di Francesco Locantore e Franco Turigliatto

Sabato 30 novembre diverse grandi manifestazioni di piazza delle sardine si sono tenute a Firenze, Napoli, Ferrara, Treviso, Rovigo, La Spezia, Monfalcone, Pesaro, Cosenza, Portoferraio. Domenica 1 dicembre decine di migliaia a Milano, Taranto, Padova, Ascoli Piceno. Il 10 dicembre è prevista la manifestazione di Torino e il 14 quella di Roma, convocata attraverso un gruppo facebook che ha raggiunto in pochi giorni oltre centotrentamila iscrizioni. Molte altre città saranno coinvolte nelle prossime settimane.

  1. E’ una reazione positiva e di massa al dilagare del razzismo e del nazionalismo sovranista di Salvini e della destra nella società e nelle istituzioni e ai veleni reazionari che si sono profondamente diffusi nella società italiana. Le contestazioni a Salvini avevano già avuto una prima espressione (anche se più delimitata, ma non per questo meno presente su tutto il paese) durante la fase finale del governo gialloverde, quindi ben prima della manifestazione di Bologna del 15 novembre, ma in quel periodo erano state animate dai movimenti sociali (gli Indivisibili), dall’associazionismo antirazzista e da singole/i cittadine/i; si presentavano immediatamente con un carattere più radicale. Oggi il sentimento democratico e antirazzista, per fortuna ancora ben presente, trova una nuova espressione, più ampia e di massa, nelle manifestazioni delle sardine; assume contemporaneamente un’impostazione politica in parte diversa che pone alcuni complessi problemi alle forze della sinistra di classe.

Come tutte le mobilitazioni e i movimenti di massa, anche quello delle sardine presenta numerose sfaccettature sociali e politiche, limiti e contraddizioni, ma anche potenzialità che le forze anticapitaliste devono sapere leggere per svolgere un ruolo positivo.

Il fatto che decine di migliaia di persone, (tra cui molti giovani), stiano decidendo di essere protagonisti in prima persona, tornando a scendere in piazza contro il fascismo e il razzismo, disegna senza ombra di dubbio uno scenario potenzialmente più favorevole in cui approfondire la critica alle contraddizioni del capitalismo neoliberista, quelle stesse contraddizioni che hanno generato l’ascesa della destra reazionaria in Europa.

La coscienza politica media del movimento è sovradeterminata dalle durissime sconfitte subite dal movimento di classe dei lavoratori e dalla controffensiva delle borghesie liberiste, che dura ormai da 30 anni, e dalla irrilevanza delle forze anticapitaliste; per questo assume una specifica valenza a carattere politico democratico.

Certo colpisce il fatto che, in primis i suoi animatori, non colgano la dimensione della ingiustizia sociale presente nella società, i nodi e le scelte economiche della austerità che stanno alla base della ascesa delle destre e della loro credibilità in amplissimi settori di massa. Il testo programmatico avanzato dagli animatori, volutamente generico e acritico della società socioeconomica esistente, esprime la dimensione politica su cui si vogliono attestare e le forme organizzative su cui modellare le mobilitazioni in atto.

  1. Sul piano politico istituzionale è evidente che ci sia un interesse elettorale da parte del Partito Democratico e delle forze politiche del governo; occorre sottolineare però anche una nuova capacità di iniziativa nelle strutture sociali e civiche del PD di Zingaretti, volte a mobilitare le piazze contro la Lega e la destra. Non è un caso che le sardine siano nate in Emilia Romagna e che alcuni dei promotori abbiamo dato indicazione di voto per le liste che sostengono Bonaccini. Quello che però deve preoccupare di più è che questa Rete ampia e reale che indirizza il movimento e che dispone di potenti risorse mediatiche, punti a contenere entro un certo ambito (compreso l’adesione a una specifica forma di unità e politica Europea) e costruisca le mobilitazioni e le regole delle mobilitazioni dentro questo quadro. Non è un caso che finora non si sia espresso un “cahiers de doléances”, cioè una serie di rivendicazioni del tutto corrispondenti allo spirito antifascista e antirazzista presente, ovverosia il ritiro dei decreti di Salvini, i porti aperti, lo ius soli…ecc.

Queste considerazioni sui soggetti politici non spiegano però la dimensione delle mobilitazioni di massa in tutto il Paese; né si può pensare che questi possano indirizzare sempre a loro piacere i sentimenti sinceramente democratici e antirazzisti di cui sono portatori le/i partecipanti alle manifestazioni in tutto il paese.

