Il caso Eni, società al 30% pubblica che si appresta a rinnovare i vertici, produce l’effetto di una bomba in seno al Movimento 5 stelle. E l’appello lanciato nei giorni scorsi da Alessandro Di Battista, da sempre anima del partito che ne incarna i principi e gli ideali originari, e firmato da diversi esponenti di M5s, è lì a dimostrarlo. A fare infuriare Di Battista e alcuni 5 stelle tra cui le ex ministre Barbara Lezzi e Giulia Grillo, la decisione del Movimento di accettare la riconferma ai vertici dell’Eni, azienda partecipata al 25,8% dalla Cassa depositi e prestiti e al 4,3% dal ministero dell’Economia, dell’attuale amministratore delegato Claudio Descalzi, imputato tra le altre cose per corruzione internazionale nel processo milanese per le presunte tangenti in Nigeria.Il post su Facebook di Di Battista

La decisione è in mano ai soci di maggioranza, ossia Tesoro e Cdp, che non hanno ancora formalizzato in una nota ufficiale (ma è attesa a stretto giro) la scelta della riconferma di Descalzi, in vista dell’assemblea degli azionisti in calendario per il 13 maggio. Dunque l’attacco di Di Battista e soci sembrerebbe essere per lo più rivolto ai rappresentanti del Movimento che hanno ruoli operativi all’interno del governo, tipo Luigi Di Maio, Laura Castelli o Stefano Buffagni solo per citare alcuni esempi.

Di Battista sul suo profilo Facebook va giù pesante“La più grande presunta tangente della storia italiana (1,1 mld) – scrive – vede protagonista come imputato per corruzione internazionale l’AD di ENI Claudio Descalzi. Oltre un miliardo di tangenti sarebbero state pagate da ENI per ottenere un giacimento in Nigeria. Soldi che sarebbero piovuti sui conti correnti di manager, politici e faccendieri e su cui ancora non si è fatta luce”.23/06/2019 Roma, Trasmissione Televisiva In Mezz’ora. Nella foto Alessandro Di Battista – Alessandro Serrano’ / AGF

E, ancora, aggiunge Di Battista: “L’ENI è sotto inchiesta per corruzione internazionale anche in Congo dove, anche qui, avrebbe distribuito tangenti a politici congolesi e manager italiani. Aggiungiamoci che la moglie di Descalzi, Marie Madeleine Ingoba, secondo i PM, avrebbe controllato cinque società denominate Petro Service che hanno prestato servizi per l’ENI guidata dal marito tra il 2007 e il 2018 in cambio di 300 milioni di dollari”.

Quest’ultimo riferimento di Di Battista è all’indagine legata al Congo, nell’ambito della quale, come si apprende dal bilancio del 2019 di Eni, “nel settembre 2019 la società è stata informata della notifica al ceo di un decreto di perquisizione con contestuale informazione di garanzia per una presunta ipotesi di ‘omessa comunicazione del conflitto di interessi’ ex art. 2629 bis c.c., in relazione alla fornitura di servizi logistici e di trasporto ad alcune società controllate operanti in Africa, fra le quali in particolare Eni Congo sa, da parte di alcune società facenti capo alla Petroserve Holding bv nel periodo 2007-2018″.Lurea honoris causa a Descalzi (nella foto con la moglie Madeleine), 16-12-2016. Sara Minelli / Imagoeconomica

“La contestazione del reato – spiega ancora il bilancio di Eni – si fonda sull’asserita riconducibilità al coniuge di una quota della proprietà di tale fornitore per una parte del periodo predetto. Nessuna delle forniture oggetto di indagine è mai stata oggetto di delibera da parte del consiglio di amministrazione di Eni”, puntualizza la società petrolifera. Eni nel bilancio aggiunge che lo scorso novembre, “a seguito della notifica degli ulteriori atti di indagine, il collegio sindacale, il comitato controllo e rischi e l’organismo di vigilanza hanno affidato ai consulenti già incaricati nel 2018 un secondo incarico per rivedere le conclusioni raggiunte, alla luce della documentazione processuale resa disponibile a seguito della richiesta di riesame del provvedimento notificato al ceo nel settembre 2019″.

Ebbene, come spiega sempre Eni nel bilancio 2019, questo secondo rapporto dei consulenti consegnato lo scorso febbraio, “ancora di carattere preliminare e suscettibile di modifiche ed integrazioni”, tra le altre cose stabilisce l’”assenza di riscontri idonei a smentire le dichiarazioni rese dal ceo circa la sua non conoscenza di eventuali interessi del coniuge nella proprietà del predetto gruppo Petroserve”.Conferenza stampa Eni al termine dell’assemblea degli azionisti 2017. Emma Marcegaglia e Claudio Descalzi. Paolo Cerroni/Imagoeconomica

Si tratta di indagini e procedimenti ancora in corso, nessuno dei quali giunto a sentenza definitiva. Tuttavia, fin dagli albori M5s si è distinto per gli attacchi agli indagati e agli imputati e per slogan e tormentoni basati sulla generale necessità di un ricambio, nella politica, nelle istituzioni e nei rappresentanti aziendali, a favore di personalità che potessero essere al riparo da questioni giudiziarie di ogni sorta. A ricordarlo è lo stesso Di Battista all’inizio del post su Facebook: “Ci hanno chiamato giustizialisti e manettari, ci hanno accusato di essere eccessivamente rigorosi. Ma in un Paese come il nostro era necessario che una forza politica mettesse nero su bianco che solo chi ha la fedina penale pulita può rappresentare i cittadini nelle istituzioni”.

Ecco perché Di Battista e soci, pur concedendo che la posizione di Descalzi deve essere ancora chiarita a livello processuale, non concordano per niente sulla sua riconferma alla guida dell’Eni, anche in considerazione dell’importanza e del peso della società petrolifera sullo scacchiere italiano e internazionale. “Tutto da chiarire – scrive di Battista – certo. Ma crediamo che quanto fin qui esposto sia più che sufficiente per rendere totalmente irricevibile la riconferma di Descalzi da parte del M5S come AD di ENI. Nomina di un valore enorme, come altre di cui si sta discutendo. Il m5s è padre dell’unica vera legge anti-corruzione che l’Italia si sia data e che, come abbiamo detto, fa del rigore e severità i suoi pilastri”.

Insomma, una spaccatura netta all’interno del Movimento 5 stelle che potrebbe fare fatica a ricomporsi, anche perché al momento Di Battista e gli altri firmatari dell’appello non sembrano accontentarsi della contropartita ottenuta in cambio della riconferma di Descalzi: la nomina alla presidenza di Eni di Lucia Calvosa. Per quanto Calvosa sembri avere tutte le caratteristiche per essere sponsorizzata da M5s, il ruolo di presidente dell’Eni, fino a oggi ricoperto da Emma Marcegaglia, non ha certo il peso e le deleghe operative di quello dell’ad.

Da Business Insider Italia