Dietro il grande cerimoniale e i pochi risultati concreti, emerge il tentativo di rendere stabile una rivalità destinata a durare.
da Dazibao
Tanto sfarzosa l’accoglienza quanto modesti i risultati. Questo il magro bilancio del viaggio di Xi Jinping negli Stati Uniti.
Se l’accoglienza concessa da Trump al suo omologo cinese è stata inedita negli onori, l’unico risultato concreto che questa visita consolida è una estensione di due mesi della tregua commerciale. Ma si tratta di un periodo inferiore ai sei mesi previsti da alcuni media all’inizio di questa settimana.
Bessent ha affermato che Pechino sta rispettando l’impegno di acquistare 25 milioni di tonnellate di soia statunitense, ma è in ritardo rispetto alla promessa di acquistare 17 miliardi di dollari di altri prodotti agricoli. Funzionari statunitensi hanno dichiarato la scorsa settimana che anche le consegne cinesi di terre rare sono in ritardo. Questi i motivi, lato USA, per cui la proroga della tregua commerciale è stata inferiore alle aspettative.
Per il resto, il viaggio ha parlato soprattutto attraverso i simboli, molto più che attraverso gli accordi.
La cena tra i leader si è aperta con un brindisi a base di Schramsberg Blanc de Noirs, proveniente dallo stesso vigneto del vino utilizzato nello storico “Brindisi alla Pace” del 1972 tra Richard Nixon e Zhou Enlai, durante la visita che ha aperto una nuova fase nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina.
Seduti accanto a Xi, alla first lady cinese Peng Liyuan, a Trump e a sua moglie Melania c’erano l’amministratore delegato di Nvidia Jensen Huang, l’amministratore delegato di Advanced Micro Devices (AMD) Lisa Su, il presidente esecutivo di Apple Tim Cook e l’amministratore delegato di Tesla Elon Musk.
Come ricorda il SCMP, “i quattro dirigenti americani vantano un patrimonio netto complessivo di oltre 1.000 miliardi di dollari, mentre le rispettive società detenevano una capitalizzazione di mercato combinata di oltre 12.000 miliardi di dollari”.
Jensen Huang e Lisa Su sono a capo di due dei principali gruppi mondiali specializzati nella progettazione di semiconduttori. Le loro aziende realizzano alcuni dei processori più importanti per l’addestramento e il funzionamento dei modelli avanzati di intelligenza artificiale. Anche la Cina occupa una posizione centrale nella filiera globale dei chip: è uno dei principali centri per le attività di assemblaggio, packaging e collaudo dei semiconduttori e, allo stesso tempo, rappresenta una fonte importante di materie prime strategiche, tra cui le terre rare.
Lisa Su ha spiegato che oggi il mercato cinese genera circa il 20% dei ricavi complessivi di AMD, una quota in diminuzione rispetto al 24% registrato nel 2019. Jensen Huang ha invece sottolineato che le restrizioni imposte dagli Stati Uniti hanno praticamente estromesso Nvidia dal mercato cinese dei chip destinati all’intelligenza artificiale, un settore che, secondo le sue stime, vale circa 50 miliardi di dollari.
Queste aziende che operano nella catena di approvvigionamento basata sull’intelligenza artificiale sono probabilmente le promotrici di un maggiore coinvolgimento con la Cina.
Pressioni che provengono anche dall’Europa: come riporta Bloomberg, il primo ministro olandese Rob Jeten sta negoziando direttamente con il presidente statunitense Trump per impedire a Washington di inasprire ulteriormente le restrizioni all’esportazione del produttore olandese di apparecchiature per semiconduttori ASML.
Tra i 39 dirigenti e imprenditori statunitensi presenti alla cena alla Casa Bianca, il gruppo più consistente proveniva dal settore tecnologico: in tutto 15 partecipanti. Tra questi figuravano Mark Zuckerberg, il fondatore di Amazon Jeff Bezos, il CEO di Dell Michael Dell e i vertici di alcuni dei principali produttori americani di semiconduttori, come Qualcomm e Micron Technology.
