UN TEMPO SENZA STORIA
«Sfregiato il monumento dedicato a Comasco Comaschi a Cascina»


Recentemente Adriano Prosperi in un bel libro dal titolo «Un tempo senza storia» ha lanciato il grido d’allarme sulla perdita di memoria collettiva e sulla crescita dell’ignoranza in riferimento alla nostra storia. Nella realtà italiana di oggi c’è un passato che sembra dimenticato. E il peso dell’oblio è qui forse più forte che altrove.

Di questo fenomeno si hanno testimonianze quotidiane che provengono da ogni luogo del nostro Paese. Nei giorni scorsi, ad esempio, la stampa locale ha riportato la notizia dello sfregio nei confronti del monumento in ricordo di Comasco Comaschi a Cascina. La bravata di questi ignoti «signori», non sappiamo se consapevoli o meno di ciò che stavano compiendo, ha colpito uno dei simboli della prima resistenza al fascismo di Cascina.

Chi era Comasco Comaschi? Nasce a Cascina il 27 ottobre 1895 da Ippolito e Virginia Bacciardi, maestro d’arte ed ebanista. Cascina all’epoca è una cittadina la cui economia si basa su una folta presenza di piccoli artigiani del legno e dove l’associazionismo operaio è stato vivace fin dall’Unità d’Italia. È in questo ambiente e anche sotto la guida del padre Ippolito, già militante nel locale movimento anarchico dagli anni Ottanta, che il giovane Comasco matura quelle idee libertarie che lo portano ad un forte impegno sociale. È tra i promotori della locale sezione della Pubblica Assistenza, stimato insegnante alla Scuola d’arte di Cascina, nonché abile artigiano ebanista. Il gruppo libertario di Cascina guidato da Comasco è molto attivo, come ricordano alcuni militanti comunisti tra cui Ideale Guelfi volontario nella guerra di Spagna, che in una loro testimonianza, rilasciata nel 1980, dichiarano che negli anni del Primo dopoguerra a Cascina gli “anarchici erano molto forti” e «Umanità nova» (il quotidiano anarchico diretto da Errico Malatesta) era “l’unica stampa di sinistra diffusa” nel territorio. Dopo le lotte del Biennio rosso, con l’affermarsi nella provincia dello squadrismo fascista, Comasco diventa, per la sua militanza coerente e coraggiosa, il naturale leader della sezione di Cascina degli Arditi del popolo.

Nell’agosto del 1921, durante la cerimonia di fondazione del fascio di Cascina al Teatro comunale, interviene per far sentire la voce dissenziente e ferma degli anarchici e degli antifascisti locali sventolando in segno di sfida la “bandiera nera del Gruppo anarchico”; nel medesimo anno difende da solo alcuni suoi allievi dalle minacce velleitarie di un gruppo di fascisti. La situazione politica e dell’ordine pubblico di Cascina, soprattutto per quanto riguarda la convivenza tra carabinieri e fascisti, è talmente grave a causa delle continue violenze squadristiche che il capo di gabinetto degli Interni, il 22 gennaio 1922, invia un telegramma al prefetto di Pisa nel quale, tra le molte cose, sottolinea che i militi della stazione dei Carabinieri di Cascina “malgrado disposte revoche consentirebbero illecito porto arma fascisti con cui fraternizzerebbero”.

All’inizio del 1922 Comasco subisce una prima aggressione da parte dei fascisti dalla quale si difende energicamente. La sera del 19 marzo 1922, dopo aver partecipato a una riunione in località Marciana, Comasco fa ritorno a casa accompagnato in calesse da altri tre anarchici quando, nei pressi del Fosso Vecchio, cade in un agguato tesogli da un gruppo di fascisti nascosti nella campagna adiacente che sparano diversi colpi di arma da fuoco. Il militante anarchico colpito alla testa muore immediatamente mentre i compagni lo trasportano a Cascina presso la sede della Pubblica Assistenza.

Le indagini della Questura di Pisa e dei carabinieri si indirizzano subito verso un gruppo di fascisti del luogo di cui sette vengono fermati nei giorni seguenti ma senza nessuna concreta risultanza, tanto che tutti saranno poi gradualmente rimessi in libertà. Tra di loro c’è uno degli esecutori dell’omicidio, Orfeo Gabriellini, il quale solo nel Secondo dopoguerra sarà condannato insieme a Dante Bertelli e ad altri a pene variabili dai due ai dieci anni.

Il giorno seguente la morte di Comasco tutta Cascina è in lutto, uno sciopero spontaneo di protesta e la chiusura di tutti i negozi per lutto fanno piombare la cittadina in uno stato di profonda prostrazione mentre i maggiori quotidiani come «La Nazione» e l’«Avanti!» riportano la cronaca dei fatti (21 mar. 1922). I funerali di Comasco, davanti ai quali prendono la parola per l’ultimo saluto Gusmano Mariani, Pilade Caiani e il sindaco di Cascina, Giulio Guelfi, rappresentano per la cittadina toscana l’ultima libera manifestazione, alla quale partecipano molti cittadini e lavoratori, prima dell’avvento definitivo del fascismo.

«Umanità nova» racconta che “Cascina era tutta parata in rosso e nero. Il corteo funebre ha attraversato le vie seguito da enorme folla commossa e piangente. Dalle finestre piovevano fiori, gettati da mani gentili, sulla cassa del martire. Oltre 60 corone seguivano il corteo funebre. Ogni classe di cittadini, senza distinzione di partiti, si è unita alla manifestazione di cordoglio e di protesta” (La manifestazione di cordoglio per il compagno Comaschi assassinato a Cascina, 26 apr. 1922).

Anni dopo Gusmano Mariani, in un commosso ricordo di Comasco, scrive: “fondatore di un attivo Circolo operaio in cui aleggiava lo spirito libertario, con sala di lettura e biblioteca” era un “giovane pieno di grande bontà, che nutriva tanto amore per i piccoli, questo spirito di artista, questo appassionato organizzatore, questo assertore del principio di solidarietà, era anche pieno di ardimento, era anche un ribelle” (Date fiori ai ribelli caduti…, «Seme anarchico», mar. 1961).

Il 19 marzo 1961 il popolo di Cascina e gli anarchici nella piazza della mostra artigiana pongono, in ricordo di Comasco, un busto dello scultore F. Morelli, con una partecipata manifestazione nel corso della quale parlano agli astanti l’anarchico Alfonso Failla e il comunista Remo Scappini (Biografia estratta dal Dizionario biografico degli anarchici italiani).

Il prossimo anno ricorreranno i cento anni dall’assassinio di Comasco Comaschi: facciamo in modo che gli stolti capiscano il valore del suo sacrificio e che il popolo di Cascina sappia onorarlo degnamente.

Biblioteca Franco Serantini – Istituto di storia sociale, della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Pisa
Associazione amici della Biblioteca Franco Serantini
Ghezzano, 2 luglio 2021