall’angoscia e dalla commozione per quanto sta succedendo penso che sia necessario anche cercare di capire, dare un senso e una logica agli avvenimenti…
Questo obiettivo di Guido è sempre stato accompagnato da un altro elemento fondamentale: stare dalla parte degli oppressi. Oggi questo significa che starebbe con chi resiste dentro e fuori dall’Ucraina e con chi si oppone nelle forme più varie al regime di Putin.

- Brescia Anticapitalista (gestito da compagne e compagni che militarono assieme a Guido Puletti) ha pubblicato parecchi anni fa una minuziosa ricostruzione dell’inchiesta curata da Ilario Salucci, intitolata Una storia “semplice”) per individuare le responsabilità materiali e politiche dell’assassinio (n due parti)
- Leggi la prima parte di Una storia “semplice”
- Leggi la seconda parte di Una storia “semplice”
A Guido (un rivoluzionario, non un “pacifista” come scrivono molti, anche a sinistra) è intitolato il circolo di Brescia di Sinistra Anticapitalista
Scopri di più da Brescia Anticapitalista
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.