di Enrico Semprini (dal blog “La Bottega del Barbieri”)
Questo elaborato è il secondo di una serie che continuerà nelle prossime settimane.
Gli argomenti che saranno approfonditi sono i seguenti:
- La remigrazione – (il primo è stato pubblicato il sei giugno)
- la psicologia di massa del fascismo;
- il ruolo dell’irrazionalità e delle religioni.
Il piano del lavoro è in corso di sviluppo e ad oggi non è possibile definire per quante volte vedrete sviluppati i titoli di cui sopra. La logica è quella di restare all’interno di articoli magari non brevi, ma che restino di una lunghezza compatibile con una fruizione all’interno di questo blog.
L’immagine che segue accompagnerà il primo argomento; una immagine diversa accompagnerà lo sviluppo del secondo e lo stesso varrà per il terzo argomento. L’intenzione è quella di facilitare la fruizione per temi.

POLITICA MIGRATORIA “IDENTITARIA”?
Come avevo accennato nel primo articolo, i ragionamenti che si rinvengono in merito alla remigrazione, pur ruotando attorno al concetto “come espellere gli immigrati e promuovere il totalitarismo”, sono caratterizzati da sincretismo, cioè dalla fusione o integrazione di elementi culturali, filosofici o religiosi diversi, magari inconciliabili e contraddittori.
Ora lo vedremo e questo ci fa capire che le persone che si avvicinano a queste teorie, non troveranno necessariamente nostalgici che inneggiano a Hitler e marciano a passo d’oca, anche se sono presenti anch’essi nella cerchia, ma non è la caratteristica fondamentale del movimento. E non è neppure così preciso definirlo “nascente”.
Faccio un esempio concreto. A pag, 145 del libro “Remigrazione” (di cui abbiamo parlato in dettaglio, 7 giorni fa) si legge:
<<Eppure, la politica migratoria identitaria, appunto, non guarda solo gli aspetti economici dell’immigrazione, ma considera anche le conseguenze sociali e culturali nei Paesi d’origine. Importare manodopera qualificata, infatti, significa sottrarre risorse umane a nazioni che spesso hanno investito nell’istruzione di questi lavoratori. Si tratta, in sostanza, di un “furto demografico” a danno delle nazioni d’origine, che subiscono così una grave fuga di cervelli.>>
C’è quasi da sottoscrivere se si esclude il discorso “la politica migratoria identitaria”, che dite?
Dunque ci si aspetterebbe che da questo discorso scaturisse una valutazione sull’uso dei fondi per lo sviluppo in modo da rendere possibile la vita in zone del mondo che diventano inospitali. Il fatto è che il libro ne parla ma, come vedremo, in modo completamente diverso da come ci si aspetterebbe, cioè non sviluppa neppure il discorso aiutiamoli a casa loro, ecc.
Se la preoccupazione delle destre fosse di combattere le cause delle emigrazioni, dovremmo registrare un incremento degli investimenti per lo sviluppo: ma è così?
I contributi ai Paesi in via di sviluppo, noti come Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS), sono attualmente in netto calo a livello globale. L’ultimo rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) indica una brusca contrazione, guidata da forti tagli di bilancio da parte dei maggiori donatori internazionali.
A livello OCSE, gli aiuti hanno subito una contrazione storica del 23,1% in un solo anno.
Dunque è come se si stesse preparando coscientemente la cosiddetta “tempesta perfetta”: dare vita a tutte le condizioni idonee ad ottenere i risultati più disastrosi che siano possibili, guerre, impoverimento e disastro ambientale.
E’ una specie di “strategia della tensione su scala planetaria”.
La seconda caratteristica nella quale la destra internazionale sta spingendo con forza è la negazione dell’impatto umano sul cambiamento climatico che per i remigrazionisti è una “narrazione”1 e un effetto naturale sul quale non esiste, di conseguenza, la possibilità di fare alcunché.
