Un giorno dopo la prima conversazione telefonica ufficiale tra il nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, l’esercito turco ha lanciato un’invasione su vasta scala nel Kurdistan meridionale / Iraq settentrionale. Dopo aver lanciato nella notte del 24 aprile un’operazione aerea e di terra nelle aree di Metîna e Avaşîn, in mano alle forze di guerriglia, l’esercito turco ha ampliato l’area delle operazioni alla regione di Zap.

Sono stati segnalati pesanti attacchi aerei e scontri militari tra l’esercito turco e le forze di guerriglia del “Partito dei lavoratori del Kurdistan” (PKK) di stanza nella zona. L’ultima offensiva militare turca nel Kurdistan meridionale si è svolta nel febbraio di quest’anno nell’area di Garê ed è stata interrotta dopo quattro giorni. I giornalisti della regione hanno interpretato l’improvvisa fine dell’operazione come una sconfitta militare dell’esercito turco contro il PKK. L’attuale invasione turca del Kurdistan meridionale è stata lanciata nella giornata mondiale della commemorazione delle vittime del genocidio di armeni, assiri, greci, aramei, yezidi e di altri popoli dell’Asia Minore. È significativo che proprio nel 106 ° anniversario del genocidio, i curdi debbano lottare contro il panturchismo e per la loro esistenza. Il regime turco intende chiaramente espandere l’occupazione militare del Kurdistan meridionale, nonostante l’aperta violazione del diritto internazionale.

Questo perché la crescente resistenza curda rimane il più grande ostacolo per l’espansionismo neo-ottomano della Turchia nel Kurdistan meridionale e nella Siria settentrionale e orientale. Il governo turco sta cercando di risolvere la sua crisi interna con le proprie politiche espansionistiche come possiamo vedere in Libia, Siria, Nagorno-Karabakh e ora la recente invasione del Kurdistan meridionale. L’economia turca è in una profonda recessione e, secondo i sondaggi di opinione, il partito al governo AKP sta perdendo consensi. Con il ritiro dalla Convenzione di Istanbul e la procedura di chiusura contro il “Partito democratico dei Popoli” (HDP), gli ultimi pezzi di democrazia e diritti umani rimasti in Turchia verranno distrutti.

L’ultima visita in Turchia del presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel all’inizio di aprile, avrebbe potuto offerire l’opportunità di sollevare la questione dei diritti umani e del diritto internazionale in Turchia. Ma i diritti umani, la democrazia, l’amministrazione forzata, la questione curda in Turchia, la messa al bando di HDP, il tentativo di mettere a tacere l’intera opposizione, il ritiro della Convenzione di Istanbul, i femminicidi, la povertà crescente, le decine di migliaia di prigionieri politici non sono state viste come priorità dell’UE e del Consiglio d’Europa. Il fatto che gli interessi economici reciproci siano posti al di sopra di tutti i problemi fondamentali, ha mostrato ancora una volta il vero volto delle istituzioni europee. Il governo di Erdogan attualmente può rimanere solo al potere e continuare le sue politiche antidemocratiche e repressive, così come la guerra in Kurdistan, con il sostegno dell’UE.

La tolleranza che l’UE, il Consiglio d’Europa e il governo europei stanno dimostrando nei confronti del governo AKP-MHP, mentre ignora i principi universali dei diritti umani e della democrazia, è la ragione principale per la continuazione della guerra contro la società curda e la mancanza di soluzione della questione curda. L’attuale invasione militare non può essere condotta da solo dallo Stato turco e dipende dall’assistenza internazionale soprattutto da parte dell’UE, degli Stati Uniti e della NATO. Il servizio formale e l’assenza di reali sanzioni contro la Turchia sono come una licenza allo stato turco per continuare la sua aggressione militare, la politica di occupazione e la pulizia etnica e di continuare a violare le convenzioni sui diritti umani e il diritto internazionale.

L’UE, il Consiglio d’Europa e i governi europei continuano a svolgere un ruolo importante nella risoluzione della questione curda e nell’istituzione di una vera democrazia in Turchia.

Chiediamo quindi alle istituzioni internazionali e alla comunità internazionale di costringere lo Stato turco ad attenersi al diritto internazionale. Chiediamo alla comunità internazionale e alla società civile di unirsi alla nostra protesta e chiedere il ritiro incondizionato e immediato di tutte le forze turche dal Kurdistan meridionale e dalla Siria settentrionale e orientale!


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