Di Daniele Gigione Marini

Domani la chiesa avventista del dì di festa festeggia San Ingileppo Dallalingualunga.
Nativo di Gianico Ingileppo, che da ragazzetto aveva studiato alla scuola Elettra, era uso, tra un “pota” e un “fidek”, utilizzare un linguaggio assai forbito che inevitabilmente finiva per elevarlo dal volgo in mezzo al quale era cresciuto. Volgo incolto e anche un tantino scioperato, tanto è vero che a Gianico, a differenza del resto della valle, non si batteva il ferro neppure quando era caldo e i padroni della locale ferriera eran costretti, a loro dire, a importare manodopera da Cividate Camuno, Cedegolo e persino Forno Allione.
INGILEPPO però quel “volgo” voglioso di riscatto in fondo lo amava e così, diplomatosi presto per corrispondenza, si prese a cuore le sorti dei derelitti compaesani che crodavano giù come pere cotte per colpa della fame. “Noalter a laura’ come muli sota padru’ e per due soldi ga nom mia!” – urlava Tone “scaes” in piazza – mentre sobillava la folla riunitasi a protestare contro i crumiri dei paesi limitrofi. INGILEPPO capiva che quello era il momento giusto di agire. “Compagni, l’ora è giunta. Dobbiamo rialzare la testa e unire le forze, la classe operaia dovrà andare a prendersi quanto le spetta!”.
I Gianichesi non capivano una beata minchia ma annuivano tutti soddisfatti perchè il ragazzo era spiantato come loro ma parlava bene e poi aveva il “phisique du role” con quel collo taurino e la voce tenorile. Ben presto la coscienza di classe crebbe tra i lavoratori e Ingileppo, assieme al Tone, al Bepi, al Martino e ad altri mille ancora, riuscì a ottenere grandi conquiste sociali e un po’ di benessere per l’intera comunità.
Ingileppo però una sera brutta brutta brutta, e nera peggio della mezzanotte, tornando a casa dalla fabbrica venne fulminato sulla via di Damasco e, salvo per miracolo ma tutto bruciacchiato e ormai pure lui brutto peggio della morte, decise di farsi prete.
Prete operaio, s’intende.
Per molti anni ancora si batté a fianco dei lavoratori e quando il compagno Di Vittorio venne a conoscerlo gli disse : “Ingileppo mi chiamo e prete operaio sono, mi batto e lotto per un mondo migliore e più giusto a fianco dei compagni di questo paesello angusto, non ho studiato alla Sorbona e neppure alla Sapienza che dei fighetti borghesi ho fatto volentieri senza, sono proletario e la freccia rossa lancio dalla mia farettra () ed anche questo ho imparato dalla scuola elettra! “. () licenza poetica