di Daniele Barbieri (*) (da La Bottega del Barbieri)

Non è facile vivere all’ombra del Vaticano per chi crede che la religione sia un affare privato che non deve condizionare lo Stato. Nè consola che in alcune parti del mondo vada peggio con le altre religioni organizzate. Per verificarlo leggete questo documentatissimo libro. Il sottotitolo è: «20 anni di mondo osservato dall’Uaar», dove la sigla sta per Unione Atei e Agnostici Razionalisti. Grazie a UAAR sappiamo molto di più su privilegi e soldi (dallo Stato italiano) per il Vaticano, sullo «sbattezzo», sui finanziamenti pubblici alle scuole cattoliche nonostante la loro pessima qualità, sugli abusi sessuali nella Chiesa e altri temi che per i media restano tabù. Non finisce qui: nella politica e nell’informazione italiana altre questioni vengono trattate solo con il taglio più gradito ai vescovi, anche se questo contraddice fatti, evidenze, persino leggi in vigore. Elenchiamoli veloci (anche se ognuno andrebbe articolato) come fossero TAG: eutanasia; crocifisso in classe; alternative all’ora scolastica di religione; gli inganni della sussidiarietà; multe e tasse che vengono “abbonate” alla Sede detta Santa; controllo delle nascite; leggi dello Stato (194 e non solo) vilipese e tradite nella pratica…

Gli articoli qui raccolti affrontano anche due nodi politici spinosi per chi oggi si dice di sinistra.

Il primo è quello che con due frasi polemiche (ma fondate) viene definito dei «marxisti ratzingeriani» e della «sinistra regressista». Se la memoria vi fa difetto, il libro ricorda i molti favori fatti al Vaticano da governi presunti laici; a partire dalla legge 62 del 2000 che concede la «parità» (e i soldi pubblici) alle scuole private, in aperto spregio della Costituzione.

Il secondo scomodissimo nodo concerne il cosiddetto «multiculturalismo»: una parte della sinistra europea (persino nella molto laica Francia) per un malinteso rispetto lascia la possibilità all’integralismo islamico di decidere se i diritti universali (in particolare quelli delle donne) siano praticabili o no; e di contrastarli nella quotidianità. Così in Europa sono spesso le forze anti-razziste a non voler vedere che c’è «un elefante islamico nella stanza», ovvero che nelle migrazioni c’è anche un integralismo pericoloso.

Le diverse anime del femminismo su questo sono divise al punto che – durante il dibattito sul progetto di legge francese «contro il separatismo delle comunità» – un appello venne firmato «Femministe Universaliste» per ribadire che il cosiddetto «femminismo identitario» concede troppo all’Islam radicale. Pesano anche certe ambiguità in Europa sulle pratiche dell’infibulazione; qualcosa vorrà dire se nel Regno Unito la prima condanna di un tribunale arrivò nel 2019.

Riguardo alla sempre viva polemica sul velo, uno degli autori (Raffaele Carcano) recupera un lungo testo di Rossana Rossanda che ne contesta l’obbligo e così conclude: «Perchè ci imbarazza dirlo? Perchè abbiamo l’aria di scusarcene? Perchè, gratta gratta, anche per noi l’immigrata non è come noi o nostra sorella. Poveretta: va trattata come una che sa meno […] Se ci obietta: voglio coprirmi da capo a piedi perchè così piace a mio marito piace così replichiamole: ma va là, sciocca, pensa con la tua testa. Finchè non lo faremo, gabelleremo per rispetto la tolleranza verso l’inferiore».

Un libro che costringe a pensare, dunque indispensabile. Anche per chi si è fatto “stregare” dal penultimo papa.

«A ragion veduta» a cura di Roberto Grandene e Valentino Salvatore

edizioni Nessun Dogma, 2026 392 pagine, 15 euro

(*) questa recensione è stata pubblicata – parola più, parola meno – sulle pagine libri dell’edizione italiana di «Le Monde Diplomatique» (in edicola ogni mese con il quotidiano «il manifesto»). 


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