Non sfugge a nessuno l’importanza dei risultati delle elezioni nel paese chiave d’Europa: demograficamente, economicamente (e sempre più anche politicamente, nonostante l’eredità della sconfitta dell’imperialismo tedesco nella II guerra mondiale pesi ancora sui rapporti di forza) il nostro vicino a nord delle Alpi condiziona la vita politica continentale. Se ieri, sulla base delle proiezioni, avevo parlato di una certa “svolta a sinistra” (in linea coi dati del Nord Europa degli ultimissimi anni), oggi, coi dati ufficiosi pubblicati, non posso che sottolineare ulteriormente questa impressione. Qualche compagno mi ha scritto (vedi anche il commento di Corpus 2020 all’articolo precedente), cercando di ridimensionare quello che gli è apparso come un eccesso di ottimismo. Secondo questi compagni, più che di una vittoria della sinistra si tratterebbe di una sconfitta della destra, visto che, se è innegabile il vistoso arretramento dello schieramento conservatore, il fatto che la sinistra “radicale”, la Linke, sia uscita malconcia da queste elezioni, renderebbe ardua la valutazione di una “svolta a sinistra”. Ma prima di continuare con questa riflessione, diamo i numeri.

SPD: 11,950 mila voti (+2,4 milioni); Verdi: 6,848 mila voti (+2,7 milioni); Die Linke: 2,270 mila voti (-2 milioni); Altri (Animalisti, vegani, pirati, marxisti-leninisti, ecc.): 1,430 mila voti (+0,5 milioni). In totale la “sinistra”, dai moderati ai “radicali”, passa da 19 milioni ad oltre 22,5 milioni, superando il 48% (oltre 7 punti in più del 2017).

CDU-CSU: 11,174 mila (-4,2 milioni); Liberali (FDP): 5,317 mila (+300 mila); Afd (estrema destra): 4,802 mila (-1,1 milione); Altri (Liberi elettori, gruppetti neonazi, ecc.): 1,3 milioni (+0,5 milioni). In totale, quindi, la destra, compresa l’ala estremista, ottiene un po’ meno di 23 milioni di voti, poco più della sinistra, perdendone circa 5 milioni, andati verso sinistra o, in piccola parte, verso nuove formazioni difficilmente inquadrabili, caratterizzate da progetti politici localistici e/o confusi.

Ora, che la destra perda quasi 5 milioni di voti (compresi 1,2 milioni persi dall’estrema destra, AfD, neonazisti, ecc, tutti in calo) e che lo “schieramento progressista” (chiamiamolo così, per non scomodare la Sinistra) cresca di oltre 3 milioni e mezzo, mi sembra un dato obiettivo che può essere definito “svolta a sinistra”. Certo, avrei preferito anch’io che il vincitore fosse stata la Linke (e perché no, magari gruppi ancora più “radicali”) e non una rediviva (fino a quando?) socialdemocrazia impantanata nella peggiore collaborazione di classe! Ma non possiamo giudicare questi “movimenti” d’opinione solo sulla base della linea politica dei gruppi dirigenti. Se così fosse, avremmo dovuto considerare morta la SPD, per la sinistra, fin dai tempi del boia di Berlino, Gustav Noske (1919), e prima ancora dai tempi dello sciagurato voto del 4 agosto 1914! In realtà le cose sono molto più complesse: è molto probabile che la stragrande maggioranza di quei 12 milioni di tedeschi che hanno votato SPD (e scommetto pure dei quasi 7 milioni che hanno votato “verde”) si sentano “di sinistra” o quantomeno “progressisti”, e intendano contrapporsi, per lo meno nelle urne, ai conservatori liberal-democristiani e all’estrema destra razzista (che per fortuna, come in tutto il Nord Europa, sembra in declino). Non è sufficiente, lo sappiamo benissimo: ma non è un dato da sottovalutare. L’irresistibilità presunta dell’ascesa della destra, che sembra aver ipnotizzato la sinistra italiana (e non solo), si conferma anche a Berlino come un mito costruito in gran parte dai mass-media. Forse, invece di piangerci addosso, dovremmo rimboccarci, per l’ennesima volta, le maniche.

Flavio Guidi

P.S. Il dato delle grandi città (da Berlino ad Amburgo, da Brema a Francoforte, da Monaco a Stoccarda) vede quasi ovunque una vittoria dei Verdi, con discreti risultati per la Linke (come a Berlino o a Lipsia), mentre la destra scivola in basso, intorno al 30-35% dei voti, con un’estrema destra ridotta ad una cifra. Un altro elemento che induce all’ottimismo.