Per altro anche noi combattiamo l’ascesa della Lega nelle istituzioni e sosteniamo liste che sono alternative sia alla destra che al centrosinistra, che ha governato male ed ha consentito il dilagare della Lega anche in regioni tradizionalmente rosse. Meglio sarebbe stato, lo abbiamo già scritto, se la sinistra di opposizione avesse trovato una convergenza unitaria anziché presentarsi in liste separate, per costruire qualcosa di significativamente alternativo alle destre e al centrosinistra anche sul terreno elettorale.

Un movimento non lo si può giudicare solo dalle intenzioni e dalle possibili capacità di egemonia dei suoi promotori o di chi momentaneamente lo sostiene, bisogna capire le contraddizioni che può sollevare al di là di quelle intenzioni. I mezzi di comunicazione della destra ci stanno provando inutilmente fin dall’inizio a far sgonfiare questo movimento riducendolo ad una serie di iniziative di campagna elettorale del PD. Niente va però dato per scontato e sarebbe da ingenui non cogliere l’imparità delle forze nella battaglia politica rispetto alle forze che sostengono l’attuale governo.

Si pone poi anche un altro grande interrogativo: le caratteristiche attuali di questa mobilitazione, tanto più se resterà a questo livello politico, non assumendo connotati più sociali per cui noi ci battiamo, permetteranno o meno di aprire delle brecce nel fronte sociale che si è costituito intorno alla Lega e alle altre forze di estrema destra? Cioè riuscirà a incidere almeno parzialmente in settori di lavoratori oggi attratti da queste forze reazionarie? Difficile dare una risposta; forse può farcela sul piano elettorale in Emilia Romagna, più difficile fare previsioni più complessive, tanto più se non si manifesterà un rilancio delle lotte rivendicative della classe lavoratrice. In altri termini queste mobilitazioni dispongono anche di una forza sociale e non solo di propaganda sull’opinione pubblica?

  1. In ogni caso questo movimento pone infatti potenzialmente una contraddizione nelle politiche delle classi dominanti, compreso di quelle di centrosinistra, dei gruppi dirigenti di PD e M5S che continuano a competere sul terreno di propaganda della destra.

Lo fanno sul terreno della limitazione dei diritti dei migranti in primo luogo. Questo governo non ha alcuna intenzione di abrogare i provvedimenti più odiosi voluti da Salvini, i decreti sicurezza, poi convertiti in legge con i voti del Movimento 5 Stelle. D’altronde lo stesso PD, con il ministro Minniti, degno predecessore di Salvini al Viminale, aveva aperto la strada della discriminazione etnica con i decreti che prevedevano tra le altre cose l’esclusione di alcuni diritti costituzionali come la possibilità di ricorrere in appello per i migranti richiedenti asilo. Non parliamo poi del memorandum con la Libia, appena rinnovato dal governo Conte bis, con cui il governo italiano finanzia i lager per i migranti pur di non farli arrivare sulle nostre coste.

Lo fanno anche sul terreno storico della Lega, della divisione tra le regioni ricche del Nord da quelle povere del Sud, tramite l’autonomia differenziata richiesta anche dalle regioni governate dal PD (Emilia Romagna in testa).

Lo fanno sulle politiche di guerra, mantenendo le molte missioni militari all’estero e decidendo di confermare il finanziamento per l’acquisto degli aerei F35.

E’ vero che la legge di bilancio presentata dal governo Conte bis non contiene la proposta cavallo di battaglia della destra: la flat tax che avrebbe ancora più favorito i ricchi smantellando ulteriormente la progressività del sistema di tassazione. Tuttavia anche questo governo conferma tutti i precedenti regali per i padroni e i vantaggi fiscali per chi percepisce profitti, mantenendo l’aliquota dell’imposta sul reddito delle società al 24% (meno di qualsiasi lavoratore dipendente!).

