di Delia Carloni, Raffaele De Blasi e Carolina Gregori

Ore 7.15.

Ci svegliamo sempre più a fatica. Il party LGBT+ di ieri ha lasciato un segno sui nostri volti, tanto che a colazione fatichiamo a parlare. Gli occhi sono socchiusi, la voce esce impastata. Tuttavia ci aspetta una giornata di discussioni e workshop sul tema dell’ecosocialismo, e pian piano, complice il caffè, la stanchezza cede il passo all’entusiasmo. Siamo pront* a portare nel dibattito il nostro punto di vista e le tematiche elaborate ognuno nel proprio territorio e nei propri collettivi.

Già dai primi confronti tra di noi emerge una criticità: sembra evidente che l’ecosocialismo, a nostro avviso fondamentale e inteso come prospettiva complessiva che include in sé l’elaborazione teorica e pratica di tutti gli altri discorsi fin qui affrontati, non sia considerato come elemento centrale, dato che gli viene dedicata solo mezza giornata e non sufficiente approfondimento.

Ore 9.30.

Inizia il forum. Al microfono si alternano compagni e compagne che raccontano le esperienze di lotta per la terra. Un compagno brasiliano approfondisce la vicenda delle marce contadine dei “Sem terra” e delle occupazioni contro i latifondi. È il turno del compagno di “Fuori mercato”, il quale illustra i presupposti teorici e le pratiche di sviluppo di questo progetto. Salutiamo positivamente il fatto che sia presa in considerazione la necessità del collegamento costante tra lavoratori delle campagne e delle città, gli accenni alla questione dell’intervento sindacale e l’ambizione tra le varie realtà interne ed esterne al progetto di coordinarsi in maniera strutturata. D’altra parte pensiamo che l’elaborazione teorica non sia ancora adeguata e matura per portare il discorso dal piano pratico a quello politico, senza il quale la prassi rischia di rimanere sterile. Ci sembra sia dato, in modo utopistico-riformista, un ruolo eccessivamente enfatico ad esperienze, pur lodevoli, di mercato alternativo, che non possono però avere alcuna proiezione di massa all’interno della società capitalista.

Ore 11.00.

È il turno dei workshop. Data l’importanza che questo tema riveste per il nostro intervento politico, decidiamo di dividerci e partecipare a più discussioni.

La prima di queste affronta la questione del “capitalismo verde” e della possibile compatibilità di tale sistema economico con la salvaguardia dell’ecosistema. Viene argomentata l’inapplicabilità di qualsiasi teoria che sostiene il capitalismo verde e l’ecologia liberale, in quanto solo la fine del capitalismo rappresenta un superamento totale delle condizioni materiali di sfruttamento della natura e delle altre specie animali.

Un altro workshop che ci sembra interessante riguarda il movimento “NO TAP”. Dopo una breve introduzione sulle specificità della vertenza, ci si concentra sulle problematicità iniziali del movimento, specialmente per quel che riguarda il collegamento con le altre istanze avanzate per la difesa dei territori e la costruzione di un piano politico capace di dare risposte complessive alla lotta.

Il workshop più partecipato è senza dubbio quello sul rapporto tra veganesimo ed ecosocialismo, presentato dalle compagne spagnole. L’intervento introduttivo si concentra sull’insostenibilità ambientale della produzione di carne e prodotti di origine animale.

Seppur il taglio è interessante dal punto di vista dei contenuti, conserva un’impronta tipica dell’ecologismo neoliberale, il che, per noi, è assolutamente insufficiente ed anzi si rivela estremamente dannoso. Il capitalismo, infatti, è progressista se la spinta del mercato è progressista, e viceversa, diviene conservatore: finché il modo di produzione in cui i soggetti materiali si trovano ad operare è il capitalismo, tutte le conquiste ed i progressi ottenuti nelle lotte sono sempre passibili di reazione. È sotto gli occhi di tutti come, grazie alla grande diffusione del veganesimo di tipo borghese e spiritualista, il capitale si sia adattato velocemente, proponendo sul mercato marchi biologici e prodotti vegani.

Decidiamo quindi di spostare l’asse del discorso dal piano personale ed etico al piano materialistico-storico, leggendo una parte del documento di Marco Maurizi e spiegando come le questioni della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente non entrino direttamente in contraddizione con il sistema produttivo capitalista. Di fatti questo tipo di impostazione rischia di avallare l’idea, francamente insostenibile, che possa esistere un capitalismo “verde” e “buono”. Sottolineiamo come solo la lettura del rapporto tra specie umana e altre specie animali e solo l’analisi dei processi materiali che investono questo rapporto in termini di struttura e sovrastruttura possa essere efficacie per il processo di trasformazione della realtà, e come una lettura materialistica della storia di questo rapporto, sia non solo effettivamente possibile, ma anche necessaria per una teoria e per una prassi ecosocialista. Proponiamo, a questo scopo, di immaginare tutti insieme un programma di transizione che includa anche questo tipo di riflessione e porti alla liberazione di tutti i soggetti oppressi, animali compresi.

Dato l’interesse generale che la nostra elaborazione suscita, ci si ripromette di condividere con chiunque fosse interessat*, la versione in inglese dei documenti analitici eleborati, sia da Marco Maurizi sia dal collettivo ecosocialista di Roma, sulla questione del rapporto tra antispecismo e marxismo.

Ore 14.00

Finalmente riusciamo a ritagliarci un momento di relax e a goderci la bellezza che il mare del salento ci offre. L’acqua è limpida, le spiagge meravigliose. L’atmosfera è esaltante, ed è bello condividere questo momento di svago con i compagni e le compagne delle altre delegazioni.

Il mare sembra lavare via la stanchezza e il sole ci regala momenti di leggera allegria.
Ci ritroviamo a ridere e scherzare tutti insieme, prima di tornare al campo e scatenarci in discoteca.

Ore 3.00

Tutt* in tenda, stanch* e felic*. Continuiamo a scambiarci impressioni sul campo e a discutere di politica, finchè anche l’ultim* di noi si addormenta.

Domani è l’ultimo giorno e vogliamo godercelo fino in fondo.

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