Stasera, al cinema Eden, eravamo un centinaio ad assistere alla proiezione del film documentario di Massimo D’Orzi, Bosnia Express. La scelta della data non è stata casuale: esattamente 29 anni fa, il 29 maggio 1993, veniva assassinato, con altri due volontari, il compagno Guido Puletti (al quale, tra l’altro, è dedicato il circolo bresciano di Sinistra Anticapitalista). Il film non parla di quell’avvenimento, ma si interroga soprattutto sul ruolo nefasto delle superstizioni religiose (ortodossa, cattolica e islamica) nello scatenarsi del massacro bosniaco (e jugoslavo in generale, ma potrebbe essere esteso al resto del mondo), ed in particolare sulle responsabilità delle gerarchie locali (a mio avviso soprattutto ortodosse e cattoliche) nella guerra. Con uno sguardo concentrato sul mondo femminile, in una continua contrapposizione tra l’istinto vitale (secondo il regista, mi sembra, particolarmente legato al genere femminile) e quello di morte. Eros versus thanatos, insomma. Molto delicato, con momenti ed immagini quasi poetiche, piuttosto chiaro nel discorso di fondo, senza essere una specie di “manifesto anti-religioso”. Se qualcuno si aspettava un film-denuncia (magari sulle responsabilità dei vari paesi capitalisti, o dei burocrati ex-titoisti, o sugli interessi materiali delle classi dominanti locali) può essere rimasto deluso. Ma lo scopo dichiarato del regista, come ha detto lui stesso nella presentazione e nel successivo dibattito, era appunto affrontare UN aspetto della questione, e non dar vita ad un film-saggio di tipo storico-politico a tutto campo. Il ricordo di Guido e degli altri due volontari è stato affidato ad Agostino Zanotti (uno dei due – l’altro è Cristian Penocchio – sopravvissuti all’eccidio) che ha parlato brevemente del nostro compagno. Definendolo, come recita la lapide sulla sua tomba al Vantiniano, un “martire della pace”. Non so se Guido, militante comunista internazionalista, avrebbe gradito questa definizione. Ma nutro molti dubbi. Lui che, come tutti noi, sosteneva, da buon antimilitarista (e non “pacifista”), che non doveva esserci “nessuna guerra tra i popoli”, ma pure “nessuna pace tra le classi”. In Bosnia, Jugoslavia, Ucraina, Russia, come in ogni parte del mondo.

FG