Quando arriviamo al salone “Dumbo”, di Bologna, verso le 10 di mattina, la sala è già abbastanza piena. Fuori ci sono i diffusori di giornali e riviste di molti gruppi e gruppetti dell’estrema sinistra, come sempre in queste occasioni. Ma quando iniziano i lavori, verso le 10,30, l’impressione che questa prima “Assemblea dei lavoratori combattivi” sia un riflesso abbastanza fedele del titolo un po’ pretenzioso che si è data comincia a prendere forma. I circa 400 presenti (dei quali una sessantina interverranno nel dibattito, prolungatosi fino ad oltre le 17) appartengono un po’ a tutte le categorie del lavoro salariato: metalmeccanici (in maggioranza dell’opposizione di sinistra nella FIOM-CGIL), lavoratori della logistica (in maggioranza del SiCOBAS), della scuola, dei call center, braccianti, vigili del fuoco, dei trasporti, precari di ogni ordine e grado, ecc. Moltissimi gli immigrati (ad occhio e croce almeno un terzo dell’assemblea, se non di più), molti dei quali interverranno durante la discussione (uno, proveniente dalla Puglia, anche in francese, non avendo avuto ancora il tempo di imparare a sufficienza l’italiano). Il grosso appartiene alle tre realtà all’origine di questa iniziativa (SiCOBAS, SGB, opposizione di sinistra della CGIL), ma numerosi sono anche i lavoratori appartenenti ad altre sigle della galassia “di base” (SLAI Cobas, CUB, SIAL COBAS, USB, Cobas, CLA, ecc.). Alcuni intervengono per raccontare la loro storia di sfruttamento e oppressione, altri (soprattutto i “dirigenti”) cercano di approfondire l’analisi della fase attuale dell’offensiva capitalistica contro i lavoratori e avanzano proposte per superare l’attuale frammentazione e debolezza della risposta “proletaria” (era da tempo che non sentivo una tale abbondanza di termini tipici di una cultura e di una tradizione troppo spesso “dimenticata” anche a sinistra, come “proletariato”, “classe operaia”, “borghesia”, “composizione organica del capitale”, “caduta del saggio di profitto”, ecc. ecc.). C’è chi interviene col tono trascinante, da comizio, tipico del sindacalista di lunga lena, e chi parla timidamente del suo vissuto personale. Praticamente tutti gli interventi convergono su un fatto, che sembra essere il leitmotiv di questa assemblea: basta col rinchiudersi nell’orticello, con l’autoreferenzialità di sigla, col muoversi in ordine sparso, mentre l’avversario di classe è sempre più unito e sicuro di sé nella guerra dichiarata ai proletari, in Italia, in Europa e in tutto il mondo. Prende forma a poco a poco la proposta di un vero e proprio “fronte unico sindacale” (come si vede nella mozione finale che pubblichiamo in basso), che veda in questa prima assemblea il punto d’inizio di un percorso da proporre innanzitutto a tutti i lavoratori, ma anche ai sindacati di base (e all’intera Opposizione di sinistra CGIL) che oggi non erano presenti o lo erano in forma più o meno individuale. Coscienti che, dopo le numerose “false partenze” degli scorsi anni, non sono possibili scorciatoie e atteggiamenti strumentali, che farebbero abortire il progetto ancor prima di nascere. E senza chiedere a nessuno di rinunciare alla propria identità politico-sindacale. Una determinazione che deve accompagnarsi ad un paziente lavoro di ricucitura, di apertura a tutto campo, che sappia fare i conti con la “ruggine” accumulata, con i più o meno legittimi sospetti di volontà egemonica, in vista di una mobilitazione unitaria (a partire dalle mobilitazioni di Modena del 3 ottobre contro la repressione e della giornata del 24 ottobre) che possa portare ad un vero sciopero generale unitario (di cui giustamente non si è voluta fissare la data per permettere il coinvolgimento di tutti i soggetti sindacali disponibili a mettersi in gioco). Un percorso tutto in salita, a mio modesto avviso, che vedrà nei prossimi giorni un primo banco di prova con l’articolazione di assemblee su base provinciale, per tentare da subito di coinvolgere tutte le forze sindacali disponibili a lavorare a questo progetto di ricomposizione unitaria. Come si usa dire in casi come questo, “se son rose fioriranno”.

Flavio Guidi

MOZIONE CONCLUSIVA DELL’ASSEMBLEA

DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI COMBATTIVI/E

L’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre 2020 a Bologna assume il testo e i propositi contenuti nell’appello d’indizione.

Gli scenari delle ultime settimane confermano come la perdurante crisi sanitaria esasperi una crisi strutturale dell’economia capitalistica, con un impoverimento generalizzato e un peggioramento delle condizioni di vita per milioni di lavoratori e lavoratrici (esacerbando anche le pessime condizioni di salute e sicurezza, con il tragico ripetersi di continui infortuni e morti sul lavoro). Il prossimo termine della moratoria sui licenziamenti e la sempre più pressante offensiva padronale su questo terreno ne sono un segno evidente.

La Confindustria di Bonomi, il governo Conte (prono agli interessi del padronato) e l’UE (ambito di mediazione degli interessi della borghesia continentale) stanno usando l’emergenza per ottimizzare i profitti e socializzare le perdite, anche alimentando il razzismo sul piano culturale e su quello istituzionale. In questo quadro, le richieste di patto sociale (sostenute da Recovery Plan e un’espansione del debito che ricadrà su lavoratori e classi popolari) nascondono il sostegno alle ristrutturazioni produttive e l’aumento dello sfruttamento, oggi richiesti dal padronato.

