di Giorgio Coluccia per Sinistra Anticapitalista

Il bassista del Grup Yorum rischia la vita per ottenere giustizia e libertà e ottiene una piccola vittoria. Ma la lotta deve continuare e anche la solidarietà internazionale 

Con gioia apprendiamo che  Ibrahim Gökcek, bassista del gruppo Yorum, ha sospeso lo sciopero della fame perchè una delle sue richieste, la revoca del divieto di concerti per il gruppo Yorum, è stata accettata dal governo turco ed ora sarà da stabilire la data del primo concerto della ripresa del gruppo. Questa vittoria ottenuto grazie alla forza ed alla ostinazione di Ibrahim e degli altri membri del gruppo come lacantante Helin Bölek che purtroppo è morta, dopo 288 giorni di sciopero della fame, il 3 aprile all’età di 28 anni. Negli ultimi giorni le condizioni di Ibrahim erano critiche, aveva il battito del cuore molto basso e si temeva per la sua vita e molte  personalità pubbliche turche e membri del partito turco HDP ho fatto pressione sul governo turco per impedire un’altra morte. Ora il bassista del gruppo Yorum è stato portato in ospedale dove si tenta di ripristinare il suo equilibrio fisico.                                                                                                                    

La lotta contro la repressione del governo turco e per ottenere il rilascio degli altri membri del gruppo e l’annullamento degli ordini di arresto,  che erano gli altri due richieste per le quali Ibrahim stava sciperando, viene comunque portata avanti dal resto del gruppo e da tutte e tutti le/i compagne/i che sostengono il gruppo e tutti gli attivisti per i diritti umani turchi.  Ciò che loro, tutti i membri del gruppo e tutti i prigionieri politici nelle carceri turche chiedono è Libertà e giustizia, ma per il governo turco sono parole terroristiche che possono minare l’ordine sociale fondato sulla sopraffazione, la violenza, lo sfruttamento dell’intera popolazione per l’arricchimento di una piccola elite e chi osa gridare contro i soprusi e le  ingiustizie, in un modo o nell’altro, deve tacere per sempre.

Purtroppo questa situazione di criminale ingiustizia è presente in molti altri stati, né è un esempio  ciò che è successo pochi giorni fa in Egitto. Shady Habash, film maker egiziano, è morto nella giornata del 2 maggio nel carcere di massima sicurezza di Tora dopo aver denunciato più volte le gravi condizioni di salute in cui versava. Shady era stato imprigionato nel 2018 a causa della sua realizzazione del video della canzone di Essam intitolandola con quel nomignolo che gli egiziani hanno dato al loro presidente, Balaha, in arabo dattero. “Tu vivi nei giardini e noi, invece dentro le celle… ti hanno rubato le terre promettendoti grappoli d’uva, ci hanno rubato il nostro Nilo e ti hanno lasciato qualche goccia……invece di combattere il terrorismo stai combattendo i mulini a vento….”; queste parole sono parte della canzone per cui Shady aveva fatto il video. La morte di Shadi ha dimostrato ancora una volta di quanto le condizioni delle migliaia di attivistinelle carceri egiziane sia seria. Da due settimane l’attivista e compagno, Alaa Abdel Fattah, è entrato in sciopero della fame e della sete a causa dell’assenza di misure di sicurezza per contenere il contagio del covid-19 e dal divieto di visite per i famigliari. Proprio in questa settimana,  due attiviste, Marwa Arafa e Kholoud Said, sono state arrestate e fatte sparire dalle forze di sicurezza egiziane. Le accuse mosse alle due attiviste sono le stesse che hanno giustificato l’arresto del giovane studente egiziano dell’Università di Bologna, Patrick Zaky, partecipazione attiva a gruppi terroristici e sovversivi. E intanto il regime egiziano tenta di lavarsi la faccia portando nel nostro paese aiuti per fronteggiare la crisi del covid-19 ricevendo tutti gli onori da parte delle istituzioni borghesi e con il beneplacito del capitalismo e della Confindustria italiani che proprio in questi giorni hanno stretto l’ennesimo affare con il regime golpista e criminale di al-Sisi: 40 milioni di euro pagati profumatamente dal sistema mafioso militare ad un’azienda italiana per l’informatizzazione delle scuole egiziane. In Turchia, inoltre, è morto la notte del 23 Aprile, dopo aver subito le ennesime torture e violenze, Mustafà Kocak, (di anni 28, in sciopero della fame dal 3 luglio 2019), mentre Erdogan e lo stato turco continuano ad essere il baluardo che difende la democratica e civile Europa contro i migranti in fuga da fame, povertà, guerre, ingiustizie e violenze di ogni tipo. Inoltre, è bene non dimenticare mai, che lo stato turco fa parte della Nato ed è il secondo esercito, dopo quello degli Usa, per armamento e numero di soldati.

In poco più 30 giorni sono morte tre persone Imprescindibili, come diceva Brecht, Ibrahim Gökcek  e molti altri rischiano di morire.

Noi sinceri democratici, internazionalisti, comunisti non possiamo tacere e con tutte le nostre forze condanniamo la violenza del governo turco contro i dissidenti politici e contro il gruppo musicale Yorum e chiediamo che il governo italiano, il presidente del parlamento europeo e tutto il parlamento si esprimano contro questi crimini.

Nello stesso momento condanniamo il regime egiziano e chiediamo che governo italiano, presidente del parlamento europeo e intero parlamento europeo chiedano al governo egiziano la liberazione dei detenuti politici e la cessazione della persecuzione di tutti gli oppositori politici.

Chiediamo che tutt* coloro che hanno a cuore la libertà, la giustizia, la democrazia, la vita si esprimano contro quei governi criminali.