Sul sito del parlamento europeo2 si può trovare la seguente osservazione:
<<Secondo l’Organizzazione mondiale per le migrazioni, “i migranti ambientali sono coloro che a causa di improvvisi o graduali cambiamenti ambientali, che colpiscono negativamente la loro vita o condizioni di vita, sono obbligati a lasciare la propria abitazione, temporaneamente o in modo permanente, e che si spostano in un’altra area del proprio paese o all’estero.”
Fattori come crescita della popolazione, povertà, sicurezza umana e conflitti rendono difficile calcolare con precisione il numero di migranti ambientali presenti nel mondo. Le stime variano dai 25 milioni a un miliardo di migranti ambientali entro il 2050.>>
Dunque, a fronte di queste tendenze costruite artificialmente, basta presentare questi eventi come “calamità naturali” per trovarsi di fronte all’inevitabile scelta di dover costruire una sempre più determinata “fortezza Europa” contro l’unico problema con il quale è possibile fare i conti: gli immigrati.
Conosciamo bene il fenomeno: basta partire da premesse false per costruire un ragionamento del tutto logico e privo di contraddizioni.
L’Europa, per come ci viene presentata, è un’entità priva di potere discrezionale sui fenomeni che la circondano, un soggetto senza responsabilità e senza opzioni: un soggetto privo di presente e, dunque, di futuro possibile.
Vediamo un esempio di “lista della spesa” (pag. 168):
<<La guerra in Ucraina e le sanzioni contro Mosca hanno spezzato il legame economico tra Europa e Russia, mentre le politiche energetiche dell’Ue stanno provocando una progressiva deindustrializzazione. Inoltre, l’enorme massa di persone in cerca di protezione, attratta dal nostro sistema sociale, rischia di far lievitare i costi dell’immigrazione a livelli astronomici. Al tempo stesso, si profila un forte aumento delle spese militari. In sintesi, il modello economico tedesco si trova di fronte a una minaccia esistenziale, che può pregiudicare la sua stessa sopravvivenza.>>
In altri termini: non siamo di fronte ad un progetto con una prospettiva attiva nei confronti delle scelte politiche che stanno determinando l’evoluzione del mondo in cui viviamo, ma un progetto che reagisce, cioè un progetto reazionario, ad eventi che vengono presentati come calamità incontrollabili contro le quali l’unica possibilità è quella di fortificare le mura della cittadella assediata.
Più che una prospettiva è una mortificazione.
Mi fermo su questa osservazione che, se vogliamo, è ancora unicamente una premessa analitica alla società che si adombra attraverso questo libro.
Lo faccio perché voglio aprire una parentesi che guarda a sinistra: se qualche lettrice o qualche lettore ha una informazione rispetto ad un convegno o ad una qualche forma di attenzione sulla questione dei fondi allo sviluppo dei paesi in crisi, me lo segnali. Io non ne vedo ad esclusione di eventi istituzionali programmati o di eventi legati ad istituzioni ecclesiastiche.
Ne deduco che anche la sinistra, almeno quella istituzionale, non ha una prospettiva di futuro rispetto agli eventi globali e, soprattutto, non la vuole avere.
Non trovo, sperando di sbagliarmi, convegni o tavole rotonde con l’UNHCR (a), l’OIM (b) o l’OMS (c) per farsi una idea su come strutturare una politica di risanamento strategica che abbia un orizzonte di sinistra. In questo caso sto parlando di cosa non vedo in ambito istituzionale.
Anche ai movimenti però voglio rinnovare la sollecitazione di Ilaria De Bonis riportata sul blog https://www.labottegadelbarbieri.org/palestina-flottilla-e-non-solo/
<<L’impresa grande della Global Sumud Flotilla e il risveglio delle nostre società civili soggette per anni a un incantesimo di massa, sono il primo passo verso una saldatura mondiale tra i piccoli e i senza potere.
