Nonostante l’assordante silenzio dei media mainstream (cosa più che scontata) e di molti di quelli “alternativi” e “minori” (cosa non scontata); nonostante la mancata adesione di pezzi importanti della sinistra d’opposizione (dai sindacati di base a molti centri sociali); nonostante il fatto che l’emergere del fenomeno “sardine” monopolizzi buona parte dell’attenzione del cosiddetto “popolo della sinistra”; e, dulcis in fundo, nonostante le difficoltà e i problemi che hanno caratterizzato la preparazione dell’assemblea di Roma di sabato prossimo, l’appuntamento di buona parte di “ciò che si muove a sinistra” vede crescere le adesioni di gruppi, collettivi, centri sociali sparsi per l’Italia. Si sente in giro, a sinistra, una certa sfiducia nel fatto che, questa volta, si parta col piede giusto. Qualcuno parla di un grande “intergruppi” nazionale. Non nascondo che anch’io nutro molte perplessità, ovviamente. Troppe delusioni nel breve arco di 5 anni non possono non aver lasciato il segno, anche per un (quasi) inguaribile ottimista come il sottoscritto. D’altra parte non mi sembra ci siano alternative. O si capisce una buona volta che non si può più andare avanti in ordine sparso, accontentandosi della mera sopravvivenza, del tirare a campare in attesa di tempi migliori, oppure è meglio dedicarsi all’ippica (o ad altri sport ugualmente poco interessanti, dal mio modesto punto di vista). E poi, volete che ve la dica tutta? Meglio un sano “intergruppi” (come c’erano negli anni ’70, ah, nostalgia!) che far finta che gli altri non esistano (o peggio ancora sprecare il 90% del proprio tempo a fare le pulci agli altri). Almeno ci si parla. E magari vien fuori qualcosa di buono. O no?

FG