Il parlamento libanese ha approvato oggi pomeriggio lo stato di emergenza dichiarato lo scorso 5 agosto, il giorno dopo l’esplosione avvenuta in un magazzino nel porto di Beirut che ha provocato oltre 200 vittime, migliaia di feriti e decine di migliaia di sfollati.

L’assemblea e’ stata chiamata oggi a votare il provvedimento straordinario, otto giorni dopo la sua istituzione come previsto dall’ordinamento libanese, ed e’ stata accolta con 118 voti a favore e uno solo contrario.

Gli attivisti dei diritti umani temono che lo stato d’emergenza possa significare repressione. La misura infatti dispone pieni poteri per l’esercito su tutte le altre forze dell’ordine e facilita il pugno duro.

Intanto anche 8 parlamentari hanno rassegnato le dimissioni per prendere le distanze da un governo considerato responsabile del dramma.

Lo stato di emergenza conferisce poteri speciali alle forze armate, tra cui quelli di intervenire sulla liberta’ di stampa, riunione e stampa dei cittadini, oltre a permettere ai militari di arrestare chiunque sia ritenuto una minaccia per la sicurezza. Tutti i procedimenti giudiziari, inoltre, si svolgeranno presso i tribunali militari.

Numerose le critiche suscitate dal voto del parlamento. Il deputato Osama Saad, l’unico ad essersi opposto allo stato di emergenza, ha detto che il provvedimento costituisce un atto di “militarizzazione dello stato”.

La ong di avvocati locale Legal Agenda, sentita dall’emittente regionale Aljazeera, ha detto che lo stato di emergenza “serve solo per garantire alle forze di sicurezza il potere di controllare le strade il piu’ possibile e per fornire copertura legale a cose che sarebbe impossibile legittimare altrimenti”.

Lunedi’ scorso Hassan Diab ha presentato le sue dimissioni dalla carica di primo ministro, mettendo definitivamente fine al governo costituito a gennaio. Diab durante il suo annuncio ha definito l’esplosione di Beirut “la manifestazione di un sistema di corruzione endemica” nel Paese.