All’attacco a salari e diritti dobbiamo allora contrapporre una piattaforma generale di lotta che su scala nazionale e internazionale sappia rilanciare le parole d’ordine storiche del movimento operaio: 1. riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario; 2. patrimoniale sulle grandi ricchezze per far pagare la crisi ai padroni; 3. salario medio garantito a tutti i proletari occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame; 4. eliminazione del razzismo istituzionale a partire dall’abolizione delle attuali leggi sull’immigrazione e da una regolarizzazione di massa slegata dal ricatto del lavoro.

È quindi evidente che la risposta sindacale non può limitarsi a una mera difesa sul piano aziendale o di categoria, ma deve porre le basi di una controffensiva di massa, capace di parlare all’insieme della classe e di mobilitarla in nome dei suoi interessi generali.

Occorre riprendere l’iniziativa sui CCNL: da una parte il loro mancato rinnovo, dall’altra il perpetuarsi del patto di fabbrica (con l’estensione del welfare aziendale) imporrebbero infatti il dominio della contrattazione locale, le gabbie salariali, una liberalizzazione del caporalato istituzionalizzato.

Il settore della scuola, della sanità, del trasporto pubblico, come quello più generale dei diritti sociali, saranno in questi mesi un banco di prova in tal senso. Serve la stabilizzazione dei precari e l’internalizzazione degli appalti, un piano straordinario di ricostruzione dei servizi universali contro ogni autonomia differenziata che divide i lavoratori.

La dinamica di lotta nei diversi settori di classe si presenta in ogni caso ancora articolata: segnata da cicli diversi di resistenza. In alcune categorie più combattive, come i Trasporti e la logistica, possono già esser mature le condizioni per giungere nell’immediato a uno sciopero nazionale. In altre iniziano ad affiorare significative resistenze ai rinnovo-bidone frutto della concertazione. In altre ancora, nonostante l’evidenza del disastro, prevale ancora la confusione e l’incapacità di sviluppare proteste di massa. Si tratta quindi di attraversare queste controtendenze, spingere per diffonderle e soprattutto cercare di farle convergere in una lotta generale e di massa.

È necessario anche contrastare l’attacco senza precedenti ai diritti e alle agibilità sindacali, che si innesta nel quadro oramai decennale di repressione, criminalizzazione e discriminazione del sindacalismo conflittuale e dei lavoratori combattivi. Come avvenuto al maxiprocesso contro centinaia di lavoratori della logistica e del settore alimentare per la vertenza Italpizza: per questo motivo l’assemblea aderisce alla manifestazione contro la repressione, contro i decreti sicurezza e per la difesa del diritto di sciopero indetta per il giorno 3 ottobre a Modena (in cui anche il Comitato 23 settembre, che raccoglie compagne di diverse organizzazioni e realtà di lotta, partecipa con un proprio spezzone di lavoratrici e donne delle classi sfruttate).

Nella tempesta della crisi economica e sanitaria, le donne lavoratrici e le donne senza privilegi sociali pagano il costo più alto. Un costo doppio: come lavoratrici e come donne. Per questo l’assemblea ritiene non più prorogabile lo sviluppo di un’iniziativa e di una campagna centrata sui diritti e sui bisogni delle donne: a) per il diritto al lavoro, contro la precarizzazione e le discriminazioni salariali e contrattuali; b) per il potenziamento del welfare, contro la logica della conciliazione tra lavoro domestico ed extra-domestico; c) per il diritto di aborto, alla contraccezione medicalmente assistita e all’autodeterminazione delle donne; d) per la piena regolarizzazione delle lavoratrici immigrate; e) contro il sessismo e la violenza domestica.

Nessuna ripresa delle mobilitazioni potrà avere reali possibilità di successo se non sarà capace di collegarsi al movimento di classe su scala internazionale e internazionalista: le lotte in corso negli Usa in risposta alle violenze poliziesche, suprematiste e razziste e ai brutali omicidi di questi mesi, i movimenti di opposizione alla devastazione ambientale prodotta dal capitalismo, che hanno animato e continuano ad animare milioni di giovani ai quattro angoli della terra, le lotte di resistenza e le vere e proprie sollevazioni contro gli effetti delle guerre di spartizione imperialistiche e contro le politiche dei regimi nazionali asserviti alle borghesie occidentali.

Alla luce di tutto ciò, l’assemblea del 27 settembre propone

  • di attraversare le diverse iniziative di lotta e di sciopero che dovessero svilupparsi nelle prossime settimane, anche costruendo percorsi di convergenza e unificazione con le mobilitazioni di disoccupati, gli strike contro la devastazione ambientali e per lo sviluppo delle reti di solidarietà;

  • di organizzare una giornata di iniziativa nazionale per il prossimo 24 ottobre, sviluppandola nei diversi territori e nelle diverse realtà attraverso l’iniziativa di assemblee e coordinamenti locali, che nasceranno sulla base dell’assemblea di oggi;

  • di dare continuità a questo percorso aperto e collettivo di convergenza tra diversi settori e soggettività di classe, ponendosi il problema di sviluppare entro la fine dell’anno un processo di generalizzazione delle lotte e quindi anche di sciopero generale, per contrastare l’offensiva padronale che ha un carattere generale sul fronte dei contratti, della scuola e della sanità come delle più generali politiche economiche del governo;

  • di lanciare un appello ai lavoratori e alle lavoratrici combattivi e agli organismi di lotta di tutta Europa per un’iniziativa comune a partire da tre temi principali: riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario per far fronte a licenziamenti e disoccupazione; uniformità degli ammortizzatori sociali elevando il trattamento economico; patrimoniale sulle grandi ricchezze; difesa strenua del diritto di sciopero e delle agibilità sindacali, eliminazione delle politiche europee di controllo sull’immigrazione.

Bologna, 27/09/2020