trump

E’ il 1882, quando Henrik Ibsen scrive “Un nemico del popolo”.
“Il dottor Stockmann, medico di uno stabilimento di bagni termali, di una piccola città norvegese, dopo una serie di analisi scopre che le terme pubbliche sono appestate da inquinanti scarichi montani di conciatura delle pelli.
Vorrebbe fare un pubblico appello per denunciare la cosa e rimediare al problema, ma suo fratello, sindaco della città e rappresentante dei potenti azionisti di maggioranza delle terme, lo blocca e lo isola.
Gli mette contro tutta la comunità. Tanto che, persino, i redattori di un giornale popolare schierato contro i potenti della città, lo lasciano solo; malgrado, in un primo momento, avessero appoggiato e sollecitato la pubblicazione della relazione del dottore
Lo scandalo non conviene a nessuno. Chiudere le terme infette vorrebbe dire fermare la crescita economica della cittadina; creare disoccupazione e gettare sul lastrico l’intera popolazione che vive e prospera, proprio, grazie allo stabilimento.
Chi denuncia, diventa “un nemico del popolo”. Un ingenuo e pericoloso visionario che non si arrende alle ragioni della politica e degli affari; non scende a compromessi e non cede ai ricatti.
Il dottore, licenziato e vilipeso dalla “maggioranza”, pensa, dapprima, di abbandonare la città; poi, forte dell’appoggio della sua famiglia e dell’unico cittadino che l’ha sostenuto, un amico marinaio, sceglie di restare, nella speranza di educare i giovani a essere persone libere.”.

Il “nemico del popolo” è colui che danneggia l’interesse collettivo stabilito, in quanto tale, dal potere dato.
In sostanza, si è nemici del popolo quando si è accusati, non dal popolo (entità quanto mai variegata e astratta, nella sua complessità), ma dall’autorità costituita in governo; locale, periferico o centrale che sia. In azione accusatoria e repressiva conseguente, sia per difendere il suo dominio che per allargarlo e consolidarlo.
Tanto più forte e dirompente diviene l’accusa, se a farla è un’autorità senza controlli limitanti. Una dittatura, più o meno totalitaria.
I nemici del popolo finiscono alla ghigliottina, come durante il Terrore della Francia rivoluzionaria. Sparati alla nuca, spediti nei Gulag, picconati o avvelenati o fatti sparire in qualche segreta “del popolo”; come nella Russia rivoluzionaria, fino all’apogeo inarrivabile del Grande Terrore staliniano e dei suoi interpreti internazionali.
Joseph Goebbels, intanto, definiva gli Ebrei come nemici giurati del popolo tedesco (insieme, naturalmente, a ogni oppositore politico e religioso, agli zingari, agli omosessuali, ai portatori di handicap mentali). Con le conseguenze ben risapute.
I nemici del popolo finiscono ammazzati per strada, sull’altare dell’obbedienza al nuovo capo, come nella Russia di Putin; il nuovo modello dei nazifascisti europei. La “testa” della nemica del popolo, Anna Stepanovna Politkovskaya, fu offerta in dono per il compleanno di Vladimir (Putin): il 7 ottobre 2006.
Quando va bene, vengono, semplicemente, isolati o messi alla berlina, da una campagna di accuse infamanti; costruite ad arte per l’occasione:
“La calunnia è un venticello
un’auretta assai gentile
che insensibile sottile
leggermente dolcemente
incomincia a sussurrar.
Piano piano terra terra
sotto voce sibillando
va scorrendo, va ronzando,
nelle orecchie della gente
s’introduce destramente,
e le teste ed i cervelli
fa stordire e fa gonfiar.
Dalla bocca fuori uscendo
lo schiamazzo va crescendo:
prende forza a poco a poco,
scorre già di loco in loco,
sembra il tuono, la tempesta
che nel sen della foresta,
va fischiando, brontolando,
e ti fa d’orror gelar.
Alla fin trabocca, e scoppia,
si propaga si raddoppia
e produce un’esplosione
come un colpo di cannone,
un tremuoto, un temporale,
un tumulto generale
che fa l’aria rimbombar.
E il meschino calunniato
avvilito, calpestato
sotto il pubblico flagello
per gran sorte va a crepar.”
(Gioacchino Rossini – IL BARBIERE DI SIVIGLIA)

Ogni arte e artificio; ogni mezzo lecito o illecito, ogni sotterfugio e infamia, sono autorizzati dall’autorità, minuta o piccola o grande o immensa che sia, per colpire e annichilire il suo diretto nemico.
Un nemico più facile da vincere se diviene quello di tutti, in quanto “nemico del popolo”; quindi di ciascuno, direttamente.
Tecniche ormai risapute e utilizzate, a vari livelli, sia in democrazia che in dittatura; fino all’azione mafiosa di isolamento e di soppressione finale.
Oggi, a farne uso, improvviso e delirante, è il nuovo presidente americano, al secolo Donald Trump.
I “media” che lo criticano sono nemici del popolo: “The fake news media (are) the enemy of the American people”.
Lui, intanto, l’amicone del popolo, ha appena annunciato un aumento vertiginoso delle spese militari: 54 miliardi di dollari, pari al 9% in più nel Bilancio Federale per il 2018.
Restiamo in preoccupata attesa che indichi al “suo” popolo e al mondo, contro quale “nemico del popolo”, prossimo venturo, vorrà usare tutte le armi prodotte!
Per adesso, si allena come il generale Custer, a bruciare i villaggi degli Indiani ostili e resistenti; in lotta a Standing Rock.

In sintesi, suvvia, non ci sono poteri buoni, ne a oriente ne a occidente delle nostre vite e delle nostre idee.
Di noi, quali siamo, nemici riconosciuti del popolo; in quanto nemici di ogni autorità!
“Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d’obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni (…)”
DE ANDRE’

(Claudio Taccioli)

stalin-e-morto

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