Stamattina, quando ho appreso dell’arresto del cordinatore nazionale del SiCOBAS, il compagno Aldo Milani, ed ho letto sia il primo comunicato del sindacato, sia la velenosa velina apparsa su La Repubblica, ho provato una sensazione contraddittoria. Di primo acchito, come d’istinto, una reazione di incredulità ed indignazione verso quella che mi appariva una provocazione padronal-poliziesca. Subito dopo, il tarlo del dubbio si è insinuato nella mia mente, prima che l’evoluzione della giornata (soprattutto con la conferenza stampa dell’avvocatessa che difende Aldo) contribuisse a dissiparlo. Parlando con i vari compagni, nelle ore successive, ho notato che sensazioni analoghe erano diffuse. E, a seconda del carattere (e delle esperienze politiche e di vita di ciascuno), ho visto emergere, in un certo senso, due “partiti”: quello di coloro disposti, in un certo senso, a “metterci la mano sul fuoco” sull’innocenza di Aldo, e quello più “guardingo”, che preferiva aspettare ulteriori chiarimenti. Ovviamente, nel mio cerchio di amicizie, era assente il “terzo partito”, quello di coloro disposti a credere alla narrazione della stampa borghese. Non ho intenzione di analizzare qui gli aspetti politico-sindacali della vicenda. Mi interessa invece riflettere brevemente su come è cambiata la realtà del cosiddetto “popolo di sinistra” (di cui io e il grosso dei miei amici e compagni facciamo parte a pieno titolo). Fino a pochi anni fa (mi è difficile quantificarli…una decina?) la reazione sarebbe stata quasi sicuramente per la stragrande maggioranza dei compagni quella che ho avuto io nei primi momenti: una vergognosa provocazione per gettare fango su un dirigente del movimento operaio, coordinatore di uno dei sindacati più combattivi. Oggi, invece, di gente disposta a credere a priori nell’innocenza di un compagno come lui ce n’è molta meno. Io stesso ho avuto, come dicevo sopra, qualche tentennamento, rientrato solo dopo indagini e rassicurazioni che fanno emergere alcuni aspetti della provocazione (in primis l’inesistenza di un “secondo sindacalista”, in realtà un uomo legato all’azienda). Troppe cose sono cambiate (in peggio) negli ultimi anni, compreso il sottoscritto. Troppe sconfitte e delusioni accumulate. La “nostra” gente si muove con i piedi (e le ali) di piombo, in ogni occasione. Non tutto il male vien per nuocere, è vero. Meglio essere sempre sul chi vive, non farsi troppe illusioni, non dare nulla per scontato, essere “freddi” e “razionali”, non essere preda di (facili?) entusiasmi, per evitare di cadere di nuovo dall’alto, e farsi male. Ma non posso fare a meno di sentire un po’ di malinconia.

Flavio

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