di Daniele Marini

Da oltre vent’anni è aperta in città una discussione sulla necessità di realizzare un grande parco nella zona sud-est di Brescia: il “Parco delle Cave”.
Questo vastissima area di oltre quattro milionii di m2 ci riferisce di un territorio martoriato da decenni di escavazioni (con “buchi” poi spesso adibiti a discariche), da industrie “pesanti” e dall’ingentissimo traffico di tangenziale ed autostrada.
MA QUALE IDEA SI HA OGGI DI PARCO?
Brescia, in particolare durante l’amministrazione Corsini, è divenuta una città nella quale il verde pubblico è sensibilmente aumentato. I parchi urbani sono oggi numerosissimi, attrezzati e fruiti da una vastissima fetta della cittadinanza. Credo pertanto che non esista la necessità di realizzarne uno nuovo sulla falsariga di quelli già esistenti. Quello che invece servirebbe è una tipologia di parco che, su spiccata base naturalistica, dia appunto la priorità a piante ed animali e nella quale l’uomo non sia più un invadente protagonista ma solo “spettatore contemplativo e rispettoso”. Gli esempi ai quali far riferimento in tal senso non mancano, per giunta vicino alla nostra città, come il “Parco delle Torbiere
Sebine” ma anche l’omonimo “Parco delle Cave di Milano” mi pare possa essere un buon esempio da imitare. Le scelte di questa AC sembrano invece andare in direzione opposta seguendo logiche
affaristiche e non di mitigazione ambientale della quale Brescia, città tra le più inquinate d’Europa, necessita come il pane.
Gli “annunci” di questa Amministrazione parlano di un parco naturalistico che, dopo anni di chiacchiere, verrebbe finalmente “regalato” alla cittadinanza entro fine mandato agendo sull’acquisizione delle aree da parte del Comune.
I cavatori sono i proprietari delle aree, su questo non ci piove. Ma, dopo essersi arricchiti cavando (spesso riempiendo i “buchi” rimasti con discariche di rifiuti), anzichè restituire le aree alla collettività, previa rinaturazione delle cave dismesse, oggi gli stessi vengono premiati dal Comune che in cambio dei terreni (per lo più di acqua) concede ai cavatori ingenti diritti di edificabilità sia all’interno della stessa area parco che nel resto della città. Inoltre agli stessi vengono abbuonate in tutto o in parte alcune multe loro comminate per aver cavato più di quanto autorizzato.
La mia opinione è che il Comune avrebbe dovuto invece procedere con appropriate indagini naturalistiche in quelle aree ricchissime di biodiversità ed agendo sulla leva dei vincoli ambientali a salvaguardia della natura non sarebbe stato necessario acquisire i terreni che, non più sfruttati per la
cessazione delle escavazioni, si sarebbero “autonomamente” rinaturati perchè la natura sa badare a sè stessa e col tempo si riappropria e rigenera quanto sfruttato dall’uomo.
Oggi invece si sceglie di premiare chi inquina e non rispetta le regole e, non mantenendo le promesse del 2013 di “parco naturalistico”, s’imbrogliano gli elettori realizzando invece una specie di contenitore di mille cose. E così, vicino alla discoteca Paradiso, avremo un “coriandolo” di parco naturalistico
attrezzato per le canoe, sulla Via Cerca un pezzetto riservato a “lido” con noleggio barche, parcheggi, ristorante e rimessaggio camper, un altro lembo, verso “le Bettole”, dove sorgeranno una Casa di riposo per anziani e un maneggio per non parlare poi della possibilità, tutt’altro che remota, che un domani venga costruito un imponente Polo Logistico come stabilito nel Piano di Governo del Territorio.
Insomma, non ci siamo proprio.
Come si può parlare ancora oggi e alla luce di tutto ciò di Parco Naturalistico?
Esiste un progetto organico e complessivo che sta a monte di tutto questo?
Sono state fatte indagini naturalistiche per individuare le aree meritevoli di maggior protezione in modo
da censire piante ed animali per capire le potenzialità dell’area?
Sono stati previsti “corridoi ecologici” che colleghino le varie zone del nascituro parco?
Sono state “bonificate” le numerose e pericolosissime “nocività” che a tutt’oggi insistono in questa
area?
La risposta a tutti questi quesiti ovviamente è “NO”

daniele marini

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