Dietro le accuse ufficiali di corruzione contro Wei Fenghe e Li Shangfu emergono sospetti di fughe di informazioni, crisi negli appalti militari e possibili tradimenti

da Dazibao

mag 08, 2026

Questa settimana, la Cina ha inflitto la condanna più severa mai vista dall’inizio della campagna anticorruzione contro due alti funzionari dell’apparato militare

Come annunciato XinhuaWei Fenghe e Li Shangfu — entrambi ex ministri della Difesa, entrambi ex membri della Commissione Militare Centrale (CMC) — sono stati condannati alla pena di morte con sospensione biennale dell’esecuzione, alla privazione perpetua dei diritti politici e alla confisca integrale dei beni personali. Trascorsi i due anni di sospensione, la condanna verrà convertita in ergastolo senza possibilità di riduzione della pena o libertà condizionale.

Il comunicato di Xinhua chiarisce che l’accusa è corruzione, ma nessun importo delle tangenti viene indicato e nessun dettaglio sui meccanismi della corruzione. Wei Fenghe e Li Shangfu non sono stati processati da un tribunale civile ordinario, ma dal sistema giudiziario militare dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), che opera internamente alla Commissione Militare Centrale e gestisce i casi considerati sensibili per la sicurezza nazionale e per l’apparato delle forze armate. Nei processi militari, soprattutto quando coinvolgono ufficiali di altissimo rango, programmi strategici o possibili questioni legate ai segreti di Stato, il livello di trasparenza pubblica è estremamente limitato.

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La severità della condanna non è usuale. Come riporta CNA, quando nel 2016 il vicepresidente della Commissione Militare Centrale Guo Boxiong era stato processato per corruzione, la pena era stata l’ergastolo. Lo stesso nel 2019 per Fang Fenghui, ex capo di Stato Maggiore Congiunto, condannato sempre all’ergastolo per tangenti e abuso di potere. In entrambi i casi è teoricamente possibile una riduzione della pena in futuro e l’accesso alla libertà condizionale.

Shen Mingshi, ricercatore specializzato nell’esercito cinese presso il National Defense Security Research Institute di Taiwan, ha dichiarato che la condanna alla 死缓 — la pena di morte sospesa — “è sorprendente”, proprio perché casi analoghi di corruzione si erano conclusi con l’ergastolo semplice. Secondo Shen, “ci sono probabilmente altri motivi” alla base della severità della pena, motivi che le autorità non intendono rendere pubblici. La vendita di informazioni riservate, sostiene, è una delle ipotesi plausibili.

A rafforzare questa lettura c’è una formula linguistica contenuta nell’atto d’accusa contro Wei Fenghe, che nel luglio 2024 aveva già attirato l’attenzione degli esperti. Tra tutti i generali caduti nella campagna anticorruzione, Wei era stato il solo descritto come zhōngchéng shī jié — 忠诚失节 — una locuzione che nella tradizione politica cinese descrive il funzionario che ha tradito la fedeltà, che ha “perduto la propria integrità” nei confronti del sovrano o dello Stato.

Come riportava il SCMP nel 2024:

L’espressione “shi jie”, di difficile traduzione, ha le sue origini nella storia cinese, dove veniva utilizzata per descrivere la degradazione morale della classe dirigente.

Nel IV secolo a.C. la parola “jie” indicava uno scettro di bambù o di bronzo che rappresentava l’autorità reale, mentre “shi” significa perdere; pertanto, un tradimento o una defezione implicavano la perdita di questo jie.

Gli esperti di Cina che conoscono la storia del Partito Comunista Cinese notano che quest’ultimo ha usato la frase come eufemismo per indicare il tradimento e il passaggio a una forza ostile.

Una ricerca tra le dichiarazioni pubblicate dalla Commissione centrale per l’ispezione disciplinare (CCDI), il massimo organo civile anticorruzione, e dalla sua controparte militare, mostra che Wei è l’unica persona a cui tale espressione è stata associata nell’ultimo decennio.

Secondo un politologo dell’Università Renmin di Pechino, i caratteri “shi jie” sono associati principalmente ad ex leader del Partito Comunista come Xiang Zhongfa o Gu Shunzhang, che passarono al Kuomintang durante la guerra civile.

Il commentatore militare di Hong Kong Liang Guoliang ha affermato che un’accusa così rara e grave suggerisce che “i crimini di Wei probabilmente vanno oltre l’accettazione di tangenti”. “Quello che è successo esattamente è certamente top secret e non lo sapremo mai. Ma il termine ‘shi jie’ sembra suggerire che la condotta di Wei potrebbe aver permesso ai nemici della Cina di trarne un vantaggio”, ha detto Liang.

Entrambi i condannati provengono dal cuore del sistema militare-industriale cinese. Wei è stato il primo comandante della Rocket Force, la forza missilistica, dopo la sua trasformazione in ramo autonomo delle forze armate cinesi nel 2015. Li, prima di diventare ministro, aveva diretto il Dipartimento per lo sviluppo degli equipaggiamenti della PLA per cinque anni. Ingegnere di formazione, ha trascorso decenni a lanciare razzi e satelliti prima di essere promosso al quartier generale per gestire il sistema di acquisto, approvvigionamento e assegnazione dei contratti dell’esercito.

