Comunicato della rete NON STA ANDANDO TUTTO BENE, Brescia
Leggete e condividete!

“LA SALUTE E LA CURA DEVONO TORNARE A ESSERE UN DIRITTO FONDAMENTALE

Dopo due anni di pandemia la nuova legge sulla Sanità della Giunta regionale lombarda e il P.N.R.R del Governo Draghi non considerano la salute e la cura come beni primari, collettivi, gratuiti ed universali.
Il 30 novembre il Consiglio Regionale ha infatti approvato la revisione della legge regionale 23/2015 (la cosiddetta “riforma Maroni”) che regolerà la sanità pubblica in Lombardia per i prossimi anni. Dall’atteso potenziamento della sanità territoriale sono completamente assenti la programmazione sociosanitaria, la medicina preventiva, la tutela dell’ambiente. La sanità privata, già integrata nel “Sistema Sanitario Regionale”, viene definitivamente equiparata a quella pubblica con la possibilità di “concorrere alla istituzione delle Case e Ospedali di Comunità”. Ciò comporterà maggiori ingerenze e minori controlli, maggiori accaparramenti e profitti. Nel Piano di Ripresa e Resilienza Nazionale (PNRR) del Governo Draghi, alla Sanità vengono destinati fondi insufficienti e orientati principalmente alla digitalizzazione e alla telemedicina che non vanno a risolvere i problemi strutturali o di carenza cronica del personale di assistenza e cura.
Ribadiamo dunque che Giunta Regionale lombarda e Governo Draghi non hanno imparato nulla dalla tragica lezione della pandemia che ha prodotto 35000 morti solo in Lombardia e 135.000 “ufficiali” in Italia!
Questi numeri derivano dalla progressiva distruzione del Servizio Sanitario Pubblico, dai tagli alla sanità pubblica a favore di quella privata (il 40% della spesa sanitaria corrente è destinata alle strutture private convenzionate), dallo smantellamento della sanità territoriale, dalla assenza di politiche di prevenzione e di programmazione sanitaria che partano dai reali bisogni di salute.

PER UNA REALE RIFORMA DEL SERVIZIO SANITARIO È NECESSARIO:
• garantire il diritto alla salute come previsto dall’articolo 32 della Costituzione e dalla legge 833/78 che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale
• predisporre un piano straordinario di stabilizzazione ed assunzione di personale sanitario e assistenziale, che né il PNRR né la Finanziaria del governo Draghi prevedono (oggi in Italia mancano 45000 medici e mediche, 75000 infermiere e infermieri, ma anche migliaia di OSS e di altro personale coinvolto nei luoghi di cura)
• migliorare le condizioni di lavoro, di vita, di sicurezza ed economiche e parificare stipendi con contratti nazionali unici di dipendenti pubblici e privati
• ripartire da una Programmazione Socio-Sanitaria Territoriale che coinvolga nei percorsi di scelta tutti i soggetti: le associazioni, gli Enti locali, (i Comuni, i Consigli di Rappresentanza dei Sindaci, ecc.) ma anche operatori e operatrici
• attuare la prevenzione primaria negli ambienti di vita e di lavoro per contrastare la pandemia attraverso le misure di prevenzione e protezione, il tracciamento tempestivo di casi e contatti, le vaccinazioni, garantendo anche la vigilanza sulla salute e sicurezza del lavoro, sulla medicina ambientale e la medicina di genere
• riorganizzare i servizi pubblici in Distretti, Dipartimenti, Presidi Ospedalieri, integrando gli aspetti sanitari con quelli socioassistenziali e quelli relativi alla salute mentale
• mantenere una gestione pubblica delle Case e degli Ospedali di Comunità, collocandoli in ogni distretto sociosanitario. Chiedere implementazione di posti letto nelle strutture pubbliche (dal 1980 al 2013 i posti letto nelle T.I. si riducono da 922 a 275 per 100.000 abitanti, mentre dal 1997 i posti letto totali sottratti sono circa 22.000)
• realizzare un piano di recupero delle visite specialistiche, esami ed interventi (10 milioni di prestazioni annullate nel 2020, migliaia rinviate o non evase nel 2021) abbattendo le liste di attesa e rientrando nei tempi previsti dai LEA
• pretendere che l’accreditamento delle strutture private sia legato ai bisogni reali di salute e alla programmazione sociosanitaria e non agli interessi dei grandi gruppi privati

COSA POSSIAMO FARE COME PERSONE DIRETTAMENTE COINVOLTE?
• pretendere un piano straordinario di stabilizzazioni ed un numero massiccio di assunzioni nelle strutture e servizi sia ospedalieri che territoriali ricordando che il personale(costretto a tacere su tutto con la scusa del discusso vincolo di “fedeltà aziendale”) è stremato fisicamente e psicologicamente da anni di mancate sostituzioni e di blocco di assunzioni e concorsi, ed ora è addirittura costretto a licenziarsi per il carico smisurato di stress o per curare le proprie patologie o le malattie professionali conseguenti (le più colpite, perché lavoratrici numericamente più presenti, sono ancora una volta le donne)
• coinvolgere il personale, le e gli stessi pazienti, gli enti locali nella richiesta di risoluzione dei principali problemi Socio-Sanitari dei singoli territori
• vigilare e controllare i progetti delle Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità previsti dal PNRR, perché non siano solo contenitori e muri che gli Enti privati riempiono, ma restino sotto gestione pubblica, siano disponibili in ogni distretto, abbiano personale adeguato e funzioni coerenti ai bisogni di cura e del territorio
• richiedere un abbattimento delle liste di attesa attraverso un piano di recupero delle visite, dei controlli e degli interventi di elezione per rientrare nei tempi di attesa previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza anche avvalendosi di strumenti di legge già esistenti
• vigilare sulla adeguata copertura dei Medici e Mediche di Medicina Generale, che con il pensionamento ora non vengono più neppure sostituiti, i quali devono poter essere supportati da un numero più consistente di Unità Speciali di Continuità Assistenziale (U.S.C.A.) al fine di poter garantire una assistenza domiciliare tempestiva
• eliminare il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina
• pretendere che le strutture private accreditate rispondano ai bisogni stabiliti dalla programmazione Socio-Sanitaria, con uguali doveri e stessa trasparenza nella gestione delle liste di attesa rispetto alle strutture pubbliche”

RETE NON STA ANDANDO TUTTO BENE – BRESCIA