Tra le assenze più significative spiccava quella di Anthropic, la società sviluppatrice dei modelli di intelligenza artificiale Claude. Il suo amministratore delegato, Dario Amodei, ha più volte espresso posizioni molto critiche nei confronti di Pechino ed è tra i più convinti sostenitori di controlli severi sulle esportazioni di tecnologie avanzate di IA verso la Cina.
La presenza alla cena dei principali gruppi americani dei semiconduttori offre al settore un’ulteriore occasione per sollecitare Washington e Pechino ad ampliare l’accesso al mercato cinese. Resta però improbabile che i colloqui bilaterali di questa settimana riescano a produrre un effettivo allentamento delle restrizioni statunitensi sulle esportazioni.
A colpire è stata anche l’assenza dei vertici delle principali aziende tecnologiche cinesi. E questo nonostante, nei giorni precedenti, fossero circolate molte indiscrezioni secondo cui Xi Jinping sarebbe arrivato a Washington accompagnato da una delegazione imprenditoriale, con l’obiettivo di esplorare possibili accordi di investimento.
Nei loro discorsi i leader hanno sottolineato le profonde radici dei contatti bilaterali: Trump ha ricordato la prima missione diplomatica cinese negli Stati Uniti, risalente al 1868, che ha portato alla firma dello storico Trattato di Burlingame tra Pechino e Washington, un accordo che ha garantito per qualche anno la libera immigrazione e i diritti reciproci. Il patto è considerato il primo trattato relativamente equo negoziato in un’epoca altrimenti caratterizzata dall’ingerenza coloniale occidentale in Cina.
Xi ha sottolineato il sacrificio condiviso durante la Seconda Guerra Mondiale, ricordando come i popoli cinese e americano si siano uniti per combattere gli aggressori giapponesi. Ha poi rievocato la diplomazia del ping-pong, la svolta storica che ha posto fine a una situazione di stallo durata vent’anni nelle relazioni sino-americane.
Xi Jinping concluderà il viaggio dopo che Trump lo avrà accompagnato al Palazzo degli Archivi Nazionali degli Stati Uniti d’America, dove sono conservati i documenti fondamentali per la nascita degli USA. Tra le collezioni si trovano numerose pagine che documentano la complessa storia condivisa tra Cina e Stati Uniti. È qui che sono conservate le grandi collezioni dei trattati internazionali americani dell’Ottocento, tra cui quelli che hanno scandito l’inizio delle relazioni fra Cina e Stati Uniti: dal Trattato di Wangxia del 1844 agli accordi di Tianjin e fino al Trattato di Burlingame del 1868, lo stesso evocato da Trump durante la cena.
L’immagine che emerge è quindi quella di due paesi che cercano nel passato e nelle manifestazioni di rispetto reciproco ciò che non trovano nel presente: una visione del futuro capace di tradursi in accordi concreti.
Più che grandi accordi capaci di modificare gli equilibri tra le due potenze, sono emersi soprattutto nuovi strumenti per mantenere aperti i canali di comunicazione e gestire meglio una competizione che nessuno dei due paesi si aspetta che possa risolversi.
Uno dei terreni più interessanti è quello dell’intelligenza artificiale. Xi Jinping ha affermato che Cina e Stati Uniti, in quanto due delle principali potenze mondiali nel settore, hanno una responsabilità particolare nel garantire che lo sviluppo dell’IA rimanga sotto il controllo umano e sia indirizzato al benessere delle persone.
Il passo più concreto, in questo campo, era arrivato pochi giorni prima del vertice: secondo il segretario al Tesoro Scott Bessent, durante il dialogo sull’intelligenza artificiale tra le due parti sarebbe stata concordata anche una linea diretta attraverso la quale Washington e Pechino potranno segnalarsi eventuali incidenti legati alla sicurezza dell’IA.
