Pubblichiamo da Brescia Antifascista. Senza commenti.

Festa di piazza. Le carte colorate, gli sguardi ben disposti a pirli (aperitivo bresciano) e chiacchierate.

I capi in testa con i labari e i distintivi sfavillanti che si sbracciano come dannati solo per sentirsi più importanti. Sale sul palco il più importante e fa presa sulla folla ringraziando carabinieri e polizia.

Tutti d’accordo, si può andare avanti come previsto dal programma, ci saranno anche i cantanti.

La gente applaude un po’ nervosamente per mascherare la delusione. Nessuno protesta, dopo 48 anni il 28 maggio è festa di piazza, si ringrazia la polizia e nessuna contestazione o slogan si leva contro lo stato che ha fatto le stragi. Il prete continua a fare il cerimoniere, le rappresentazioni posano il fiore sulla stele ed è tutto finito. Si smonta il palco in fretta e restano sparsi sulla piazzia i vuoti a perdere mentali abbandonati dalla gente. (libera interpretazione di Feste di Piazza di E. Bennato).

Purtroppo il 28 maggio è diventato questo. E nessuno ha gridato contro gli interventi vergognosi che da anni si sentono in piazza per questa strage atlantica di stato e fascista. Nel 1974 i politici più compromessi furono fischiati, oggi nulla. La normalizzazione dello scontro di classe, la pacificazione e il revisionismo storico sono la pratica quotidiana dei partiti politici, dei mezzi di comunicazione di massa e delle associazioni (particolarmente gravi quelle della Casa della Memoria con l’operazione “formelle” e quello dell’Anpi che continua a promuovere il libro anti-antifascista di A. Cominini “Il nazista e il ribelle”).

La piazza è vuota, tutte le piazze sono state sgomberate proprio come voleva la bomba, la memoria deve essere anche coscienza e lotta, non solo celebrazione e posa di corone, tolte le quali cosa resta in piazza?