di Francesco Locantore

Il 13 aprile scorso si è tenuta a Firenze una assemblea nazionale convocata dalle aree sindacali Riconquistiamo tutto! e Democrazia e Lavoro in Cgil per cominciare un percorso che porterà alla presentazione di un documento alternativo al prossimo congresso della Cgil.

Le due aree sindacali avevano già trovato una convergenza negli ultimi mesi nella denuncia della mancata volontà della segreteria Cgil di continuare la lotta dopo lo sciopero generale del 16 dicembre scorso. Nella conferenza di organizzazione della Cgil culminata a Rimini a febbraio, le due aree hanno votato contro le 11 tesi della segreteria con una dichiarazione di voto comune, aprendo una battaglia in particolare sulla scheda n. 6, che pretende di vincolare i delegati e i funzionari sindacali alla firma degli accordi votati dai lavoratori, eliminando così il diritto al dissenso e rompendo il legame tra i rappresentanti sindacali e i lavoratori che li hanno eletti.

All’assemblea ha deciso di partecipare anche l’area programmatica delle Giornate di marzo, che si era staccata da Riconquistiamo tutto nel 2020, ma che oggi si dichiara di nuovo disponibile ad un percorso congressuale comune, rafforzando così la battaglia del documento alternativo.

La scelta di tenere l’assemblea a Firenze non è casuale. Nella relazione di Eliana Como, portavoce di Riconquistiamo tutto! e poi negli interventi dei delegati della GKN la lotta contro i licenziamenti e le delocalizzazioni, cominciata il 9 luglio dello scorso anno, è stata richiamata come esempio di un altro modo di fare sindacato, della conflittualità di cui ci sarebbe bisogno e che la segreteria della Cgil cerca invece di sopprimere, dell’unità delle lotte, della solidarietà di classe e della convergenza tra i settori sociali in mobilitazione, del movimento ambientalista, del movimento ambientalista, del movimento femminista e del movimento per la pace. Questa battaglia congressuale si inserisce nello stesso percorso dello sciopero per il clima del 25 marzo e della manifestazione nazionale del 26 convocata a Firenze dal collettivo di fabbrica della GKN e che vedrà una prossima importante scadenza il 15 maggio con l’assemblea nazionale Insorgiamo per il rilancio del movimento.

Il richiamo alla manifestazione del 26 marzo ha percorso tutto il dibattito, con numerosi interventi che hanno ribadito lo schieramento delle aree presenti contro l’aggressione imperialista decisa da Putin contro l’Ucraina e contro la spirale interventista dei governi europei e della Nato.

L’impegno comune è quello di costruire una battaglia congressuale per recuperare le radici del sindacato, mettendo in discussione la burocrazia Cgil e i decenni di concertazione, di sottomissione ai governi amici, di verticalizzazione dell’organizzazione, di allontanamento dai movimenti sociali in nome di una male intesa “unità”. L’unità proposta da Landini non è quella della classe, a partire dai suoi interessi inconciliabili con quelli dei padroni, ma l’unità di vertice con le burocrazie di Cisl e Uil, fino alla riproposizione del sindacato unico con quei soggetti che boicottano sistematicamente le lotte e gli scioperi.

Le ragioni dello sciopero del 16 dicembre sono ancora tutte in piedi. Il governo ha presentato un documento di economia e finanza che taglia i servizi pubblici per finanziare le spese militari. L’esperienza della pandemia non ha insegnato niente, anziché rifinanziare massicciamente sanità e scuola, si continua a impoverire questi settori. L’aumento delle bollette e il carovita stanno erodendo i miseri aumenti contrattuali delle ultime tornate di rinnovi. E’ necessario strappare il patto per la fabbrica e il riferimento all’indice IPCA per i prossimi rinnovi, serve l’introduzione di un salario minimo legale agganciato alla contrattazione e un meccanismo di adeguamento automatico dei salari e delle pensioni all’inflazione come era la scala mobile. Intanto continuano ad incalzare i licenziamenti, sbloccati troppo presto anche con il consenso della stessa segreteria Cgil. Serve una lotta per la tutela dell’occupazione, il divieto delle delocalizzazioni, la redistribuzione del lavoro attraverso la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario. Serve una battaglia per la sicurezza sul lavoro, non è accettabile che in media ci siano tre omicidi sul lavoro ogni giorno, bisogna rompere il ricatto della precarietà.

Queste sono alcune delle ragioni emerse nel dibattito, che rendono necessaria la presentazione di un documento alternativo al congresso della Cgil, una difficile battaglia che va condotta coinvolgendo dal basso le militanti e i militanti del sindacato.

Alla fine l’ordine del giorno che dà mandato agli esecutivi delle aree programmatiche presenti in assemblea di redigere una bozza di documento alternativo è stato votato a larga maggioranza dall’assemblea, che tornerà a riunirsi nelle prossime settimane, prima che il documento sia presentato ufficialmente al direttivo nazionale della Cgil.

Per quanto ci riguarda saremo pienamente impegnati in questo percorso congressuale, sostenendo il documento alternativo al congresso della Cgil, in modo da portare nelle assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori un punto di vista indipendente della classe lavoratrice, per stimolare la ripresa di protagonismo di un nuovo movimento operaio, per costruire un pezzo del sindacalismo di classe di cui c’è urgente bisogno in questa epoca storica, per contribuire alla costruzione di un più ampio movimento anticapitalista, femminista, libertario, pacifista ed ecosocialista.