di Sinistra Anticapitalista Massa Carrara

Questo risultato elettorale è il riflesso di rapporti sociali che non ci piacciono, ma che non possiamo ignorare. Sarebbe un grave errore quello di individuarne le ragioni fondamentali nel voto utile o in altri fattori, pur importanti, come la presenza di liste civetta che tuttavia rientrano nell’ambito delle tattiche elettorali più o meno scorrette di cui è necessario tenere di conto.

Immersi nella costruzione della coalizione, nella preparazione e nello svolgimento della campagna elettorale ma in assenza di un protagonismo dei lavoratori e con un conflitto sociale a rade macchie di leopardo anche noi, seppur molto meno di tutti gli altri alleati, abbiamo ritenuto che il lusinghiero risultato del 2015 si fosse in larga parte sedimentato e che il lavoro del gruppo consiliare assieme ad una presenza diffusa sul territorio, un buon programma e una buona comunicazione, permettessero di ambire al superamento della soglia del 5%.

In un certo senso una riproposizione in altra veste di un’idea di Toscana felice che proprio noi di Sinistra Anticapitalista non abbiamo mai sposato; quasi che anche in questa regione non si dovessero avvertire i risultati di un lungo periodo di avanzamento del capitalismo che ha imposto a livello di grandi masse la logica del rifiuto della politica, dell’interesse immediato ed individuale. Non si è tenuto nel debito conto che la possibilità dell’azione collettiva per la difesa dei diritti, per la resistenza sociale, è scomparsa, per un’ampia maggioranza, dalla sfera del reale. Peraltro l’ azione collettiva non è riuscita ad innervarsi nella vita materiale della coalizione.

Nonostante questo va rilevato che il risultato elettorale di Toscana a Sinistra è, in ogni caso, di gran lunga superiore a quanto ottenuto dalla sinistra alternativa al PD da ormai diverso tempo, segno che il lavoro di questi anni non è stato inutile.

Se poi teniamo conto del risultato delle due “liste comuniste” e di quello delle due “liste ecologiste” che hanno scelto il campo del centro sinistra si evidenziano uno spazio politico di alternativa radicale pari a circa i 5% e uno spazio di alternativa programmatica di quasi il 10%, rilevabili da un esame dei risultati raggiunti in un contesto altamente sfavorevole per ragioni di mezzi e forze a disposizione e per una campagna condotta dal PD e dal suo candidato Giani facendo leva sulla paura e sulla disinformazione.

Ma non è questo il punto, sappiamo bene che questi ambiti non convergono facilmente, tanto meno a freddo; è necessaria la ricomposizione del fronte sociale attraverso pratiche comuni e coordinate, attraverso campagne unitarie come quella sulla sanità (https://change.org/riconquistiamo-salute/) che in Toscana invece è stata assolutamente trascurata, attraverso la ricerca e la pratica dell’unità dell’intero arco del sindacalismo di classe, rifuggendo dai condizionamenti delle direzioni confederali. In questo senso il patrimonio, le esperienze, la rete di relazioni di Toscana a Sinistra, a livello regionale e nei territori, possono ancora svolgere una funzione importante nel favorire un processo unitario dal basso a partire dalla unificazione delle lotte, dalla condivisione delle pratiche e dalla apertura di un confronto a tutto campo,con spirito critico e senza preclusioni di principio, sull’esperienza passata.