Ed è esattamente lì — negli appalti, nei contratti con le imprese statali della difesa — che il sistema si è inceppato. Come riporta la CNN, Li è stato accusato di aver “gravemente inquinato l’ambiente politico e le pratiche del settore degli equipaggiamenti militari”: una formulazione che secondo Joel Wuthnow, ricercatore senior alla National Defense University del Pentagono, indica collusione strutturale tra le imprese statali produttrici di armi e il sistema di acquisti del PLA.

Un’interpretazione interessante è stata proposta dall’ex giornalista investigativo della CCTV Wang Zhian. Wang osserva che il sito ufficiale del sistema di approvvigionamento militare cinese — consultabile pubblicamente — contiene una sezione dedicata alla supervisione e alla compliance, nella quale vengono elencati tutti i casi illegali di approvvigionamento e assegnazione dei contratti, appalti irregolari e fornitori o individui considerati inaffidabili.

Secondo Wang, a partire dal 2023 — l’anno in cui è iniziata la grande purga all’interno della Forza Missilistica dell’Esercito Popolare di Liberazione — il numero di casi legati a violazioni delle normative sugli appalti militari è aumentato drasticamente.

Per esempio, nell’elenco degli appalti militari sospesi o revocati, il database conta complessivamente 240 pagine di casi, ma ben 239 di queste riguardano episodi registrati dal 2023 in poi.

Se inseriamo la parola “Forza Missilistica” nel campo di ricerca, emergono 66 pagine di violazioni e casi disciplinari collegati alla Rocket Force cinese, una componente relativamente piccola della PLA, ma altamente elitaria e focalizzata soprattutto su missili convenzionali e nucleari strategici.

Un numero così elevato di casi pubblicati suggerisce che è in corso un’investigazione approfondita sull’apparato di approvvigionamento e sugli appalti militari della PLA, in un quadro di corruzione sistemica diffusa all’interno di questa divisione dell’esercito.

Fino a qui ciò che si sa con certezza. Ma, come spesso accade nei casi che coinvolgono i vertici dell’apparato militare cinese, attorno alla vicenda sono emerse anche numerose speculazioni — impossibili da verificare indipendentemente, ma non per questo irrilevanti, poiché si inseriscono in un contesto di purghe, indagini e anomalie che da anni alimentano sospetti sulla profondità della crisi interna alla Rocket Force.

Speculazioni

Nell’ottobre 2025, un misterioso account WeChat chiamato “风向观察” ha diffuso online quelli che sosteneva essere estratti autentici dei documenti d’accusa militari contro gli ex ministri della Difesa Wei Fenghe e Li Shangfu. I file, impossibili da verificare indipendentemente, erano indicati come stralci dei rapporti della Commissione disciplinare militare.

Secondo questi documenti trapelati, Wei Fenghe — comandante della Rocket Force tra il 2012 e il 2015 e Ministro della Difesa dal 2018 al 2023 — sarebbe stato accusato non solo di corruzione sistemica, ma anche di aver favorito una rete di promozioni clientelari all’interno della forza missilistica. Una delle accuse più esplosive sosteneva che, tra il 2016 e il 2019, un progetto relativo al software di simulazione del missile nucleare DF-31AG fosse stato deliberatamente suddiviso in dodici sub-contratti assegnati a una società offshore registrata nelle Isole Vergini Britanniche, la “Sea Tech Limited”, descritta nei leak come collegata a contractor associati a Lockheed Martin. I documenti parlavano inoltre di tangenti per 274 milioni di yuan e perfino della cessione di una villa a Los Angeles.

Le accuse attribuite a Li Shangfu erano ancora più sensibili. Li, ex capo del Dipartimento sviluppo degli equipaggiamenti della CMC e Ministro della Difesa nel 2023 per appena sette mesi, veniva descritto nei documenti come figura centrale in un sistema di corruzione legato agli appalti tecnologici militari. I leak sostenevano che nel 2020 avrebbe rivelato il prezzo base di una gara riguardante materiali in carbonio-carbonio destinati a un programma ipersonico cinese, favorendo un’azienda di Pechino che avrebbe poi acquistato materiali da una società americana con enormi rincari.

Ancora più grave era l’accusa secondo cui il figlio di Li avrebbe utilizzato un passaporto di Singapore per aprire conti fiduciari presso Credit Suisse, ricevendo oltre 138 milioni di dollari in tre anni. Una delle frasi più citate del presunto documento affermava persino che Li, una volta scoperta l’indagine nei suoi confronti, avrebbe continuato a trasferire hard disk cifrati a intermediari legati a fornitori statunitensi.

Va sottolineato che nessuno di questi documenti è stato autenticato ufficialmente. Le accuse circolarono principalmente in ambienti mediatici anti-PCC e su piattaforme di dissidenza cinese, senza conferme indipendenti.

Tuttavia, oltre alla grave corruzione, la possibilità di collusione con le forze straniere nemiche non può essere esclusa.