Prove generali di molteplici alleanze mondiali che verranno.
Di battaglie future dei Davide contro i Golia.
Primi bagliori di albe e di mondi nuovi, di risvegli e rotture, lotte e disarmi.
L’intera Africa resta però ancora oggi fuori dalla Santa alleanza dei piccoli.
Ci appare per errore troppo lontana e invisibile.
Non intercettiamo i protagonisti delle lotte, giovani, ribelli, capaci, saturi di abusi e violenze.
I protagonisti veri e oceanici.
La saldatura in corso nel continente africano è attualmente quella tra l’asse dei potenti (nostri) e l’asse dei despoti (loro).
I corrotti africani e i re, (i diversi Paul Byia in Camerun, William Ruto in Kenya, Félix Tshisekedi in Repubblica Democratica del Congo, Paul Kagame in Uganda, Kais Saied in Tunisia, Al Sisi in Egitto ecc..) fanno rete con i nostri.
Con i leader autoritari, muscolari, predatori e senza futuro del Nord globale, stanco persino di se stesso.
Assistiamo all’azione delle democrazie imperfette e malate, occidentali, che facilitano e incoraggiano la predazione delle ricchezze, le diseguaglanze, le guerre e persino i cambiamenti climatici, anziché fermarli.>>
E’ importante questa osservazione perché se prima ho parlato di APS, cioè Aiuto Pubblico allo Sviluppo, so che è necessario fare almeno due precisazioni:
– per ogni euro che viene utilizzato attraverso i canali istituzionali per gli “aiuti ai paesi in via di sviluppo”, ci sono 50 euro di esportazioni di beni e manufatti che provengono da quegli stessi paesi;
– non è possibile pretendere che un sistema economico di tipo capitalista faccia una politica diversa da quella neocoloniale nell’utilizzo di questi stessi aiuti.
Facciamo un brevissimo esempio avviandoci alla conclusione, con una caratteristica del Piano Mattei3 italiano:
<<In quarto luogo il Piano Mattei è stato divulgato come un approccio non predatorio:
tutte le iniziative sono definite in stretto accordo con i Governi africani conciliando gli interessi italiani con quelli dei Paesi del continente.>>
Il semplice fatto che ci sia la necessità di enunciare il principio, rende espliciti i veri obiettivi. Excusatio non petita, accusatio manifesta, dicevano i latini, cioè se dichiari che non c’è l’intenzione, nei fatti dichiari la tua vera intenzione.
Del resto, concludendo, ragioniamo un momento: secondo chi legge è possibile che un sistema economico basato sulla legge della concorrenza dei propri prodotti e che si regge sui bassi costi della manodopera, possa vedere di buon occhio lo sviluppo industriale di un paese africano che potrebbe essere tecnicamente avanzato e con costi di produzione praticamente inesistenti rispetto ai nostri standard?
In merito agli aiuti internazionali come nota positiva possiamo dire che le onlus di assistenza medica come Emergency o Medecins Sans Frontieres sono riuscite ad implementare sistemi di assistenza con prospettive di sviluppo autonomo in alcuni paesi. Già solo questo argomento sarebbe da approfondire ma ci porterebbe lontano dal focus del ragionamento.
Nel terzo appuntamento ci addentreremo un poco più a fondo nell’incubo progettato dalle “nuove” teorie di destra e, magari, proveremo la noia di rivedere sempre le stesse minestre agghindate con nuovi condimenti.
1 Al pari della pandemia declassificata anch’essa a semplice narrazione.
2 https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20200624STO81906/perche-le-persone-migrano-esplorare-le-cause-dei-flussi-migratori
3 https://www.cespi.it/sites/default/files/documenti/coerenza_nel_piano_mattei_-_stocchiero_-_gennaio2026.pdf
(a) La sigla UNHCR sta per United Nations High Commissioner for Refugees. In italiano è tradotta come Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
(b) OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.
(c) OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità.
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