Xi ha poi annunciato che la Cina inviterà 100.000 giovani americani a visitare il paese per programmi di studio e di scambio nei prossimi cinque anni, raddoppiando di fatto una precedente iniziativa lanciata nel 2023. Ma la presenza alla cena di un solo ospite proveniente dal settore dell’istruzione, la rettrice della New York University Linda Mills, è una prova piuttosto evidente della scarsa priorità attribuita agli scambi educativi dall’attuale amministrazione americana.
Il presidente cinese ha anche proposto di aumentare i voli diretti tra i due paesi, ma il capo di Airlines for America, un’associazione di categoria composta da 11 membri tra cui importanti compagnie aeree come Delta e United, ha dichiarato questa settimana a Reuters di essere contrario all’aggiunta di ulteriori voli diretti tra Stati Uniti e Cina. Nei viaggi verso la Cina le compagnie aeree statunitensi sono svantaggiate perché solo alle loro controparti cinesi è consentito sorvolare la Russia.
Cina e Stati Uniti hanno anche annunciato la volontà di rafforzare la cooperazione nella lotta al narcotraffico e nelle attività di polizia e di mantenere un dialogo regolare tra le rispettive forze armate.
Non si tratta però di ridurre la competizione tra Cina e Stati Uniti, ma di migliorare i meccanismi di comunicazione e di prevenzione delle crisi.
Del resto è stato lo stesso Xi Jinping ad ammettere che costruire un nuovo equilibrio tra Cina e Stati Uniti richiederà tempo.
Durante i colloqui alla Casa Bianca, Xi ha affermato che quella che Pechino definisce una “relazione sino-americana di stabilità strategica costruttiva” non deve essere considerata una soluzione temporanea e, soprattutto, “non è qualcosa che si possa realizzare dall’oggi al domani”. L’obiettivo, ha spiegato, è trasformare gradualmente questa formula in una relazione nella quale prevalga la cooperazione, la competizione rimanga entro determinati limiti, le divergenze siano controllabili e la pace possa essere preservata.
Da qui il riferimento alla celebre “trappola di Tucidide”: l’idea secondo cui l’ascesa di una nuova grande potenza e il timore provocato nella potenza dominante possano innescare una dinamica che conduce alla guerra. Secondo Xi, questo destino non è inevitabile. Cina e Stati Uniti devono mantenere come linea rossa il principio del non conflitto e del non confronto, mantenere aperto il dialogo tra le rispettive forze armate e rafforzare i meccanismi di comunicazione e prevenzione delle crisi. “La trappola di Tucidide può essere superata”, ha affermato.
In altre parole, l’ambizione proposta da Xi è relativamente modesta ma piuttosto precisa: costruire lentamente delle regole che permettano alle due potenze di competere senza trasformare la competizione in uno scontro militare.
Trump non ha utilizzato pubblicamente l’espressione “trappola di Tucidide”, né ha sviluppato una teoria altrettanto articolata del futuro rapporto tra le due potenze. Ma la sua risposta si è mossa nella stessa direzione generale. Durante la cerimonia ha affermato che le decisioni prese oggi da Stati Uniti e Cina su sicurezza, tecnologia e intelligenza artificiale possono favorire “pace e prosperità per decenni e decenni”, presentando quindi il rapporto con Pechino come qualcosa che deve essere gestito con un orizzonte molto più lungo del singolo accordo commerciale.
Nel resoconto cinese del colloquio a porte chiuse, Trump avrebbe inoltre affermato che Stati Uniti e Cina sono due grandi potenze, che il rapporto personale tra i due presidenti permette di mantenere una comunicazione stretta e che, sotto la loro leadership, le relazioni bilaterali possono essere gestite positivamente. Sul commercio ha chiesto di continuare il dialogo per raggiungere accordi migliori e sull’intelligenza artificiale ha riconosciuto la necessità di mantenere aperta la cooperazione.
Il punto d’incontro tra i due discorsi sembra quindi essere questo: nessuno dei due promette la fine della competizione sino-americana. Entrambi parlano invece della necessità di renderla stabile, prevedibile e soprattutto compatibile con la pace.
Scopri di più da Brescia Anticapitalista
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.