Il Quotidiano dell’Esercito Popolare di Liberazione oggi ha pubblicato un editoriale intitolato ‘坚持有腐必反、有贪必肃‘ (Dobbiamo opporci con fermezza alla corruzione e punire la concussione) e ha usato per la prima volta la parola tradimento riferita a Li Shangfu — un’accusa che va oltre la corruzione e suggerisce, secondo diversi analisti, possibili contatti con forze straniere ostili.

L’editoriale prosegue sottolineando che le azioni di questi due individui hanno tradito la fiducia e le aspettative del Comitato Centrale del Partito e della Commissione Militare Centrale, “inquinando gravemente il clima politico delle forze armate e causando enormi danni alla causa del Partito, alla difesa nazionale, alla costruzione militare e all’immagine dei vertici”.

E non bisogna dimenticare che, dopo la condanna di Wei Fenghe e Li Shangfu, resta ancora da affrontare quella che potrebbe essere la prossima sentenza di enorme peso politico: quella contro Zhang Youxia, vicepresidente della CMC arrestato il 24 gennaio 2026 — l’ufficiale di grado più elevato del PLA dopo Xi Jinping.

Il ragionamento è piuttosto semplice: fissando una soglia di pena così elevata per Wei e Li, si crea il quadro di riferimento per una condanna altrettanto severa, o persino più dura, nei confronti di Zhang, che occupava un rango superiore.

Quando è stata annunciata la purga di Zhang Youxia, il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo secondo cui una delle accuse più gravi a suo carico riguarderebbe il passaggio di informazioni segrete relative alla Forza Missilistica cinese e al programma nucleare agli Stati Uniti. Come riportato nell’articolo, parte delle prove contro Zhang proverrebbe da Gu Jun, ex direttore generale della China National Nuclear Corp., la grande azienda statale che supervisiona aspetti centrali dei programmi nucleari civili e militari della Cina.

I sospetti del governo cinese sulla fuga di informazioni classificate derivano anche da un report pubblicato nel 2022. Quell’anno il China Aerospace Studies Institute dell’US Air Force — un think tank collegato all’università dell’aeronautica militare statunitense — ha pubblicato uno studio intitolato PLA Rocket Force Organization, nel quale viene descritta in modo estremamente dettagliato la struttura organizzativa della Forza Missilistica cinese. Il report ha suscitato immediatamente forti sospetti a Pechino, alimentando la convinzione che all’interno della PLA vi fosse un grave problema di sicurezza.

Secondo Wang Zhian, proprio quel report statunitense avrebbe innescato l’investigazione interna nella PLA, in particolare all’interno della Rocket Force. Tuttavia Wang ritiene poco probabile che Zhang abbia trasmesso intenzionalmente queste informazioni agli Stati Uniti. Zhang negli ultimi anni ha avuto pochissimi contatti con gli Stati Uniti, e inoltre era considerato un uomo estremamente vicino a Xi Jinping, tanto da essere riconfermato vicepresidente della CMC sia nel 2022 che nel 2023, nonostante avesse già superato il limite d’età normalmente previsto per il pensionamento dei dirigenti cinesi.

Per Wang è molto più plausibile che le informazioni sensibili relative al programma missilistico cinese siano trapelate indirettamente, ad esempio attraverso l’approvvigionamento di materiali e dispositivi o a causa di gravi falle nella gestione e nei controlli interni dell’apparato militare sotto la supervisione di Zhang Youxia, che in quanto responsabile del sistema ne ha avuto la piena responsabilità politica e organizzativa.

Zhang Youxia non è ancora stato processato. Ma la sua caduta, avvenuta a gennaio, ha già segnato un punto di non ritorno. Con la sua rimozione, insieme a quella del capo di Stato Maggiore Liu Zhenli, la CMC si era ritrovata ridotta a soli due membri effettivamente operativi: Xi Jinping e il vicepresidente Zhang Shengmin, un commissario politico privo di reale esperienza di comando sul campo.

Al di là delle speculazioni, ciò che emerge con chiarezza è che i vertici cinesi non sembrano più considerare la corruzione nella Rocket Force come un semplice problema disciplinare o economico. La forza che gestisce il deterrente nucleare cinese, i missili strategici e una parte centrale della preparazione militare su Taiwan è stata colpita da una purga senza precedenti, che ha travolto ministri della Difesa, comandanti, responsabili degli approvvigionamenti e vertici della Commissione Militare Centrale.

In questo contesto, la corruzione non appare più soltanto come arricchimento personale, ma come un possibile fattore di vulnerabilità strategica: una minaccia alla sicurezza interna, all’affidabilità della catena di comando e alla capacità operativa dell’apparato militare cinese.

Ed è forse proprio questo il dato più importante. Perché se le accuse fossero davvero limitate alle tangenti, difficilmente Pechino avrebbe imposto le condanne più dure dell’intera era anticorruzione militare. La sensazione è che, dietro il linguaggio ufficiale sulla corruzione, sia in corso qualcosa di molto più profondo: una verifica radicale della lealtà, della sicurezza e dell’affidabilità del cuore strategico dell’Esercito Popolare di Liberazione.


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