Oggi pomeriggio, nonostante le misure anti-covid basate sul distanziamento (ovviamente destinate ad essere applicate soprattutto in caso di manifestazioni e socialità extra-lavorativa in genere, perché per i luoghi di lavoro non se ne parla neanche), molte centinaia di compagne e compagni hanno riempito prima Piazza Rovetta e, dalle 16,30 circa, il Carmine, più o meno nella stessa zona dove negli anni precedenti (ma non nel 2020) si svolgeva la tradizionale e multitudinaria “pastasciuttata antifascista”. Complice la giornata quasi estiva, o la voglia di rivedersi di persona dopo mesi di confinamento, la partecipazione è stata ampiamente al di sopra delle aspettative (per lo meno delle mie). Abituati da un anno e mezzo agli striminziti presidi statici in cui ormai ci si conta a decine, è stato piacevole vedere gran parte del “popolo di sinistra” di nuovo in piazza insieme, grazie soprattutto al lavoro dei compagni della sezione ANPI “Caduti di Piazza Rovetta” (quella del Carmine). Difficile dare cifre (in un presidio la gente va e viene) ma credo di non essere lontano dal vero se stimo in almeno un migliaio le persone presenti alle due scadenze (non considero qui, per l’indubbio scarso interesse, l’iniziativa istituzionale tricolorata in Piazza Loggia). Numerosi gli interventi (almeno una ventina) sia politici che musicali. Tra gli altri ha parlato anche un compagno di Sinistra Anticapitalista, per ricordare il contemporaneo appuntamento a Barcellona (vedi articolo del 21 aprile su questo blog) e il legame tra la resistenza antifascista (socialista, comunista, anarchica, repubblicana) iniziata nel 1919, quella dei volontari antifascisti nella guerra civile spagnola e quella del 1943-45. La “festa” antifascista è continuata fin verso le 20 davanti al cinema Eden, al Carmine, dove centinaia di giovani si sono concentrati e hanno festeggiato con canti antifascisti e rivoluzionari, danze e ….birra. Devo dire che vedere e sentire molte decine di giovani cantare l’Internazionale (persino in francese!), Fischia il Vento, Addio Lugano Bella o Hasta Siempre mi ha rincuorato. Non ricordo il tempo (ben prima della maledetta pandemia) in cui si potevano sentire dei trentenni (e persino dei ventenni!) cantare a squarciagola inni e canzoni che appartenevano ai miei padri o nonni e che temevo ormai completamente sepolte, nel migliore dei casi, dai rap, e nel peggiore, dall’immondizia techno. Anche così passa il testimone tra le generazioni di compagni. Un appunto un po’ più malinconico: ho visto le immagini dei cortei di Roma e di Bologna (molto numerosi). Perché a Brescia ce ne siamo stati buonini, stanziali, più o meno ubbidienti al diktat ufficiale? Un corteo sarebbe stato sicuramente numeroso, colorato e combattivo. Ma si sa, noi bresciani siamo molto “disciplinati”.

V.S.