Mentre tutti gli occhi sono puntati sulla tensione tra USA e Russia per il presunto rischio di un’escalation in Ucraina, nessuno si accorge che il vero pericolo di guerra viene da San Marino. Secondo il S.I.M.I. (Servizio di Intelligence Militare Internazionale) dalla repubblica romagnola giungono inquietanti segnali. Alcuni mesi fa, alla chetichella, San Marino ha cominciato un rapido quanto inatteso (per chi sottovaluta l’imperialismo sammarinese) riarmo. Sono stati acquistati oltre 1200 euro di armi, tra baionette, pugnali, alcune pistole a tamburo e ben 13 fucili a retrocarica (modello Chassepot, quello che portò alla sconfitta Garibaldi di fronte alle truppe francesi), oltre a varie decine di mazze da baseball. Il progetto espansionista pare essere centrato sull’ipotesi di invasione del comune di Verrucchio, confinante con la Repubblica ma appartenente all’Italia, ma non si esclude (a dire degli esperti del SIMI) che si punti addirittura su Rimini. Infatti, nelle ultime settimane, si è notato un massiccio spostamento di truppe sammarinesi verso il confine nordorientale della Repubblica, proprio in direzione di Rimini. Non sfugge a nessuno il grave rischio che correrebbe il turismo romagnolo (e più in generale adriatico) nel caso di uno sfondamento delle preponderanti forze sammarinesi in direzione Rimini. Tagliata in due l’Italia adriatica, sarebbe impossibile la comunicazione stradale e ferroviaria tra Venezia (e Trieste) e Ancona, Pescara e Bari. Ciò renderebbe impossibile anche il transito dei TIR montenegrini, albanesi e greci che, sbarcati a Brindisi, Bari o Ancona, volessero raggiungere la zona più industrializzata d’Italia. Infatti i ministri degli esteri dei tre paesi (pare anche quello turco) sembra abbiano chiesto un incontro con Di Maio per valutare la situazione, in vista di una riunione d’emergenza del consiglio di sicurezza dell’ONU. Sia detto en passant, ma per chi vive a Rimini o più a nord sarebbe impossibile andare nelle discoteche di Riccione, situate a sud della prevedibile linea di attacco. In attesa di sviluppi, che speriamo portino il regime sammarinese a valutare la possibilità di una via diplomatica (è noto che da almeno 8 secoli S. Marino cerca uno sbocco al mare) magari basata sulla condivisione della gestione del porto di Ravenna, invitiamo tutti alla massima vigilanza. Anche perché si teme il classico effetto domino, che veda l’allargamento del possibile conflitto anche al Liechtenstein, al Principato di Monaco e ad Andorra.

Feicnius