Strade vuote, aerei a terra e fabbriche chiuse. La domanda evapora e le quotazioni del petrolio Wti crollano ai minimi storici: girano per la prima volta in negativo e chiudono in calo del 305% a -37,63 dollari al barile. Si viene pagati per portarsi via un po’ di petrolio. Un tonfo che mostra come i tagli alla produzione decisi dall’Opec+ non siano adeguati perché non riescono a tenere il passo con il crollo della domanda.

Il crollo della domanda dovuto alle chiusure imposte nelle maggiori economie per contenere il coronavirus la domanda di petrolio è crollata e a nulla sono finora valsi i tagli alla produzione decisi dall’Opec+. Tagli che, fin dall’inizio, sono apparsi inadeguati: 9,7 milioni di riduzione a fronte di una domanda attesa calare circa tre volte tanto. “Nessuna riduzione della produzione può essere abbastanza veloce e profonda guardando alla dinamica dei prezzi”, mettono in evidenza gli analisti, osservando come al di là della seduta nera, i prezzi del Wti e del Brent avevano già perso più della metà del loro valore nel 2020 con il coronavirus e la prevista recessione.

Nessuno però si sarebbe mai immaginato un lunedì così nero per il greggio. Mai da quando sono iniziate le rilevazioni i prezzi del Wti sono scesi così in basso, appesantendo l’intero settore energetico a Wall Street, dove Exxon perde il 4,72% e Chevron il 4,20%. Tremano le società dello shale americano: con i prezzi ai livelli attuali il rischio è quello di un’ondata di bancarotte e del crollo di un settore che ha contribuito in modo sostanziale alla rivendicata indipendenza energetica americana più volte cavalcata da Donald Trump.

Sotto pressione è il contratto per consegna a maggio che scade oggi martedì: oltre alla domanda il problema di fondo è la mancanza di capacità di stoccaggio, soprattutto nell’hub cruciale di Cushing, in Oklahoma. “Le scorte a Cushing continuano ad aumentare a velocità record e ci aspettiamo che venga raggiunto il limite in maggio”.

I contratti per giugno, luglio, agosto e settembre contengono invece le perdite lasciando intravedere l’attesa di una ripresa della domanda con le maggiori economie che si muovono verso la normalità. Il contratto per giugno perde l’11,07% a 22,26 dollari, quello per luglio il 5,71% a 27,74 dollari.

Ma la produzione continua, come molte aziende anche quella estrattiva continua, sembra che solo i fallimenti potranno portare a una maggiore razionalità.