Di Riccardo Petrella

Non si tratta di una commedia ma di una tragedia umana, che ha coinvolto
e coinvolgerà ancora per anni decine e decine di milioni d’italiani. La
siccità attuale viene da lontano, *non è una sorpresa ma una tragedia
annunciata*. I suoi effetti deleteri sono radicati in miopie,
indifferenza collettiva, egoismi locali e di categorie sociali, nella
miseria etica e politica di una larga frangia delle classi dirigenti.
Essi si sentiranno ancora per tanto tempo anche se da domani si
adottassero interventi strutturali, radicali, efficaci.

Ricordo come già alla fine degli anni ‘50 e agli inizi degli anni ‘60,
giornalisti come Antonio Cederna, dalle pagine de /Il mondo, /si sono
battuti contro la devastazione del “Bel Paese”, in difesa dei parchi
nazionali e regionali, e contro le politiche sconsiderate all’insegna
dell’incuria e distruzione delle zone umide (lagune, paludi, laghi,
acquitrini e stagni costieri). Scriveva Cederna: “Se ben sfruttati,
possono fornire una produzione di pesce per ettaro superiore a qualsiasi
reddito agricolo […], [sono] indispensabili all’autoregolazione dei
corsi d’acqua e quindi alla prevenzione di alluvioni, inondazioni,
straripamenti […]”.

A nulla sono servite le campagne contro il disboscamento ed il dissesto
idrogeologico, il non rispetto dei piani urbanistici, l’assenza di una
reale politica delle città, l’inquinamento delle acque e la
cementificazione del suolo oltre ogni limite ragionevole. Per decenni,
l’assenza di una politica pubblica “nazionale” dell’acqua, per tutto il
suo ciclo lungo, ha lasciato via libera all’ipersfruttamento delle
risorse idriche del Paese e ad una gestione disintegrata e predatrice
del territorio.

*Cinquanta anni di miopie, sbagli, incultura. *

Così si è giunti al 2015, traguardo fissato nel 2000 dalla Direttiva
europea sull’acqua 2000/60 come anno di raggiungimento dell’obiettivo
del “buono stato ecologico” delle acque. Secondo il rapporto redatto
dall’istituto europeo per l’ambiente dell’UE, sulla base dei dati
forniti dall’Italia, lo *stato ecologico* superiore al buono è stato
raggiunto solo dal 25% dei corpi idrici superficiali (media europea
49%), mentre lo *stato chimico* buono è stato raggiunto solo dal 18%. La
percentuale dei corpi idrici superficiali che riesce a soddisfare tutti
i requisiti è pari solo al 10%. Da anni si sa che il Po ed altri
principali fiumi sono già passati o sono in via di passare allo stato di
corsi d’acqua a regime torrenziale. Le cronache di queste giorni
confermano che tutti i laghi italiani (non solo Bracciano) sono in uno
stato critico. Fra questi spicca il lago di Garda con un riempimento
sceso ad un minimo storico del 37%. La siccità, in particolare in
Italia, Francia, Spagna, Turchia, Siria, è un fenomeno oramai
permanente. Secondo le stime del GIEC è destinato ad intensificarsi in
assenza di cambiamenti radicali. In realtà, la siccità è un fenomeno
legato principalmente e sempre di più a concause di natura
antropogenica, in particolare all’irrigazione (65 % del totale
dell’acqua prelevata nei paesi del Mediterraneo), per usi non sempre
ragionevoli. Avere per esempio sovvenzionato (con largo spreco di denaro
pubblico dall’UE e dai Governi nazionali) *la conversione delle
coltivazioni tradizionali* quali l’ulivo e gli agrumi (meno esigenti di
acqua) verso altre coltivazioni forti consumatrici d’acqua, come il mais
o la barbabietola da zucchero, è stata una scelta profondamente sbagliata.

*I colpevoli*

Puntare il dito contro le politiche di privatizzazione dei servizi
idrici è inevitabile, ma insufficiente e in parte mistificatore, perché
lascia credere che la gestione pubblica dei servizi idrici in Italia non
abbia affatto inciso sui fattori che hanno condotto alla siccità
odierna. I poteri pubblici italiani, a livello centrale come a livello
locale (comuni, province, regioni) sono anch’essi in larga parte
responsabili dei disastri attuali. Inoltre, non bisogna dimenticare che
*i cittadini stessi non hanno fatto il necessario per la salvaguardia ,
la cura e la difesa dell’acqua *come bene comune, salvo in momenti
eccezionali come per i risultati del referendum sull’acqua del 2011. La
cultura civica, responsabile e partecipata dell’acqua è in Italia
piuttosto recente.

***Che fare?*

È difficile credere che le classi dirigenti di oggi siano disposte e
capaci di affrontare i problemi messi in luce dalla siccità. Sono troppo
presi dalle prossime elezioni politiche. La siccità è per loro un
rompiscatole inopportuno. Molto probabilmente si agiteranno un po’,
diranno tante parole, si accuseranno a vicenda. *Ma una volta che il
razionamento dell’acqua a Roma ed altrove sarà provvisoriamente rimosso,
tutto ritornerà come prima*. Ebbene, anche se verosimile, *un’evoluzione
così è troppo triste e deleteria per essere ammissibile*. Per cui, come
cittadini occorre sperare e battersi affinché questa volta le nostre
classi dirigenti non continuino a giocare con la vita di milioni di
persone umane e con il futuro del nostro paese. *Battiamoci per proporre
che d’urgenza il parlamento italiano approvi una risoluzione di
convocazione di un’assemblea straordinaria nazionale cittadina sulla
siccità e sul futuro prossimo della vita in Italia*. Chiediamo a tutti i
sindacati, a tutte le ONG attive nel campo dei diritti della ed alla
vita, a tutte le università, agli artisti, ai responsabili della chiesa
cattolica, mussulmana, protestante, valdese, ai direttori delle testate
giornalistiche e ad ogni cittadino di fare pressione sui “propri”
rappresentanti eletti, e sul governo, affinché una tale assemblea
nazionale cittadina straordinaria sia convocata.

“Business as usual” aggiungerebbe una beffa criminale alla tragedia.

/Riccardo Petrella/

Bruxelles, 26 luglio 2017

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