Una frase che ognuno di noi avrà sentito centinaia di volte nei bar, al lavoro, sul bus. La cosa ridicola (anche se ci sarebbe da piangere!) è che, molto spesso, chi la pronuncia è un bottegaio, un artigiano, addirittura un “imprenditore”: cioè proprio quelli che NON le pagano, o le pagano in misura molto inferiore al dovuto. Infatti, come si evince dall’articolo in parte riprodotto qui sotto (da Il Fatto Quotidiano) chi paga l’85% delle tasse è il classico “proletario”, cioè il lavoratore dipendente o il pensionato ex dipendente. Non è uno scoop: si sa da sempre che la borghesia italiana (una delle più miserabilmente pidocchiose dell’Europa, e forse del mondo intero) paga pochissimo (o addirittura non paga) e piange continuamente miseria, chiedendo un giorno sì e l’altro pure soldi allo stato, alle regioni, all’UE, a chiunque. Soldi che i vari governi (non solo quello attuale dell’estrema destra) hanno sempre elargito generosamente, sia che il questuante si chiami Gianni Agnelli sia che sia il signor Brambilla della Brianza. La cosa che mi fa incazzare di più è che mentre i proletari sopportano senza (quasi) lamentarsi di essere spremuti come limoni (dopo aver già lasciato nelle tasche dei padroni il loro plusvalore), i borghesi (grandi, medi o piccoli non fa molta differenza) ci ammorbano l’esistenza coi loro lamenti continui. Tanto paga Pantalone (cioè il lavoratore dipendente). [FG]
L’Irpef svuotata: 11,3 milioni di contribuenti non versano nulla e 2 milioni hanno la flat tax. L’85% dell’imposta da dipendenti e pensionati
I dati delle dichiarazioni 2025 relative ai redditi 2024: il 32% del gettito dal 18,6% di contribuenti che si piazza tra i 35mila e i 70mila, il 19,2% da chi guadagna tra 26mila e 35mila euro (il 23% del totale). Meno del 2% dichiara oltre 100mila euro. Le troppe forme di prelievo alternativo (e più conveniente) riducono la base imponibile

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