Così cantava nel 1969 il compagno Paolo Pietrangeli, nella sua bellissima “Uguaglianza” (meno famosa di “Contessa”, ma altrettanto bella). Nella canzone si riferiva ad un operaio, morto per un incidente in un cantiere (“Poi ti ha coperto il viso la giacca del padrone che ti ha ucciso“), e alla riflessione sulla giustizia borghese, sulla religione (“Un Dio che è tutto vostro, un Dio che non accetto e non conosco“) e sulla disuguaglianza tipica della società capitalistica (e di ogni società divisa in classi, ovviamente). Mi è venuta in mente oggi, quando ho letto, quasi contemporaneamente, della decisione di un tribunale britannico di accettare l’estradizione di Julian Assange verso gli USA (dove rischia di finire i suoi giorni in una infame galera “speciale”) e di quella, di un tribunale italiano, di non processare (per insufficienza di prove) i due criminali in divisa che hanno assassinato, nel febbraio del 2012, i due inermi pescatori indiani Valentine Jelastine e Ajeesh Pink, scambiati (a quanto dicono i due criminali) per “pirati” (a bordo di un peschereccio che andava a 7 nodi!). Un giornalista, reo di aver divulgato al mondo intero notizie riguardanti crimini di guerra USA coperte dal “segreto” (i criminali non amano la pubblicità alle loro “eroiche” imprese), che da oltre 2 anni e mezzo è in galera (e perseguitato da 11 anni) finirà probabilmente per pagare la sua sfida ai potenti della Terra. I due “pistoleros” in divisa, invece, che hanno commesso gli omicidi in veste di “difensori dell’ordine” (quindi dei potenti della Terra), potranno tranquillamente tornare alla propria vita quotidiana (dopo un paio di mesi passati in una prigione indiana e sei mesi nell’hotel Trident di Fort Kochi). Questo bell’esempio internazionale del principio “due pesi, due misure” dice di più, sulla giustizia borghese, di tutte le analisi raffinate sull’indipendenza della magistratura. Che schifo!

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