  1. L’efficacia di questo movimento, ma anche degli altri movimenti sociali, compreso quello contro il riscaldamento climatico, dipenderà anche da questo: se saprà interpretare e rispondere alle determinanti di fondo che hanno reso possibile l’ascesa della destra in Italia (e in Europa). La democrazia stessa (quella che abbiamo conosciuto in Europa nel secondo dopoguerra) è in crisi, l’ascesa della destra reazionaria è il sintomo di questa crisi, ma non la causa della malattia. Il capitalismo neoliberista ha approfondito le disuguaglianze sociali in modo parossistico: diseguaglianze tra il Nord e il Sud del mondo, devastato dalla povertà, dalle guerre e dalla crisi climatica; negli stessi paesi del Nord del mondo tra pochi ricchi sempre più ricchi e una massa crescente di lavoratori impoveriti; tra chi vive di un lavoro sempre più precario e sottopagato, che si vede nei fatti negato anche il diritto alla pensione e chi sfrutta il lavoro altrui percependo i dividendi di azioni sempre più gonfiate; tra chi può frequentare le scuole migliori, con una prospettiva di vita garantita dalla propria estrazione sociale, e la massa di studenti addestrati nella “buona scuola” ad essere sfruttati anche gratuitamente; tra chi provoca la crisi ecologica con le produzioni inquinanti, i combustibili fossili, gli sprechi sistematici e chi la subisce vivendo e lavorando in condizioni sempre più insalubri; tra chi provoca le crisi aziendali e la disoccupazione di massa, in primo luogo dei giovani e delle donne e chi le subisce provando disperatamente a resistere, mentre lo Stato e l’Unione europea si schierano sempre al fianco dei padroni e delle banche. In mancanza di una sinistra rivoluzionaria, che ponesse l’esigenza dell’abbattimento del capitalismo per costruire una società più giusta, la destra ha avuto gioco facile a scaricare la rabbia sociale contro i più deboli, chi sta un pochino peggio di noi: gli immigrati in primo luogo. Per questo è importante ed anzi decisivo che il protagonismo si ricostruisca a partire dai luoghi di lavoro e di studio in cui la coesione di classe si è sfaldata e la larga maggioranza della popolazione vive le conseguenze delle politiche neoliberiste degli ultimi decenni. Nel mondo queste contraddizioni si stanno esprimendo in imponenti movimenti di massa: dal Cile all’Ecuador, dalla Catalogna al Libano, da Hong Kong all’Algeria, all’Iraq, ad Haiti. Questo sarebbe un antidoto efficace e duraturo all’avanzata delle destre altrimenti inesorabile in Europa
  2.  La sinistra di classe che si muove nell’ambito dell’anticapitalismo, deve avanzare proposte e muoversi congiuntamente, tenendo insieme battaglia sociale e battaglia democratica e quindi trovare le strade per entrare in sintonia con i sentimenti democratici di massa che animano le mobilitazioni delle sardine. In questo senso è necessario che si pratichi l’unità d’azione tra le varie forze politiche che si sono schierate da sinistra all’opposizione sia del governo Lega-M5S che di quello M5S-PD e per questo è fondamentale la buona riuscita dell’assemblea nazionale unitaria che si terrà a Roma il 7 dicembre, che sta raccogliendo in questi giorni l’adesione delle maggiori forze nazionali e di vari collettivi locali. Dall’assemblea dovranno emergere indicazioni per costruire insieme una campagna contro la destra di Salvini e Meloni e contro le politiche di destra del governo Conte bis, per coinvolgere i movimenti sociali e le forze del sindacalismo conflittuale in una battaglia unitaria, che finalmente veda la sinistra politica e sociale di classe protagonista e non più spettatrice. L’obiettivo è quello di rimettere in piedi un campo politico e sociale, come durante la stagione dei social forum e dei grandi movimenti contro la guerra; uno spazio di discussione sulle tante questioni su cui c’è dibattito a sinistra, ma soprattutto uno spazio di unità sulle questioni che ci uniscono e che potrebbero essere condivise da larghe masse di lavoratrici e lavoratori, italiani e migranti, giovani e meno giovani, donne, studenti, se solo venissero presentate con la credibilità e la forza che solo una proposta unitaria può provare a dare in questa fase.
  3. I militanti e le militanti di Sinistra Anticapitalista sono nelle piazze delle sardine in questi giorni, non rinunciando a portare i propri contenuti. Non ci sfugge che è un arretramento della coscienza politica ed anche un pericoloso equivoco il fatto che non si voglia far portare bandiere e striscioni con i simboli di partito nelle manifestazioni, in quelle delle sardine come in altri movimenti che si esprimono in questa fase. Questo è certo anche il risultato degli errori e della sfiducia che la sinistra politica si è guadagnata negli ultimi anni agli occhi dei settori sociali che dovrebbe rappresentare, sfiducia che ha travolto non solo la sinistra riformista, ormai asservita agli interessi delle classi dominanti, ma anche quella più radicale, che non è stata capace di portare fino in fondo le proprie battaglie. Tuttavia non può sfuggirci che questo discutibile indirizzo pone più in generale e ai movimenti stessi un grande problema di pluralismo e di democrazia, che non può essere taciuto e che andrà risolto in avanti il più presto possibile.

Nell’immediato ripartiamo, come è necessario per poter intervenire, dai contenuti politici e dalle rivendicazioni; per quel che ci riguarda saremo quindi  in piazza con i nostri giornali, i volantini, i cartelli e gli slogan contro l’autonomia differenziata e la privatizzazione della scuola, per l’abrogazione delle leggi liberticide e razziste di Salvini e Minniti, per la riduzione del tempo di lavoro e l’aumento dei salari, per la nazionalizzazione senza indennizzo delle aziende che licenziano e che inquinano!