ISTANBUL – Tutto faceva sperare nella scarcerazione. Si era mossa la cancelliera Angela Merkel, il suo sfidante nell’opposizione Martin Schulz, pressioni erano arrivate da parte dei più grandi quotidiani europei. E ancora poche ore prima lo stesso ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel, in visita alla Farnesina, aveva detto di “sperare preso nella sua libertà”. Niente da fare. Con gli occhi di tutti sulla Turchia, ieri un giudice di Istanbul – dopo i 14 giorni di fermo necessari per indagare sul caso e considerare la possibile liberazione – ha invece convalidato l’arresto del corrispondente del giornale tedesco “Die Welt” Deniz Yucel, già in stato di fermo.

buzzi-erdogan.jpg

E’ una notizia che va a indurire le relazioni fra Berlino e Ankara, dopo la recente visita della Merkel in Turchia, forse la più fredda nei rapporti con il Capo dello Stato turco, Recep Tayyip Erdogan. E la reazione della cancedlliera non si è fatta attendere: “Amarezza e delusione – dice -. Si tratta di una misura dura in maniera sproporzionata, a maggior ragione considerando che il giornalista si è presentato di sua volontà alle autorità turche”. E il governo federale tedesco si aspetta “che la giustizia turca nel trattare il caso Yucel rispetti il valore della libertà di stampa che deve esserci in ogni società democratica”. Merkel ha anche sottolineato che “ci impegneremo ancora affinchè a Deniz Yucel venga riservato un procedimento equo e rispettoso dello stato di diritto, e speriamo che gli venga presta restituita la libertà”.

Sull’altro fronte, le autorità turche si dichiarano però da tempo deluse verso la Germania, anche per l’ospitalità data all’ex direttore del quotidiano “Cumhuriyet”, Can Dundar, che dopo i quasi cento giorni passati in carcere per un suo scoop è infine riparato a Berlino dove ha fondato una piattaforma online composta dai tanti giornalisti fuoriusciti dalla Turchia, il sito “Ozguruz” (Noi siamo liberi), subito bloccato nel Paese della Mezzaluna.

Yucel, 43 anni, è in prigione ormai da due settimane. Le accuse contro di lui parlano di “propaganda terroristica” e di “associazione terroristica”, oltre che di “diffusione di dati”. Il giornalista si è difeso, dicendo di avere scritto un’inchiesta sul collettivo di hacker turchi RedHack, capaci di diffondere alcune e-mail di Berat Albayrak, ministro dell’Energia e genero del presidente Recep Tayyip Erdogan, sul controllo di gruppi editoriali e l’influenza dell’opinione pubblica. Yucel ha doppio passaporto, tedesco e turco. In carcere non può incontrare altri se non i suoi avvocati.

timthumb-php.gif

Nei giorni scorsi il ministero degli Esteri tedesco aveva più volte contattato Ankara, per favorire la scarcerazione del suo connazionale. Il portavoce del ministro Gabriel, Martin Schaefer, aveva criticato “la durata” delle indagini. “Non abbiamo la minima indicazione che il signor Yucel abbia in alcun modo abusato della sua attività di giornalista, ma al contrario che si sia adoperato con impegno nel lavoro”.

In Europa si era poi levata anche la voce di 7 quotidiani appartenenti al gruppo Lena (Leading european newspaper alliance), diffuso in diversi Paesi e di cui Repubblica fa parte. La richiesta dei sette direttori e del gruppo era il rispetto per la libertà di stampa e di opinione.

I reportage di Deniz Yucel su “Die Welt” sono considerati molto critici nei confronti del governo. Per la stessa vicenda per cui è stato arrestato sono stati fermati anche 6 giornalisti turchi. Alcune settimane fa il corrispondente del “Wall Street Journal” era stato fermato per tre giorni, senza che né il suo giornale,
né il suo avvocato, né la sua famiglia fossero informati. Poi è stato liberato. E un celebre inviato del “New York Times” è stato rispedito sul volo con cui era appena atterrato a Istanbul: aveva intenzione di fare un reportage nelle zone di guerra curde.

Annunci