Oggi, per l’ennesimo presidio di protesta contro la base militare italiana (nucleare) di Ghedi, circa 150 compagne e compagni si sono ritrovati, davanti all’entrata principale del “mostro”. Non molti, dirà qualcuno. Purtroppo è vero: ma in tempi di pandemia e riflusso non è poi così male. Come dice Beppe Corioni (Centro Sociale 28 maggio di Rovato), uno dei principali organizzatori della scadenza, sono almeno il doppio di ciò che ci si aspettava, visti i tempi bui. Numerosi gli interventi, dopo quelli iniziali di Eugenia Foddai e Beppe Corioni, entrambi del CS 28 maggio. Da Giorgio Cremaschi, per Potere al Popolo, a Dino Greco (Rifondazione Comunista), da Lamberto Lombardi (PCI) a Sauro Di Giovambattista (Sinistra Anticapitalista), a Luigino Beltrami, storico esponente della battaglia antimilitarista nella nostra città. Se posso fare un appunto critico (senza voler alimentare polemiche poco utili) ci sono stati un po’ troppi accenni ad una presunta “mancata sovranità” dell’imperialismo italiano (ovviamente declinato in termini di “colonizzazione” dell’Italia, senza aggettivi né determinazioni classiste, da parte degli USA). Un “sovranismo” più o meno latente che, figlio della cultura togliattiana dell’Italia imperialista “stracciona”, finisce per fornire oggettivamente alibi alle malefatte del capitalismo tricolore, che ne ha combinate di cotte e di crude, a partire dalla fine del XIX secolo, un po’ ovunque, in Africa, in Europa e nel Medio Oriente. E che continua sulla stessa maledetta strada, sempre più spudoratamente, negli ultimi 30 anni. Nel suo intervento Sauro Di Giovambattista ha sottolineato, un po’ controcorrente rispetto agli altri compagni intervenuti, le responsabilità del “NOSTRO” imperialismo, anche attuali, e il fatto che la base di Ghedi, vera “polveriera” nucleare a pochi passi da Brescia, non sia più né USA, né NATO, ma a comando totalmente italiano. E ha ricordato l’escalation degli interventi italiani, a partire dalla prima guerra del Golfo, nel 1991. Un richiamo ad un internazionalismo coerente, a 360 gradi, che non faccia sconti a NESSUN IMPERIALISMO, sia questo USA, euro-occidentale o italiano. E, aggiungo io, neppure russo o cinese.

Flavio Guidi