(Gianni Sartori)

Coincidenza o conseguenza? O forse “sincronicità”?
Comunque sia, verrebbe proprio da cogliere un collegamento.

Risaliva al primo luglio la notizia – fornita dal giornalista Humeyra Pamuk della Reuter – che forse per la prima volta nella Storia un membro della Nato (guarda caso, la Turchia) veniva accusato dal dipartimento di Stato statunitense e inserito nella lista dei Paesi che utilizzano bambini come soldati. Nel caso di Ankara si tratta di una banda di islamisti (“La divisione Sultan Murad”) suoi alleati che avrebbero sistematicamente arruolato a forza minorenni in Siria (anche bambini curdi in Afrin) e in Libia.
Quasi contemporaneamente veniva ripristinato – con la garanzia di autenticità – la pagina Facebook delle YPG (Yekineyen Parastina Gel, le Unità di difesa del popolo), soppressa nel 2015 su richiesta della Turchia.
Identica procedura per YouTube. Come si legge in un comunicato dell’Ufficio-stampa delle YPG “canale attivo dal 2013, è una delle poche fonti in linea dell’archivio di informazioni visive sulla rivoluzione in Rojava e sulla lotta del popolo curdo contro Daesh e i regimi turco e siriano”.
In sostanza possiamo dire che finalmente “YouTube e Facebook hanno reso giustizia alle YPG”.

Gianni Sartori